Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Presentato ieri al Ca' Foscari Short Film Festival l'omaggio a David Bowie curato da Michele Faggi. Per l'occasione è stato proiettato per la prima volta in Italia, "Reality, il film" diretto da Steven Lippman e interpretato da David Bowie, con i sottotitoli italiani curati dal Ca' Foscari Short Film Festival 

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Il Ca’ Foscari Short Film Festival ha presentato  durante la serata di ieri il programma speciale curato da Michele Faggi e dedicato a David Bowie. Per l’occasione è stato proiettato per la prima volta in Italia il film di 28 minuti diretto da Steven Lippmann nel duemilatre e  interpretato dallo stesso Bowie.  “Il film – ha detto Michele Faggi durante  la presentazione – fu realizzato in parallelo alla promozione di Reality, l’album che Bowie aveva appena pubblicato e che si apprestava a portare in tour”

“Perchè è importante e del tutto particolare la presentazione pubblica di questo film – ha aggiunto Michele Faggi  – Prima di tutto, perchè Reality, il film, rimane una delle cose legate alla carriera di David Bowie tra quelle che si sono viste meno. Fu commissionato a Steven Lippman, regista newyorchese di videoclip non convenzionali che aveva già lavorato con Laurie Anderson,  per volere di Bowie stesso e della produzione in concomitanza con la sperimentazione da parte di Emi e Sony Bmg su un nuovo supporto, il dual disc, commercializzato negli Stati Uniti a partire dal duemilaquattro e che consisteva in buona sostanza in un supporto doppia facciata che da un lato conteneva le informazioni audio di un cd normale, dall’altra tracce per contenuti DVD. Viene quindi commissionato un audiovisivo di 28 minuti per riempire il lato DVD della versione limitata di Reality dual disc, commercializzata solo negli USA”

“Considerate anche che il dual disc in Italia e in Europa –  ha detto Michele Faggi – per questioni legate alla violazione di un altro formato molto simile brevettato in quegli anni, il dvd plus, viene ritardata fino al duemilacinque. Reality il film viene quindi diffuso solamente negli USA, diffuso durante i concerti del tour, e ristampato nei due anni successivi sempre per il mercato americano fino a quando non esce completamente fuori dai cataloghi di distribuzione”
Reality il film, sicuramente, in termini di durata è una long form e non è la prima che coinvolge David Bowie, ha ricordato Michele Faggi, ” ricordiamo a questo proposito Jazzin’ for Blue Jean il cortometraggio narrativo realizzato da Julien Temple durante la promozione di Tonight nell’ 84. Un’altra meno nota è quella realizzata per promuovere il primo album dei Tin Machine, e che aggregava un sample di tutte le canzoni dell’album intersecando narrazione e un concerto simulato, sostanzialmente nella forma che viene spesso definita come EPK ovvero electronic press kit, un modo espanso e sinetetico allo stesso tempo per promuovere l’intera struttura di un album non limitandosi alla durata di un videoclip standard. Rispetto a queste due long form quella di Lippman rappresenta un unicum per svariati motivi. Lippman stesso, che ho intervistato di recente, ci tiene a precisare che Reality è un vero e proprio film e non si tratta di un Electronic press kit. Senza anticiparvi niente perchè sarebbe del tutto criminale farlo e ve ne accorgerete, il film di Lippman ha origine a partire da alcune canzoni di Reality, e da un’intervista che Lippman stesso scrive per Bowie e che poi disassembla secondo un principio casuale e decostruttivo. I brani di Reality coinvolti, più che creare una sintesi promozionale, determinano un percorso dalla luce all’ombra che in qualche modo attraversa tutta la carriera di Bowie. C’è un dato interessante per quanto riguarda la collaborazione tra Lippman e Bowie. in questo caso l’artista britannico non collabora in modo attivo scrivendo la sceneggiatura, qui del tutto assente, oppure disegnando bozzetti, storyboard, costumi, come ha sempre fatto durante la sua carriera, determinando in modo molto preciso il risultato di alcune clip, come per esempio quelle realizzate nella lunga collaborazione con David Mallet, tra cui il video di Ashes to Ashes rappresenta l’apice e la sintesi di questo modo di lavorare. Bowie, come galassia, ha attraversato moltissimi spazi creativi senza limitarsi ovviamente alla scrittura musicale, e lo ha fatto disseminando letteralmente percorsi paralleli che spesso aprono significati e narrazioni ulteriori rispetto a quelle per esempio contenute nelle liriche o nel concetto che animava questo o quell’album. Con Lippman Bowie non interviene, le idee sono tutte del regista newyorchese, ma ovviamente, Bowie, come succede per esempio anche nei film dove è semplicemente attore, diventa un attrattore ineludibile e quindi a sua volta autore di quelle immagini in modo indiretto. Per chi lo ha seguito, non sarà difficile trovare riferimenti molto precisi al suo universo creativo, ed alcuni, che in un modo combinatorio, casuale, sicuramente, assumono un significato suggestivo e inquietante. Come sapete forse, Reality fu l’ultimo album di Bowie prima di un ritiro dalle scene durato dieci anni, e vederlo adesso fa un certo effetto, non tanto per la suggestione emotiva, che ha forme e caratteristiche del tutto soggettive, ma per il modo in cui i numerosi testi, contesti, linguaggi sollecitati da Bowie continuino a generare significato indipendentemente dalla centralità di un autore”

Il Ca’ Foscari Short Film Festival per l’occasione ha sottotitolato in italiano il film di Lippman svolgendo un ottimo lavoro, considerata anche la difficoltà di “Reality, il film” grazie a Davide Giurlando e al team di ragazzi che lo segue, e che hanno curato i sottotitoli di quasi tutti i corti presentati al festival.

La prima intervista pubblicata in Italia a Steven Lippman e dedicata alla sua collaborazione con David Bowie per “Reality, il film” è stata realizzata da Michele Faggi e si può leggere su indie-eye da questa parte.