giovedì, Ottobre 1, 2020

Cold in July di Jim Mickle – Torino Film Festival 32, After Hours: la recensione

Quello di Jim Mickle è un film fedelissimo fino all’ultima virgola al romanzo di Joe R Lansdale. Un romanzo che, d’altronde, contiene già in nuce un ritmo di forte ascendenza cinematografica. Niente di più appropriato per una storia che si sviluppa al ritmo più cupo del noir e che si rivela, in un colpo di scena finale, come una riflessione sulla violenza e il perverso piacere sessuale correlato alla visione.

Un padre di famiglia uccide per sbaglio un ladro nel suo salotto. Il senso di colpa lo spinge ad indagare sull’identità del ladro, fino a far affiorare i più turpi meccanismi di un sistema di giustizia e di tutto quel mercato di videocassette dai contenuti perversi. A porre fine allo scempio saranno tre personaggi completamente differenti tra di loro ma accomunati dagli  stessi valori, in una società orami corrotta alla radice.

È una trama cadenzata da continui stravolgimenti, rivelazioni improvvise e risvolti comici e tragici. L’estremo Texas si tinge nuovamente di rosso e fa da sfondo alle scelleratezze di un’umanità alla deriva, privata di empatia e di senso morale. In un contesto del genere, il protagonista stona enormemente, preso dai rimorsi morali e alla ricerca di una rivalsa, una redenzione che lo porti dall’iniziale quesito “Non so chi ho ucciso” alla conclusiva affermazione “So bene chi uccido e perché lo faccio”.

Il romanzo, edito in italia con il titolo di Freddo a Luglio funge da perfetto supporto per la caratterizzazione dei protagonisti. Un Don Johnson, in particolare, che coglie a pieno l’essenza del suo personaggio e che sembra perfettamente cucitogli addosso dal duo sartoriale Mickle/Lansdale.

Ambientata nel 1989, la storia si fa anche canale di riflessione sulla piega degenere che la dipendenza dal video e dal sesso incomincia a prendere. La nascita e diffusione dello snuff movie si incrocia con un sistema di protezione testimoni che tollera e resta indifferente ad un mercato di prostituzione minorile e violenza. Ma lì nel vecchio sud sembrano ancora sopravvivere i valori, anche se a fatica, e il dubbio morale che porterà un padre a scegliere se uccidere il proprio figlio o permettere che continui a fare del male sarà facilmente risolto, nel solito, rude modo texano: “Cosa fai se il tuo cane ti si ritorce contro? O lo incateni o lo ammazzi. E io mio figlio non posso incatenarlo”.

Andrea Schiavone
Andrea Schiavone
Andrea Schiavone, appassionato di cinema ha deciso di intraprendere studi universitari in ambito cinematografico. Laureatosi in Arti e Scienze dello Spettacolo alla Sapienza di Roma ed attualmente studente magistrale in Cinema, Televisione e New Media alla IULM di Milano.

ARTICOLI SIMILI

INDIE-EYE SU YOUTUBE

Advertisment

FESTIVAL

Glocal Film Festival: call aperte

Come da tradizione, il lancio dei bandi delle sezioni competitive Panoramica Doc e Spazio Piemonte per la 20a edizione del Glocal Film Festival, che si terrà dall’11 al 15 marzo 2021 al Cinema Massimo-MNC, si sposa con una serata dal respiro internazionale: la tappa torinese del Manhattan Short Film Festival.

CinemAmbiente: l’anteprima di Rebuilding Paradise di Ron Howard

Spostato a causa dell’emergenza sanitaria dal tradizionale periodo tardo-primaverile a quello autunnale, il Festival, organizzato dal Museo Nazionale del Cinema e diretto da Gaetano Capizzi, si svolgerà a Torino dal 1° al 4 ottobre

Careless Crime di Shahram Mokri: recensione

Dopo due film tanto simili sembrava che Mokri avesse trovato il proprio personalissimo sistema di fare cinema e che fosse intenzionato a portarlo ancora avanti. Careless Crime però è diverso, ma allontanandosene ricorre alla riflessione sul tempo e lo spazio per trasformarsi in una dichiarazione d’intenti. La recensione di Careless Crime

Ca’ Foscari Short Film Festival 2020: Un festival diffuso

Dario Argento, Pino Donaggio, Lorenzo Mattotti gli ospiti speciali del Ca' Foscari Short. Festival "diffuso" tra location fisiche e web

The Flood Won’t Come di Marat Sargsyan: recensione

The Flood Won't Come, una decostruzione dell'aura sacrale che circonda l'odore della guerra. Visto alla SIC di Venezia 77, la recensione

ECONTENT AWARD 2015