Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Ken Loach porta a Cannes la storia di Jimmy Gralton, che negli anni '30 scandalizzò i bigotti irlandesi con la furia del dancehall 

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L’ultimo film narrativo per Ken Loach? Il regista di Nuneaton lo aveva dichiarato pochi mesi fa e ha poi corretto il tiro in conferenza stampa a Cannes 2014 “l’ho detto troppo prematuramente e in un momento di grande pressione mentre appunto lavoravo a Jimmy’s Hall. In fondo è dura abbandonare”

Ken Loach ha un lungo rapporto con il festival di Cannes, questo risale al 1969 con “Kes” ed è arrivato al massimo riconoscimento otto anni fa con la Palma D’oro per “Il vento che accarezza l’erba”, Jimmy’s Hall ha un background simile a quel film e racconta dell’unico cittadino Irlandese ad esser stato deportato dal suo paese senza un regolare processo. Jimmy Gralton (interpretato da Barry Ward) attivista Comunista, importò la furia del Dancehall nell’Irlanda del 1932, scandalizzando i bigotti per quello che in realtà il ballo poteva portare alla classe operaia, anche in termini di speranze quotidiane. Un uomo attraversato da un profondo idealismo che vive in uno dei momenti più oscuri e repressivi della storia Irlandese.

“La sala da ballo” ha dichiarato Loach “è un elemento chiave, è stata completamente ricostruita e poi l’abbiamo dovuta distruggere, perchè storicamente fu incendiata. È un luogo dove le persone possono esprimersi in modo chiaro e onesto, Jimmy in questo senso cerca di supportare le persone povere. È un nido sicuro che rappresenta la libertà della coscienza”

A chi gli chiedeva dove quindi avrebbe collocato il suo nuovo film, rispetto agli altri scritti insieme a Paul Laverty, Loach ha risposto che mentre “il vento che accarezza l’erba” parlava di un momento importante per l’indipendenza irlandese “questo racconta una storia più piccola, che avviene dieci anni dopo, tratta quindi pochi eventi ma che indicano come la società si è sviluppata nel frattempo. Alcuni aspetti come gli interessi del potere e quelli della chiesa rimangono e si assestano in un modello di società oppressiva, in questo senso è un corollario de “il vento…”

E sulla situazione Irlandese odierna anche in relazione al personaggio di Jimmy, Loach ha detto che non è molto diversa da quella di altri paesi Europei “Siamo tutti imprigionati dalle conseguenze del neo-liberismo, e se Jimmy fosse vivo oggi, attaccherebbe i potere dei grandi interessi e le multinazionali che controllano tutto. La rivolta dovrebbe partire da qui, e penso che Jimmy ne farebbe parte. C’è un sottile filo che collega le due epoche, e risiede nella gioia di vivere dei giovani in questa parte d’Irlanda; c’è una brama di vivere che spero di aver reso bene con questo film”

Paul Laverty ha rafforzato il concetto dicendo che ci sono molte persone come Gralton, “persone che cercano di stabilire una connessione tra uomini e donne, e questo film è un tributo alle persone comuni che respirano la vita all’interno del loro paese”

Al contrario, per poter rendere al meglio il personaggio del prete che attacca Jimmy con una spietata forma dogmatica sia Laverty che Loach hanno parlato della necessità di rendere quella solida rigidità che odiava il Jazz e tutti i suoi derivati, come una strada sicura per l’inferno “la ferocia della chiesa di quegli anni” ha detto il regista Britannico “non dovrebbe essere assolutamente dimenticata”

Nel 1930 i preti “avevano una sorta di magica influenza nei villaggi inglesi” ha detto Laverty “c’era qualcosa di assolutamente perverso nell’aria”

Ken Loach
Jimmy's hall
GB, Irlanda, Francia - 2014

Con Barry Ward, Simone Kirby, Andrew Scott, Jim Norton, Brian F. O'Byrne

 

Rachele Pollastrini

Rachele Pollastrini

Rachele Pollastrini è curatrice della sezione corti per il Lucca Film Festival. Scrive di Cinema e Musica