giovedì, Ottobre 1, 2020

Krigen (Guerra) di Tobias Lindholm a Venezia 72 – La conferenza stampa

Krigen (Guerra) di Tobias Lindholm – Danimarca, 115’ Pilou Asbæk, Tuva Novotny

Krigen (guerra) di Tobias Lindholm, racconta la storia del comandante di compagnia Claus Michael Pederson e della sua truppa impegnata nella guerra afgana. Mentre Claus combatte in una oscura provincia dell’Afghanistan, la moglie è impegnata nella difficile routine familiare, con tre figli che sentono la mancanza del padre. Pederson e i suoi uomini finiscono, durante una missione, sotto attacco della guerriglia talebana. Per salvare i propri uomini Claus sarà costretto a fare una scelta che avrà conseguenze su di lui e sulla sua famiglia.

Risponde Tobias Lindholm regista di Krigen (guerra) in conferenza stampa a Venzia 72

Ha usato veri soldati per il film sia soldati danesi, perchè questa scelta?

Avevo l’ambizione – racconta il regista di Krigen (a war) Tobias Lindholm – di girare un film molto realistico, per questo ho scelto di far recitare dei soldati veri.
Volevo raccontare la vita e la storia di soldati nel modo più veritiero possibile, per questo ho preferito far recitare soldati veri piuttosto che attori di professione.

Dove è girato Krigen (a war)?

Ho scelto di girare il film in Turchia. Per due motivi:

  • abbiamo trovato una zona molto simile alla provincia afgana dove erano realmente impegnate le truppe danesi
  • inoltre la Turchia ospita molti rifugiati afagani che abbiamo fatto recitare nel film. Non sono guerriglieri, ma persone che hanno subito sulla loro pelle la durezza della guerra.

Sembra cinico dirlo ma non ho prestato molta attenzione alle emozioni dei nostri personaggi, volevo fare un film veritiero. Non volevo fare un film sulle emozioni dei protagonisti. Anche se naturalmente ci sono stati momenti, nelle riprese, molto toccanti. Per molti rifugiati, ma anche per i soldati danesi, fare questo film è stato quasi come fare una sorta di terapia di gruppo, per elaborare la durezza della guerra.

Krigen descrive uno scenario potenzialmente universale, perchè ha scelto di raccontare proprio la guerra afagana?

Nel 2002 la Danimarca è diventata una nazione belligerante nei conflitti di Iraq ed Afghanistan.
Per la Danimarca, nazione tradizionalmente pacifista, partecipare ad una guerra è stata una esperienza nuova che ha destato un grande impatto nel paese. Come regista, continua Tobias Lindholm in conferenza stampa a Venezia 2015, mi piace raccontare il mondo che mi circonda, trovare delle storie vere.

Voglio girare il mondo per raccontarlo e la guerra afgana era un conflitto che valeva la pena raccontare anche per l’impatto che ha avuto sulla società danese.

Nel film sembra che i soldati ricevano un compito molto difficile da realizzare, quasi impossibile, portare la democrazia. Voleva dare un giudizio politico sulle scelte politiche della Danimarca?

Non c’è un commento politico nel mio film.

Sarebbe facile esprimere un punto di vista politico su quanto è avvenuto. Ma quello che mi interessava mostrare era la complessità del conflitto in Afghanistan, per esempio affrontando la questione delle regole di ingaggio assegnate alle truppe danesi.

Volevo raccontare la complessità e la difficoltà di operare determinate scelte da parte delle persone. Penso che oggi il mondo dell’informazione tramite i social network semplifichi troppo le notizie ed i fatti, che invece sono molto complessi ed a volte è difficile ridurli ai binomi vero/falso, bene/male, giusto/sbagliato.

Negli ultimi anni i film di guerra hanno ottenuto molto successo, cosa si aspetta da questo film.

Credo che sia logico che quello che accade nel mondo intorno a noi abbia effetti sulle espressioni artistiche.

Il mondo è pieno di guerre e di rifugiati e questi avvenimenti sono oramai diventati parte delle nostre vite quotidiane.

La mia umile ambizione è quella di dare il via ad una conversazione su quello che accade nel mondo, ma senza dare necessariamente punti di vista politici.

In Krigen (guerra), abbiamo mostrato quello che avveniva in un paese democratico come la Danimarca e in un paese terrorizzato e devastato dalla guerra come l’Afghanistan, dove le persone muoiono ogni giorno.

Spero che il pubblico vedendo questo film, possa avere un punto di vista più sfumato su quello che avviene in quei luoghi senza necessariamente dare spiegazioni semplicistiche sui fatti.

Ho trovato interessante che nel film i fronti della guerra sembrano tanti: il fronte afgano, ma anche il “fronte” che deve affrontare la moglie nel quotidiano e nella seconda parte del film il conflitto in tribunale, dove il soldato deve far fronte alle accuse che gli sono mosse.

Sicuramente sono tutti aspetti che volevo affrontare.

L’ufficiale aveva paura di essere processato per la complessità delle regole di ingaggio, volevo toccare tre aspetti: la vita privata come marito e come padre di famiglia; la vita professionale come soldato ed infine l’obbligo di rispettare le regole e le leggi come cittadino.

Volevo restituire la complessità del personaggio.

 

 

 

Marco Pini
Marco Pini
Marco Pini si occupa di Web marketing, sviluppo web e web 2.0 da più di un decennio

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