mercoledì, Agosto 12, 2020

Las analfabetas di Moisés Sepúlveda a Venezia 70: la scuola dei sentimenti

Ambientato in un appartamento, il primo lungometraggio del cileno Moisés Sepúlveda è un’adattamento dell’omonima piece teatrale scritta da Pablo Paredes, collaboratore alla sceneggiatura del film insieme allo stesso Sepúlveda, grande successo in cile, grazie anche alla performance delle due attrici nuovamente coinvolte nella versione cinematrografica, la giovane Valentina Muhr e Paulina Garcia, orso d’argento a Berlino come migliore attrice per la sua interpretazione in Gloria di Sebastian Lelio di cui è possibile leggere, qui su indie-eye, una recensione, e un focus di approfondimento su tutto il cinema del regista Cileno.

Ximena (Garcia) riceve la visita inaspettata di Jackeline, una giovanissima ragazza che si propone di sostituire la madre in un compito abituale; leggerle le notizie dei quotidiani, a lei che è analfabeta. Dopo un’iniziale rifiuto della donna, tra le due ha inizio una difficile relazione, Jackeline è un’insegnante precaria e nel tentativo di offrire uno strumento importante a Ximena, in qualche modo cerca di risolvere la sua impotenza sul piano didattico, causata da un sistema che non è in grado di trovarle lavoro, in fondo un’analfabetismo di regime molto più grave; dall’altra, Ximena non tollera la parola “analfabeta” e ha sempre cercato di nascondere questa sua difficoltà come se fosse un vero e proprio handicap.

Abbandonata dal padre, Ximena ha conservato per anni una sua lettera, senza mai poterla leggere e senza sfruttare la possibilità di farsela leggere; sarà su questo piccolo manoscritto che la relazione tra le due donne prenderà una direzione diversa, più dinamica e viva; il ruolo insegnante-allieva si confonderà presto, in una gestione dei propri sentimenti personali che svelerà una forma diversa, ma altrettanto pervasiva, di “analfabetismo”.

Intorno a questi sottili slittamenti di senso Moisés Sepúlveda lavora su uno spazio già dato per chiuso, soffermandosi sugli oggetti della casa, su alcune inquadrature che nell’evidenziare piccole barriere architettoniche (un tavolo, la cucina, un cancello) raccontano la difficoltà relazionale dei due personaggi. Il tentativo è quello di affrontare uno spazio intimo con un formato cinematografico più ampio (l’uso delle lenti anamorfiche e del formato widescreen, per esempio) cercando di spezzare l’organizzazione teatrale di un testo basato sul valore della parola, sul suo suono.

Mentre la musica tra Jazz e post-rock di Cristobal Carvajal cerca di accarezzare le immagini con un mood di avvolgente intimità, in quella che è sicuramente la sequenza più importante, legata al disvelamento del contenuto della lettera, si avverte il senso di un racconto che da intimo diventa storico, qualcosa che parte dal confronto emotivamente più forte tra Ximena e Jackeline e arriva appunto alla storia delle proprie radici, non solo quelle personali ma di un’intera comunità.

Las analfabetas è un piccolo film da camera che riesce a non cadere nella trappola di una facile teatralizzazione del racconto, spezzando la bidimensionalità dello spazio con una vicinanza molto forte alla performance delle due attrici, così da restituirci un’emotività tutta cinematografica legata ai volti, ai gesti e alla passione di due interpreti formidabili.

Valentina Muhr, Paulina Garcia e Moisés Sepúlveda

l’incontro con il pubblico | Venezia 70 – Settimana della critica, la foto galleria di Alessandro Allori

Alessandro Allori
Alessandro Allori
Dal 2003, anno della sua Laurea in Scienze Politiche Alessandro Allori si è dedicato dedicato al campo della comunicazione, del marketing e del giornalismo. Ha collaborato con numerosi settimanali e si occupa di maketing e contenuti redazionali per alcune agenzie di comunicazione.

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