Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Il film dell’esordiente de Chauveron approda in Italia dopo il successo in terra francese: il tema dell’integrazione tra culture diverse affrontato con un registro che punta prima di tutto all’intrattenimento 

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Chi l’avrebbe mai detto, fino a qualche anno fa. I francesi ci hanno ormai superato nella produzione di commedie cinematografiche. Non è un fenomeno passeggero, destinato a durare solo qualche annata: gli incassi al botteghino dimostrano il successo anche oltre i confini gallici di questo nuovo tipo di commedia popolare, attenta alla contemporaneità, basata su situazioni concrete e quotidiane. E così dopo Giù al nord, dopo Il mio miglior amico, dopo Le donne del 6° piano, un’altra commedia “alla francese”, Non sposate le mie figlie! del regista esordiente Philippe de Chauveron sbarca nelle nostre sale accompagnato dai clamori di un sorprendente successo in patria.

Sgomberiamo ogni possibilità di malinteso: sono ben pochi i punti di contatto tra la gloriosa e ormai rara commedia all’italiana e la nascente commedia alla francese. Uno di questi è senza dubbio il tentativo di far ridere affrontando temi attuali, in certi casi scottanti, che fanno parte della nostra vita quotidiana. Non sposate le mie figlie! (cose c’entra il titolo italiano con l’originale Qu’est ce-qu’on a fait au bon Dieu?) non si sottrae a questa regola: una coppia felicemente sposata, appartenete alla borghesia benestante francese, ligia alle convenzioni e alle tradizioni religiose, ha quattro figlie: le prime tre sono sposate rispettivamente con un ebreo, un arabo e un asiatico (tutti e tre uomini ricchi e di successo, niente di preoccupante o di socialmente pericoloso…), per la quarta i genitori vorrebbero un marito francese e cattolico, simile ai loro costumi e al loro modo di pensare. In realtà la figlia minore sta per convolare a nozze con un attore emergente che è cristiano, sì, ma di origini ivoriane e con un padre ingombrante, un ex militare che non ha dimenticato la colonizzazione dell’Africa.

Nell’inevitabile conflitto tra i due consuoceri si innesta la trama di una storia che vuole divertire sfiorando il problema dell’integrazione e della società multietnica: temi difficili, terribilmente odierni che, nel solco di una produzione cinematografica che punta all’intrattenimento senza indagare più di tanto la radice del problema, finiscono per perdere di spessore. Giusto così, potrebbe sostenere qualcuno, visto il contenitore orientato al ludico: ma l’opera prima di de Chauveron appare incompleta, soprattutto se paragonata ai predecessori già citati: manca infatti quel coraggio che finisce annacquato in uno scontato sentimentalismo capace di appianare le diversità (o piuttosto di lasciarle irrisolte in nome del “volemosi bene”).

Alla fine il regista riesce nell’impresa non tanto scontata di tenere la barca sulla linea di galleggiamento. Non aspettatevi un film da ricordare, perché se l’obiettivo era quello di aprire una riflessione sul problema dell’immigrazione e sulla convivenza tra culture diverse (in realtà non lo era…), il film non funziona. Ma se ci si concentra sul puro intrattenimento, sull’evasione scaturita da una comicità a tratti raffinata, giocata sulle incomprensioni e sui fitti dialoghi, allora Non sposate le mie figlie! è un prodotto medio di piacevole fruizione. Che potrebbe trovare un buon alleato nel nostro pubblico orfano della migliore tradizione della commedia all’italiana. Quella graffiante, quella efficace, quella scomoda. Quella che vive nei ricordi delle immagini in bianco e nero.

Michele Nardini

Philippe de Chauveron
Non sposate le mie figlie
Francia - 2014

Con Chantal Lauby, Christian Clavier, Ary Abittan, Medi Sadoun, Frédéric Chau
Durata 95 min
Titolo originale Qu'est ce-qu'on a fait au bon Dieu?