martedì, Settembre 29, 2020

The Rover di David Michod – Torino Film Festival, Festa Mobile: la recensione

Dopo il recente These Final Hours di Zak Hilditch, gli sconfinati e brulli territori australiani si fanno nuovamente teatro di uno scenario apocalittico. È una location polverosa quella di The Rover, oppressa dal caldo asfissiante che fa sudare la pelle grassa di volti bruciati dal sole e segnati dal dolore e dalla sete. Una location che sembra ispirare inconsciamente storie di vite consumate, umanità bruciate, ridotte all’osso, aride e spaccate come canyon prosciugati. Un’iconografia quindi che rimanda inevitabilmente al genere western.

Il film di David Michod si può infatti definire un neo-western apocalittico e intimista, dove universale e particolare si incontrano e coincidono in questi luoghi desertici. Ma la terra da raggiungere e conquistare questa volta non è quella dell’ovest selvaggio, ma un territorio interiore, la propria umanità ormai persa, da riacquistare o seppellire per sempre nella sabbia pietrosa del deserto australiano.

Come già in Animal Kingdom, Michod esplora e racconta la violenza in modo minimale e tensivo, la si percepisce nella sua costanza, onnipresente, invadente come il caldo e come la luce accecante che si abbatte sugli spazi di un’umanità destinata al fatale regresso: violenza sottesa, tangibile in quella base musicale stridula e piatta. Paesaggi che si fanno primordiali, affascinanti e terribili al contempo, ormai non più domabili dalla mano prepotente dell’uomo.

In uno sviluppo narrativo on the road, le uniche colonie della civiltà sopravvissute alla catastrofe, in cui si imbattono i due protagonisti, sono luoghi corrotti in cui si consuma ogni sorta di perversione, città fantasma e angosciose che solo certi film western de-generi all’italiana hanno saputo rappresentare: Matalo! (Canevari), Se sei vivo spara (Questi), I quattro dell’apocalisse (Fulci).

Il solitario ed enigmatico Eric (Guy Pearce) e il giovane e ingenuo Rey (Robert Pattinson) iniziano il loro viaggio l’uno alla ricerca della sua automobile rubata e l’altro alla ricerca del fratello. È l’incontro tra una personalità disillusa e ormai priva di emozioni con l’ultimo superstite di un’umanità che ancora crede in Dio e nell’amore disinteressato e fraterno. La personalità più forte finirà con l’influenzare quella più debole, spingendola ad un atto estremo proprio mentre, incredibilmente, sembra germogliare nuovamente un sentimento genuino nell’animo indurito di Eric. Ma ogni speranza è vana, non sembra esserci via di fuga in questo mondo ormai alla deriva. Il film si chiuderà con la definitiva rivelazione ed il seppellimento dell’ultimo sentimento d’amore, in un’immagine dallo struggente valore simbolico. È la corruzione estrema, la definitiva morte della speranza, dell’amore, di Dio. Film potente e innovativo che consacra Michod tra gli autori più interessanti dell’attuale panorama cinematografico.

Andrea Schiavone
Andrea Schiavone
Andrea Schiavone, appassionato di cinema ha deciso di intraprendere studi universitari in ambito cinematografico. Laureatosi in Arti e Scienze dello Spettacolo alla Sapienza di Roma ed attualmente studente magistrale in Cinema, Televisione e New Media alla IULM di Milano.

ARTICOLI SIMILI

INDIE-EYE SU YOUTUBE

Advertisment

FESTIVAL

Glocal Film Festival: call aperte

Come da tradizione, il lancio dei bandi delle sezioni competitive Panoramica Doc e Spazio Piemonte per la 20a edizione del Glocal Film Festival, che si terrà dall’11 al 15 marzo 2021 al Cinema Massimo-MNC, si sposa con una serata dal respiro internazionale: la tappa torinese del Manhattan Short Film Festival.

CinemAmbiente: l’anteprima di Rebuilding Paradise di Ron Howard

Spostato a causa dell’emergenza sanitaria dal tradizionale periodo tardo-primaverile a quello autunnale, il Festival, organizzato dal Museo Nazionale del Cinema e diretto da Gaetano Capizzi, si svolgerà a Torino dal 1° al 4 ottobre

Careless Crime di Shahram Mokri: recensione

Dopo due film tanto simili sembrava che Mokri avesse trovato il proprio personalissimo sistema di fare cinema e che fosse intenzionato a portarlo ancora avanti. Careless Crime però è diverso, ma allontanandosene ricorre alla riflessione sul tempo e lo spazio per trasformarsi in una dichiarazione d’intenti. La recensione di Careless Crime

Ca’ Foscari Short Film Festival 2020: Un festival diffuso

Dario Argento, Pino Donaggio, Lorenzo Mattotti gli ospiti speciali del Ca' Foscari Short. Festival "diffuso" tra location fisiche e web

The Flood Won’t Come di Marat Sargsyan: recensione

The Flood Won't Come, una decostruzione dell'aura sacrale che circonda l'odore della guerra. Visto alla SIC di Venezia 77, la recensione

ECONTENT AWARD 2015