martedì, Settembre 29, 2020

Three Windows and a Hanging di Isa Qosja al Balkan Florence Express: la recensione

Si riconosce il tocco fotografico di Gökhan Tiryaki nelle immagini di Three Windows and a Hanging, il nuovo film del montenegrino Isa Qosja, perchè il direttore della fotografia di Nuri Bilge Ceylan trasforma un villaggio del Kosovo in un minaccioso paesaggio western, luogo che Qosja attraversa facendo convergere la storia intima e politica di un paese con alcune istanze del cinema di genere, quello legato ai principi della vendetta.

Quando un giornale locale parlerà di quattro donne stuprate durante gli ultimi anni del conflitto, riportando la voce di una vittima anonima, i vecchi del villaggio, pur non conoscendo la fonte di quelle informazioni che ripercorrono la pratica dello stupro sistematico come arma di guerra utilizzata dai Serbi, sospetteranno di Lushe (Irena Cahani), una maestra fuori dal coro, che vive in modo solitario insieme al figlio.

Sarà l’inizio di una campagna intimidatoria contro la donna, guidata dall’ostile Uka (Luan Jaha) preoccupato di conservare l’onore e il potere patriarcale invece di sostenere la ricerca della verità sugli orribili crimini di guerra avvenuti nella sua terra.

La negazione e la cancellazione degli eventi è una seconda violenza per Lushe e consente a Qosja di analizzare a fondo le radici culturali di un paese con l’incedere di un racconto popolare nerissimo, contaminato di tanto in tanto da un umorismo folkorico che ne mitiga il pessimismo di fondo.

Alla disamina impietosa dei rituali culturali che evidenziano una flagrante discriminazione di genere, eccedente, rispetto alle responsabilità del conflitto, Qosja contrappone alcune possibili vie di fuga radicate nel feroce rifiuto da parte di Lusha di interpretare per sempre la parte della vittima; come un’eco oppure un virus benefico, la figlia di Uka, violerà le imposizioni del padre, fuggendo con il suo fidanzato e mettendo in discussione la centralità del padre.

Three Windows and a Hanging, oltre ad aver ottenuto una serie di premi, tra il festival di Sarajevo, quelli di Thessaloniki e di Cottbus, è candidato per il Kossovo come miglior film straniero ai prossimi Oscar e viene presentato in anteprima per l’italia al Balkan Florence Express. Isa Qosja torna alla regia a nove anni di distanza dal precedente Kukumi, commedia nera che a sua volta indagava i danni morali e psicologici del dopo conflitto.

Redazione IE Cinema
Redazione IE Cinema
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