Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Austero e improvvisamente inquietante, l'esordio nel lungometraggio di Ruairi Robinson è un'esplosivo horror fantascientifico tra la classicità cronometrica di Don Siegel e l'influenza dei B-Movies 

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Dopo una lunga e feconda produzione di cortometraggi, Ruairi Robinson approda al lungometraggio, e The last days on Mars è il suo primo riuscitissimo lavoro, chiaramente ispirato da un racconto di Sydney J. Bounds “The Animators”.

Robinson dà comprova del suo spiccato gusto estetico e della capacità di seguire il modello paranoide degli ultracorpi siegheliani, un contesto fantascientifico classico con inaspettate derive horror. «È un film che inizia in modo austero e imponente per poi degenerare, camera a mano, nel panico. C’è un cambio nel tono estetico del film che combacia con il percorso compiuto dai personaggi», dice il regista.

È infatti un tracollo improvviso, un affondo nell’orrore e nell’incubo, in cui il paesaggio desertico si anima di morte. La scoperta di un batterio fossile durante un rilievo negli ultimi giorni di permanenza sul pianeta rosso scatenerà un’epidemia tra l’esigua squadra di scienziati. Lo scopo sarà non permettere che il contagio raggiunga la Terra.

L’atmosfera evolve, gli imprevisti si susseguono e la caduta nel baratro delirante diventa sempre più ripida. Il ritmo incalzante destabilizza la percezione, del protagonista come dello spettatore, in una visione allucinata del mondo alieno.

Sembra una continuazione ideale sulla scia di altri film incentrati sul pianeta misterioso, proprio a partire dalla Mission to Mars di Brian De Palma, con un’umanità all’avanscoperta dei territori aridi ma che nascondono un’energia ben più prodigiosa. Robinson invece ci mostra una definitiva conquista del pianeta, una colonia che ancora indaga il territorio alla ricerca di forme di vita. Ma questa indagine così profonda e ostinata porterà a galla un’invisibile entità assopita, incontrollabile e misteriosa.

È una fatale punizione per essersi spinti oltre i limiti, oltre i confini precostituiti alla ricerca di vite altre. Certi misteri è forse meglio che rimangano tali, sembra volerci dire Robinson, o il tracollo nel gorgo infernale e la trasmutazione sarà inevitabile.

Per ambientazioni, atmosfere e tematiche The last days on Mars si delinea come un miscuglio di influenze, da Sergio Leone a Paul Greengrass passando per Michael Mann. Ma l’ispirazione più evidente proviene da un cinema più marginale, quello delle produzioni B-movie, ma che sicuramente ha attecchito e si è radicato molto più in profondità nella mente di Robinson, proprio come un virus da un altro pianeta.

Ruairi Robinson
The last days on Mars
GB - 2013

Con Liev Schreiber, Romola Garai, Elias Koteas, Olivia Williams, Johnny Harris

 

Andrea Schiavone

Andrea Schiavone

Andrea Schiavone, appassionato di cinema ha deciso di intraprendere studi universitari in ambito cinematografico. Laureatosi in Arti e Scienze dello Spettacolo alla Sapienza di Roma ed attualmente studente magistrale in Cinema, Televisione e New Media alla IULM di Milano.