Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Agosto 20th, 2009
Grotesque di Koji Shirashi censurato dal BBFC

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grotesque-4digital-asiaIl Britain film Board Censorship ha vibrato la scure sul collo di Grotesque, uno dei film più recenti di Koji Shirashi, regista giapponese non troppo noto in Italia ma attivo sin dal 2004 e passato per alcuni festival nazionali, tra cui il Torino film festival dove ha presentato il sottovalutato Noroi. Shirashi non è nuovo nel riutilizzo di materiale popolare; senza nessun pudore o paura di tipo estetico nello sporcarsi con il già visto, trasforma in termini quasi ritualistici la globalizzazione di certo immaginario horror. Con Grotesque ci è andato giù duro e il principale organo di controllo della morale Britannica si è deciso per una scelta che viene considerata un po’ ovunque come “rara”. Il certificato per i minori di 18 anni non era sufficiente, tanto da spingere la commissione ad un divieto totale che include non solo la diffusione del film nelle sale ma anche la distribuzione DVD/video in tutta l’inghilterra, da questo momento in poi considerata illegale e quindi perseguibile secondo le clausole inserite nell’Obscene Publications Act. Il film sarebbe dovuto uscire sul mercato inglese per la 4 Digital Asia, la stessa casa di produzione che ha diffuso film come Tokyo Gore Police. David Cooke, che è il responsabile del BBFC ha dichiarato che “diversamente da altri torture porn come quelli realizzati sul modello di Saw e Hostel, Grotesque riduce a zero la struttura narrativa e lo sviluppo dei personaggi immergendo lo spettatore in uno scenario allucinante di umiliazione, brutalità e sadismo, una materia che non poteva essere affrontata con nessun tipo di taglio e che non ci ha permesso di affidare al film nessun tipo di classificazione”

E’ un tema interessante per vari motivi, il primo dei quali è il livello di non censurabilità oltre il quale non è possibile operare per un organismo preposto, perchè è un livello che coincide con un’alta potenzialità visionaria, non sorprende quindi che i parametri siano quelli del “contenuto”; questo è assente secondo il BBFC, l’orrore è ricondotto al puro sguardo e ancora una volta un oggetto, un elettrodomestico o un’arte che dovrebbe tendere al visibile viene accecata, un percorso che in un certo senso include anche il bellissimo Martyrs e esclude ovviamente trovate vintage come Antichrist, dove il dialogo fittizio tra Von Trier e la censura è un dispositivo creato ad arte che si inceppa prima ancora di decollare; allo stesso tempo sappiamo bene che la censura non spinge più in modo fecondo verso la visione, o la conservazione privata di copie unrated, sogno perverso di Otaku a corto di metodologia critica, atterriti dalla diffusione di massa del cinema una volta “raro”. Nella totale mancanza di influenza concreta della censura nella società dell’immagine contemporanea si diceva, questa prova a riacquisire forza e presenza decretando l’invisibilità di un prodotto come unico gesto possibile, tanto da spingere, come una volta ma con mezzi diversi, verso la fruizione più naturale per un film come  Grotesque, facilmente reperibile in rete e attraverso mercati paralleli a quello Britannico, forum di scambio e così via, una sentenza ridicola quella del BBFC per niente efficace anche in termini di fisiologia del mercato e che decreta una visibilità maggiore per il film di Shirashi; la rete, lo sappiamo benissimo, è un’e-store globale facilmente accessibile. Su Grotesque e altre torture torneremo molto presto; di seguito il trailer ufficiale del film sconsigliato ai deboli di mente e dedicato ai forti di cuore o viceversa.

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