venerdì, Febbraio 23, 2024

All is Lost – Tutto è Perduto di J. C. Chandor : la strenua resistenza di Redford contro l’indifferenza della natura

Un uomo anziano naviga in solitaria per L’Oceano Indiano su una piccola barca a vela. Una notte il suo scafo viene trafitto dallo spigolo di un container industriale, apparso dal nulla nella deserto della distesa marina. Da lì in avanti l’uomo dovrà mettere in gioco, in condizioni sempre più disperate, tutte le sue risorse fisiche, pratiche e psicologiche, per mantenere a galla la barca e trovare soccorsi.

J. C. Chandor ha dichiarato che il tessuto emotivo che gli ha ispirato il calvario del suo protagonista proviene dai momenti trascorsi nei 15 anni passati tra la laurea e il suo primo film, periodo in cui si è trovato a lottare contro insicurezza e precarietà. Ma l’assenza totale di riferimenti riguardo all’identità del protagonista e l’impianto rarefatto e privo di cornice, concentrato su nient’altro che quello che accade tra l’incidente e il suo epilogo, conferisce alla trama la secca potenza dell’universalità, rendendola un teorema su un uomo in lotta con la naturale resistenza degli eventi al suo volere, tanto ostinata e incurante dei nostri destini da spingerci a bollarla come “sfortuna”.

All is Lost è a suo modo un film radicale, che trova la sua peculiarità nella gestione anti-spettacolare e puramente atmosferica del topos del naufragio. Una direzione antitetica rispetto all metafore zen in viste in Vita di Pi o alla fitta tessitura emozionale dello Zemeckis di Cast away, dove lo spettatore era chiamato ad una forte immedesimazione col naufrago e con il suo percorso di apprendimento nell’affrontare la situazione.

In primo luogo, solo in rarissime occasioni il film concede un commento sonoro che non siano i rimestii, sciabordii, gorgoglii che circondano e sottolineano la solitudine del protagonista. Frutto del lavoro, meritatamente candidato all’Oscar per il montaggio sonoro, della pluripremiata Skywalker Sound, quest’inquetante e variegata marea sonora, dà la misura dell’indifferenza della distesa blu rispetto alla tragedia a cui stiamo assistendo, senza “imboccare” di emozioni lo spettatore.
Redford (a cui va tributato anche il coraggio di affrontare a 78 anni, e senza più nulla da dimostrare, la prova più impietosa e fisicamente impegnativa della sua carriera) è costretto dall’assenza di dialoghi a far trasparire le emozioni attraveso le piccole crepe ed esitazioni nella maschera impassibile del suo personaggio. Si tratta di un navigatore esperto, molto più dello spettatore medio, capace di mantenere calma e luciditá di fronte al disfarsi delle proprie speranze. Nonostante questo viene frustrato in tutti i suoi sforzi dagli eventi per lui incontrollabili, ma si fa forte della pacata rassegnazione che si può trovare solo in un uomo al tramonto della sua vita.

La regia di Chandor è meticolosa nel seguire le operazione di riparazione dello scafo, i piccoli trucchi di sopravvivenza, il rappprto del protagonista con ogni centimetro dei materiali che lo separano dall’abisso. Lo accompagna da vicino nei suoi affannosi movimenti negli spazi angusti, so rovescia con lui nei sobbalzi della tempesta, ne documenta minuziosamente il disagio fisico e i sommovimenti psicologici. Un’immersione tattile e sensoriale praticata per sottrazione, cadenzata da ritmi solenni e quasi contemplativi. In definitiva, un’operazione molto inusuale e ardita per il panorama hollywodiano attuale (nel quale Chandor aveva debuttato con un film dall’incedere più convenzionale come Margin Call) e per questo capace di sorprendere.

Alfonso Mastrantonio
Alfonso Mastrantonio
Alfonso Mastrantonio, prodotto dell'annata '85, scrive di cinema sul web dai tempi dei modem 56k. Nella vita si è messo in testa di fare cose che gli piacciano, quindi si è laureato in Linguaggi dei Media, specializzato in Cinema e crede ancora di poterci tirare fuori un lavoro. Vive a Milano, si occupa di nuovi media e, finchè lo fanno entrare, frequenta selezioni e giurie di festival cinematografici.

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