mercoledì, Agosto 4, 2021

coazioni e collimanze: Sshtoorrty di Michael Snow

shoorty.jpgSshtoorrty di Michael Snow

Canada, 2005

56a Berlinale – Forum

Ve’ chi si vede. Michael Snow. Vecchia conoscenza ghezziana, di quelle che puoi fare solo di notte, o in qualche saletta buia di qualche galleria d’arte contemporanea. I quarantacinque minuti-zoom del suo Wavelenght (1967) restano, col passare degli anni, una lezione magistrale di Visione percepita e di arte aggrappata al Concetto. Le ore e ore della Regione centrale (1971) hanno roteato molte volte su Fuori Orario, immagini random da una macchina – un occhio, se vogliamo – capace di ruotare 360° su se stessa; in mezzo al nulla, e con la sola compagnia del buon vecchio zoom. In questa Short Story nessuno zoom, solo un paio elementi: due panoramiche simmetriche, e sua maestà la sovrimpressione.

wavelength_m_snow.jpgQuel che accade è presto detto, e si consuma in cento secondi. Un appartamento spoglio e lindo, una porta arancione. Sohraab suona il campanello. Una donna lo fa entrare. Sohraab ha un quadro astratto con sé: è per un grasso uomo d’affari che si trova nell’appartamento. Il quadro piace. Sohraab lo ruota. L’uomo grasso decide come appenderlo, poi offende Sohraab perché ha a che fare con una persona. Sohraab replica con tono di sfida. L’uomo gli butta in faccia un bicchiere di liquore. Sohraab si riappropria del quadro, lo sfascia in testa all’uomo ed esce col quadro rotto. Il sottofondo di pianoforte s’interrompe bruscamente al centesimo secondo di questa soap, poi ricomincia con la porta arancione e il campanello. La scena viene ripetuta per dodici volte. Senza variazioni. Questo non è minimalismo, non è il giochetto colto di A walk through Prospero’s library di Greenaway (1992, checché ne dica Wikipedia), loop con progressiva aggiunta di informazioni. Questa è videoarte allo stato puro, adatta a una fruizione a gambe libere come quella consentita da una galleria d’arte. Le undici ripetizioni del modulo non aggiungono nulla: sta a noi notare quanto prima ci era sfuggito. L’azione si svolge ai due angoli dell’appartamento. Angolo destro: porta. Angolo sinistro: parete dove viene appeso il quadro e bottiglia da cui beve l’uomo d’affari. Lo spostamento da sinistra a destra e poi da sinistra a destra avviene in maniera invertita e adiacente, un chiasmo BAAB. Questo perché l’azione totale è di 200 secondi, ma è spezzata a metà e le due metà sono sovrapposte: audio, video e sottotitoli. I dialoghi sono in Farsi. Questo Sshtoorrty, questo Short sovraimpresso a una Story, direbbe Ghezzi, è una striscia di Moebius trasparente. Dopodichè trasmetterebbe una linea di mezzeria in piena notte con Bowie che canta, dolente: I’m deranged.

Simone Buttazzi
Simone Buttazzi è nato a Bologna nel 1976 e ora vive in Germania. Si è laureato con una tesi sull’immagine-pulsione di Gilles Deleuze e le sue occorrenze cinematografiche. Dal 2002 lavora in campo editoriale come traduttore (dall’inglese e dal tedesco), redattore e consulente. In rete, oltre che su Indie-eye Network scrive per numerose testate di Cinema e Letteratura.

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