Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Caterina Liverani documenta per indie-eye la conferenza stampa dedicata alla presentazione del volume edito da Le Mani e curato da Giovanna Bertelli 

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Si è svolta a Firenze, nel rinnovato Auditorium di Sant’Apollonia la presentazione del libro fotografico Divi e Paparazzi di Giovanna Bertelli, docente e storica della fotografia; incontro associato all’iniziativa 50 anni dopo La dolce vita 2 libri e 2 incontri per celebrare il Maestro che si concluderà il 4 marzo con la presentazione del libro di Italo Moscati Fellini & Fellini- Da Rimini a Roma, inquilino a Cinecittà.

L’autrice ha introdotto il suo lavoro delineando la figura, nata proprio negli anni precedenti La dolce vita, del fotografo d’assalto che ebbe come suo massimo esponente Tazio Secchiaroli, il primo vero “paparazzo” che collaborò con Fellini alla stesura del soggetto del film. «Questi fotografi che abbandonarono il neo-realismo crearono un nuovo genere attraverso la pubblicazione dei loro scatti sui rotocalchi. La nuova fotografia rispecchiava la generazione che si era lasciata la guerra alle spalle, ed i rotocalchi avevano un’ampissima diffusione; il divo messo a nudo dalla foto indesiderata generava curiosità», spiega Giovanna Bertelli. Fu proprio Secchiaroli a documentare fotograficamente due dei più rilevanti avvenimenti di cronaca del 1958, che fornirono al Maestro spunto per due delle sequenze più celebri del suo capolavoro: lo spogliarello della ballerina turca Aichè Nanà al ristorante Rugantino di Roma, e la reazione della folla per il finto miracolo di Terni.

Federico Fellini, oltre ad essere egli stesso sovente preda e amico (come molti altri artisti) dei paparazzi era da tempo affascinato dalla società fotografata a Via Veneto nell’ultimo scorcio degli anni Cinquanta e le modalità con cui egli la traspose sullo schermo sono il punto centrale del libro.

L’incontro è proseguito con gli interventi dei relatori: «L’Italia de La dolce vita pur rimanendo per certi aspetti una realtà bigotta e povera si apriva a nuove prospettive date anche dalle nuove mode importazione americana: i blue-jeans, le macchine sportive, il telefono, l’aereo. Il momento era favorevole per città come Milano e Torino dove una nuova casse dirigente si apriva ad un mondo nuovo, ed il film è proprio un’indagine su quel momento» asserisce Riccardo Monni. Che il film sia tutt’oggi un “corpo vivo”, come lo definisce Claudio Carabba sottolineando l’ironia insita nel titolo che ricorda che la vita allora era anche molto amara, è una realtà della storia del costume italiano del dopoguerra.

Estremamente interessante il confronto, proposto da Giovanna Bertelli nel raccontare la cinematografia italiana e straniera degli anni Cinquanta, tra la Roma rassicurante e “da cartolina per turisti” messa inscena da Vacanze Romane nel 1953 e i vizi e le miserie messe a nudo da La dolce vita, come due facce di una stessa medaglia.

Un libro, Divi e Paparazzi, (recensito da questa parte su Indie-eye straneillusioni) che centra il suo obbiettivo, ovvero quello di fermare un momento storico che ha segnato la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra attraverso gi scatti che ritraggono le vicende e i volti dei suoi protagonisti, decretando la nascita inoltre di un nuovo tipo di giornalismo definito magistralmente da Carabba, memore dei saggi scritti dal compianto Tullio Kezich, “Neorealismo Rosa”.

 

Leggi la recensione del volume di Giulia Bertelli: Dive e Paparazzi, edito da Le mani nel 2009