lunedì, Dicembre 5, 2022

FantasyFilmFest 2005 – 2001 maniacs di Tim Sullivan USA, Greenestreet Films, 2004 + Feed di Brett Leonard Australia, Beckers Film International, 2005

Occhio per occhio, avverte il sindaco Robert Englund. Lo sa bene lui, che ha un’orbita vuota coperta da una benda a forma di bandiera sudista, la quale, se tolta, garantisce una pioggia di scarafaggi e larve. 2001 maniacs è il picciolo capolavoro che nessuno si sarebbe mai aspettato. Budget risibile, immagini digitali, cast di giovin attori e attrici adatti all’immedesimazione da parte di un pubblico adolescente, o alle carezze di sguardi lubrichi. Due nomi noti: Englund, che recita sopra le righe e traina la pellicola; Peter Stormare, a sorpresa nei panni del professore che apre il film e che minaccia i suoi allievi degni di qualche National Lampoon’s movie o di qualche Porky’s: la storia punisce chi non la conosce, perché si ripete nelle sue forme più deleterie. I suoi studenti non hanno studiato la guerra di secessione, al che prendono la macchina e si lanciano nell’America profonda. La solita America profonda, la Bible belt, l’impero bushiano, dove crepare è roba da nulla. Finiscono a Plesant Valley, anime 2001. I giovanotti sono otto: tre amici, una coppia di colore con tanto di attitude, una coppia bianca e stronza, una ragazza single e avvenente. Al che comincia il conto alla rovescia, come insegna Agatha Christie. Herschell Gordon Lewis girò 2000 maniacs nel 1964, subito dopo il seminale Blood feast del 1963. Herschell è uno dei due numi tutelari di John Waters – l’altro è Russ Meyer buon’anima – e al contrario di Waters non ha mai imparato a usare la macchina da presa. Ha sempre girato svogliatamente, con il solo scopo di azzeccare il prurito del pubblico e alzare qualche verdone senza troppa fatica. Così, dopo una serie di innocui nudies, inventò per puro caso un genere, lo splatter, che univa una trama esile e qualche corpo da spogliare all’unico scopo di smembrare i protagonisti. Secchi di sangue, arti divelti, effetti artigianali e demenza imperante. Un cocktail, aggiungeremmo oggi, politically incorrect. La stessa propensione al macello della Casa dei mille corpi o dell’horror cattivo degli anni ‘70, ma con lo spirito di un John Landis prima maniera. Chevy Chase in salsa gore. Ecco cosa. Chevy Chase in salsa gore. 2001 maniacs è il remake, fedele nello spirito nonché evoluto nella forma e nei mezzi, del vecchio, furbastro film di Herschell Gordon Lewis, che resta immutato nello script e nella OST. La title track è la stessa di 40 anni fa. Il vero modello sono tuttavia gli slasher dei primi anni ‘80, in particolare quelli smaccatamente adolescenziali. Abbiamo otto protagonisti giovani e belli, mossi unicamente da pulsioni sessuali. Ebbene, non se ne salverà uno. Lo spettatore si chiede unicamente: come morirà il prossimo? Ecco come: tirata da quattro cavalli la prima, schiacciata da una campana la seconda, infilzato da una lancia il terzo (da ano a bocca, ed è reduce da una nottata di sodomie!), schiacciato da una pressa gigante messa in moto dal villaggio intiero il quarto, evirato da fauci mutanti il quinto, corroso dall’acido che gli fa bere la sua amante il sesto, come Toby Dammit gli ultimi due, nel doppio finale. Credevate che fossero gli eroi, che meritassero di vivere? Giammai! The South will rise again. Divertentissimo, scorrevole, agghiacciante nella descrizione del villaggio e della sua popolazione di allegri fantasmi deficienti e assetati di sangue – this is America indeed – il film scorre come burro festante: è il Guts for Glory Jubilee, che tutti gli anni reclama le sue vittime yankee allo scopo di pareggiare i conti con un massacro consumato durante la guerra di secessione. Tim Sullivan dirige con stile apollineo (piatto, piatto, piatto), ma con un certo gusto dionisiaco ogni volta che si tratta di ammazzare qualcuno, di cucinarlo, di alzare lingue fiammeggianti. Robert Englund, il nostro Cagliostro, si conferma un gigante della recitazione. A sigillare il tutto due menestrelli esasperanti, cappello vecchio stile e chitarra alla mano, che commentano quanto sta per accadere con canzoncine diaboliche e rictus in faccia. A inizio film citazione di rito da Deliverance, con i soliti duelling banjos. 2001 maniacs è stata una delle punte del Fantasy Filmfest, esempio speculare rispetto a un film ben più atteso come Feed di Brett Leonard. Da 2001 non ci aspettava nulla, e invece. Certo, non eccelle in sorprese ma diverte alla grande, sazia e incolla allo schermo, mentre il film di Leonard, con un bello script e un sottotitolo fenomenale (consumption is evolution!), rovina tutto con disarmante insipienza. Un web detective indaga su un nuovo fetish mortale scovato in un forum della rete: “feeders” nerboruti danno da mangiare a delle obese “gainers”, fino a farle schiattare. Strozzate da un panino, come la cantante della Mamas & Papas. Stroncate dalla mentina fatale, come il Mr Creosote del Senso della vita. Come si poteva fare un cattivo film con queste premesse? Brett Leonard l’ha fatto. Schade.


Simone Buttazzi
Simone Buttazzi
Simone Buttazzi è nato a Bologna nel 1976 e ora vive in Germania. Si è laureato con una tesi sull’immagine-pulsione di Gilles Deleuze e le sue occorrenze cinematografiche. Dal 2002 lavora in campo editoriale come traduttore (dall’inglese e dal tedesco), redattore e consulente. In rete, oltre che su Indie-eye Network scrive per numerose testate di Cinema e Letteratura.

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