Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Marzo 15th, 2010
La Première Étoile di Lucien Jean-Baptiste, l’intervista con Firmine Richard e la Nomad Film

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Il 26 marzo sbarca nelle sale italiane La Première Étoile, frizzante commedia francese sull’integrazione razziale che segna il debutto alla regia dell’attore e doppiatore Lucien Jean-Baptiste. Il lungometraggio, campione di incassi in Francia, racconta le vacanze sulla neve di una famiglia di origine antillana. E’ interpretato dallo stesso regista,da Anne Consigny, da Firmine Richard, dal cantante Michel Janasz e da Bernadette Lafont. L’opera prima narra le disavventure di Jean-Gabriel, uno sbadato padre di famiglia,disoccupato e appassionato di ippica che scommette con la moglie di essere in grado di gestire “la settimana bianca” promessa ai tre figli. Sfida questa che darà vita a numerose peripezie per la famiglia franco-antillana.

L’idea di questo progetto nasce da un’esperienza realmente vissuta dal regista: “ Mia madre, una donna incredibile, ci fece lasciare le Antille negli anni ’60 per trasferirci in Francia. Desiderava che i suoi figli non fossero diversi dagli altri bambini che in inverno partivano per andare a sciare. Decise così di portare anche noi. Quest’avventura accadde quando io avevo 14 anni. Ci siamo arrangiati con un paio di sci e una macchina in prestito. Crescendo, mi sono reso conto che non era solo una questione di un gruppo di neri che scopre la neve, ma di una famiglia unita che si integra in un ambiente sconosciuto”.

A presentarlo alla stampa romana presso la fantastica cornice dell’ambasciata francese sono stati la brillante protagonista femminile, Firmine Richard e la Nomad Film Distribution (Mario Pasini e Lydia Genchi).

Potrebbe raccontarci qualcosa della sua storia personale, Madame Richard?

F. Richard: Sono nata in Guadalupa nel 1947, ci tengo a sottolinearlo perché sono fiera delle mie origini e so di portare bene la mia età!(ride); dopo aver trascorso l’adolescenza nella mia terra di origine, nel 1965 sono arrivata in Francia.Inizialmente facevo la spola tra i due paesi arrangiandomi con svariati lavori, dopodiché ho deciso di stabilirmi definitivamente in Francia e qui è iniziata la mia carriera come attrice, dopo essere stata casualmente notata in un ristorante da Coline Serrau che mi ha voluta nel suo film Romuald et Juliette nel 1989. La mia prima volta nella capitale fu proprio per la presentazione di questo film e l’anno successivo per lavorare con Dino Risi in Tolgo il Disturbo, ma furono soltanto dieci giorni di riprese e non riuscii a vedere nulla di Roma.

Nel film il suo personaggio spesso ricorre all’uso della lingua creola. L’uso di questo idioma è ancora oggi così diffuso tra i migranti antillani in Francia?

F. Richard: Ho trascorso la mia adolescenza in Guadalupa. Il creolo è la mia madrelingua, che ho continuato a parlare in famiglia e con gli altri conoscenti del mio paese anche dopo essere arrivata in Francia e che ho voluto trasmettere ai miei figli. Ancora oggi, quando gli antillani si ritrovano tendono a parlare creolo, così come gli Italiani che si incontrano all’estero tendenzialmente conversano nella loro lingua. Ritengo sia importante che le vecchie generazioni trasmettano alle nuove questa tradizione linguistica, così che possano essere fieri delle loro radici culturali. Soprattutto per non dimenticare mai da dove si viene e questo è ravvisabile nel film quando la nonna parla in creolo ai nipoti.

Ci sono state difficoltà nel reperire finanziamenti per realizzare questo progetto?

F. Richard: Jean-Baptiste aveva in mente di girare questo film già da una decina di anni; durante il suo lavoro di attore ha avuto l’occasione di conoscere molte persone, tra cui Marie-Castille Mention-Schaar la produttrice della Vendredi Film, che è rimasta talmente affascinata dal progetto da voler collaborare alla sceneggiatura. Non è facile trovare persone che abbiano la voglia di rischiare in questo genere di film con tanti neri. Lucien è stato molto fortunato, lui stesso dice di aver avuto l’impressione di essere nato sotto una buona stella, ‘ la première ’, che lo guidava e quando ha incontrato Marie-Castille e Pierre Kuber ne ha avuto la conferma. Gli hanno subito affiancato una squadra molto esperta e motivata dal progetto.

Quanto tempo ha richiesto la lavorazione del film?

F. Richard: Due mesi, uno abbiamo girato sulla neve, in montagna, e l’altro mese abbiamo terminato le restanti riprese in studio.

La vicenda al centro del film è ambientata negli anni ’80,nonostante ciò all’interno di questo non vi sono così tanti riferimenti a quell’epoca,potrebbe benissimo essere una storia dei giorni nostri, non trova?

F. Richard: E’ vero, nel film non vi sono spiccati riferimenti a quell’epoca e per quanto mi riguarda io ho cercato semplicemente di calarmi nella parte di una nonna dei nostri giorni alle prese con i nipotini che vivono problematiche, a scuola come a casa, simili a quelle attuali. Probabilmente l’ambientazione negli anni passati deriva dal fatto che la storia è tratta da un’esperienza autobiografica del regista. Tuttavia La Première Étoile contiene tanti messaggi rivolti ai giovani ma anche agli immigrati delle precedenti generazioni, che vivono in bilico tra l’attaccamento alla loro cultura di origine e la voglia di integrarsi nella società francese. Il film è incentrato sul falso luogo comune che i neri non siano in grado di sciare, perché la neve non è il loro luogo naturale (la piccola Manon dirà alla sua compagna di classe, quasi per scusarsi del fatto che non sono soliti fare la settimana bianca: “No, in realtà,noi siamo piuttosto per il mare”). In realtà non è vero, noi neri possiamo fare tutto, non solo limitarci a ballare, cantare e suonare secondo le stereotipate convinzioni dei bianchi. Vi sono alcune scene del film (quella delle donne dal parrucchiere e in casa di Bonne Maman) in cui vengono messi in risalto anche i conflitti tra i diversi membri della comunità nera in Francia, in particolar modo tra gli Africani, più conservatori e legati alle loro origini e gli Antillani, più occidentalizzati ed integrati.

Per quale motivo ci sono così pochi film sulla realtà degli immigrati antillani in Francia?

F.Richard: Perché bisogna trovare delle persone che abbiano davvero l’intenzione e la volontà di realizzare opere di questo genere. Quando ho girato Romuald e Juliette di Coline Serreau nel 1989 ho pensato che si trattasse di un film davvero coraggioso e all’avanguardia. Al tempo sembrava stesse nascendo una nuova corrente di opere che affrontassero temi come l’integrazione e la multiculturalità, ma sfortunatamente si è trattato solo di rari casi isolati. Purtroppo in Francia si ritiene che i film con protagonisti personaggi di colore non siano commerciali, e si fatica anche a trovare l’appoggio delle reti televisive. Per quanto riguarda La Première Étoile siamo stati molto fortunati poiché ha riscosso un inaspettato successo registrando un milione e settecento ingressi nelle sale. Recentemente quando lavorai a Je vous aime très beacoup di Philippe Loquet ricordo amaramente che la produttrice fece un’ enorme fatica per reperire i fondi. Credo che in molti paesi vi sia questa difficoltà nel portare avanti progetti incentrati sui neri, ma allo stesso modo ritengo che gli ostacoli siano fatti per essere superati ed è necessario trovare la volontà per farlo.

Quali altri opere distribuirà prossimamente la neo-nata Nomad Film?

Lydia Genchi: I nostri titoli sono La première Étoile, cui teniamo in modo particolare essendo il nostro primo film: una commedia delicata,divertente ma non volgare cui ho creduto subito nonostante sia stata definita “difficile” per i temi che affronta. In Francia è stato un successo di botteghino enorme e ci auguriamo possa essere apprezzato anche qui. Al momento abbiamo previsto 40 copie, ma siamo pronti a farne 400 nel caso il film esploda! Abbiamo il ‘vizio’ dei film francesi, amo la Francia e la sua cultura. Infatti successivamente distribuiremo Le Beaux Gosses, altra commedia francese campione di incassi che ha riscosso notevole successo di pubblico alla scorsa Quinzaine des Réalisateurs di Cannes e ha vinto il César come miglior opera prima. Tra gli altri titoli di cui abbiamo acquistato i diritti ci sono anche Panique au village, cartone animato franco-belga realizzato con la tecnica dello stop motion (anche questo presentato a Cannes e al Future Film Festival di Bologna), Thelma, Louise et Chantal, ancora un’altra commedia francese molto divertente, e infine una coproduzione argentino-cilena.
Mario Pasini: La nostra missione è quella di diffondere opere di qualità che affrontino temi impegnati, film questi che di solito faticano a trovare spazio nella distribuzione italiana, anche se nell’ultima stagione sembra esserci stato un ritorno al cinema francese destinato su generi molto diversi, dall’horror, al noir,al film d’autore passando per il film sociale. Pertanto siamo molto speranzosi per il futuro.

La Première Étoile il trailer Francese

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=SMhVgG7av3M[/youtube]

Claudia Fratarcangeli