Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Beyond the Black Rainbow , presentato in concorso a Ravenna alla presenza del suo giovane autore, è un oggetto testuale piuttosto spiazzante, la recensione di Alfonso Mastrantonio... 

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Beyond the Black Rainbow , presentato in concorso a Ravenna alla presenza del suo giovane autore, è un oggetto testuale piuttosto spiazzante. Difficile negare che in esso venga messo in mostra un notevole talento visivo. Altrettanto difficile non notare come questo talento  si faccia inghiottire dalle goffaggini di una trama farraginosa e incoerente, riassumibile da questa traccia faticosamente dedotta dalla narrazione: in un laboratorio scientifico in cui si praticano non ben specificate cure di benessere neurologico, un professore compie esperimenti su una bambina dai poteri mortali, nata da un viaggio extracorporeo compiuto dallo stesso professore sotto la guida del suo mentore.  Classificabile come fantahorror lisergico, il film risulta estremamente suggestionato da un’estetica fine anni ’70, costellata di macchine del fumo, costellazioni colorate, solidi geometrici luminosi e sintetizzatori robotici. Considerati i costi estremamente contenuti, risulta davvero sorprendente il lavoro compiuto sui costumi, la scenografia e le location, che riportano alla mente le asettiche cliniche del male del primo Cronenberg e il design space-age onnipresente in quello stesso periodo.  La regia, per quanto tutt’altro che dilettantesca, si compiace in estenuanti lungaggini  descrittive mentre la sceneggiatura  inanella topos di genere (uccisioni con lo sguardo, mutanti, viaggi cerebrali, congegni di controllo mentale) spesso privi di contesto narrativo, che preparano troppo a lungo un finale di fuga e inseguimento che vira inaspettatamente nello slasher di ambientazione rurale per poi soffocarsi in un inspiegabile e deludente anticlimax. Eccessivamente criptico per ottenere una distribuzione commerciale, troppo debitore di un universo estetico esausto per poter essere rilevante come oggetto videoartistico, più simile, per il valore prettamente atmosferico delle sue impianto visuale, ad un lungo videoclip a rallentatore, Beyond the Black Rainbow rimane uno sproporzionato oggetto di modernariato di difficile collocazione. Auguriamo in ogni modo al suo autore di avere una seconda possibilità di esprimersi, magari in un progetto di destinazione più compiuta. A volte anche le costrizioni creative possono risultare utili.

Alfonso Mastrantonio