Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

12 Settembre, 2009
Venezia 66: Engkwentro di Pepe Diokno – (Filippine – 2009)

Di

engwentro1Il primo lungometraggio di Pepe Diokno,  frutto di una ricerca durata più di un anno, traccia una geografia visiva delle baraccopoli filippine seguendo il percorso per la soppravvivenza di due bande di adolescenti rivali; sullo sfondo la minaccia di un sistema politico che ha affrontato tutti i problemi legati alla sicurezza con l’esecuzione di centinaia di giovani operata per mano di vigilantes; una presenza sottolineata da tutto il lavoro di sound design curato da Mark Laccay mediante l’uso di sovrimpressioni sonore, interferenze radiofoniche, voci  del potere che rincorrono il brulicare concitato del film nei duemila metri quadri di sobborghi ricostruiti interamente da Diokno e la sua Crew. Girato a Metro Manila per questioni di sicurezza, il film integra una serie di footage girati in tre città diverse ed è sviluppato attraverso l’uso di pochi e lunghissimi piani sequenza, ricombinati come se fossero uno solo; Diokno sta con il fiato addosso a corpi e azioni, vicinanza che si traduce in un’irrimediabile distanza; l’occhio della Sony EX1, nell’avvicinarsi al dettaglio, nel mimare la concitazione dei movimenti o nel lasciarsi andare alla corsa dentro il labirinto delle baracche, rimane quasi sempre un passo indietro oppure risulta troppo vicino per permettere una lettura emotiva. Engkwentro si dimostra un esperimento molto interessante nel tentativo di delineare lo spazio di un agglomerato urbano spaccato in due; le intercapedini formate dalle baracche e una città che rimane esterna come se fosse uno spazio proibito e inaccessibile; trovata una via d’uscita, i ragazzi che hanno la meglio vengono sorpresi da una morte altrettanto orribile. In questo assorbimento del movimento nel disegno caotico dello spazio le figure di Engkwetro sono solamente corpi, se c’è un limite è quello di una traccia emozionale difficile da trattenere, una difficoltà manifesta a soffermarsi sulla sofferenza dei personaggi nel flusso del movimento; Diokno rimane gelidamente distante dai ragazzi che filma e maggiormente attento alla costruzione audiovisiva; rimane la forza di un Cinema come quello Filippino più recente, capace di realizzare opere di grande forza politica e visionaria.

Michele Faggi