Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Call Girl di Mikael Marcimain in concorso al Torino Film Festival 2012 mette insieme sapientemente l’impegno del cinema politico più militante con un’attenta e precisa ricostruzione storica; ambientato nel 1976 a Stoccolma, narra la storia di Iris, giovane quattordicenne che entra a far parte di un giro di prostituzione d’alto bordo mentre frequenta un centro di rieducazione con altre sue coetanee. La vicenda drammatica e personale della ragazza si incrocia, nel film, con gli scandali delle elezioni politiche di quegli stessi anni, la recensione di Nicolò Vigna... 

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Call Girl, ambientato nel 1976 a Stoccolma, narra la storia di Iris, giovane quattordicenne che entra a far parte di un giro di prostituzione d’alto bordo mentre frequenta un centro di rieducazione con altre sue coetanee. La vicenda drammatica e personale della ragazza si incrocia, nel film, con gli scandali delle elezioni politiche di quegli stessi anni. La ragazza, infatti, entra a far parte di un giro di prostitute – diretto dalla signora Dagmar Glans – dove verrà a contatto con uomini di potere, tra cui importanti ministri e politici. La polizia indaga già da tempo sui fatti, e forse la testimonianza di Iris potrà dare una svolta alle indagini.

Il film mette insieme sapientemente l’impegno del cinema politico più militante con un’attenta e precisa ricostruzione storica. Call Girl richiama, in primis, il cinema americano degli anni ’70, quello di Alan Pakula e di Sydney Pollack. Lo stesso regista afferma che, inizialmente, la sua intenzione era quella di voler «fare un thriller politico classico, con forti legami al cinema Hollywoodiano degli anni settanta». Il risultato è comunque personale, soprattutto grazie al “decentramento” svedese del film rispetto ai modelli americani, e al forte interesse di Mikael Marcimain nei confronti di tematiche sessuali e di rapporti sociali e istituzionali tra uomo e donna. Inoltre, con Call Girl, il regista effettua un attento lavoro di ricostruzione storica dal sapore vintage quasi retrò, che richiama alla mente un’operazione recente quale La talpa. Il regista si sofferma sovente sul décor e sui costumi, scelti con cura per ricostruire in maniera filologica il decennio, così come particolare attenzione viene dedicata alla rigorosa fotografia e ai colori del film, che insistono continuamente su tonalità cromatiche molto precise, costituite principalmente da marroni, da arancio e da gialli.

Bersaglio principale del film è l’ipocrisia di una classe politica corrotta e corruttoria, che comunica alla nazione (ossessivamente) attraverso i mass-media in favore dell’uguaglianza sociale tra uomini e donne, per poi, in privato, venir meno a questi valori, appagando piuttosto i propri desideri sessuali su delle minorenni. Call girl fa un uso diffuso del montaggio alternato e della dissolvenza – scelte stilistiche magari un po’ fuori moda, ma che si ricollegano probabilmente al sapore retrò dell’intera pellicola -: strumenti necessari per sottolineare le dinamiche e i rapporti di potere che condizionano e influenzano la società politica della Svezia di quegli anni. Iris e le sue compagne vengono poco a poco private di una loro individualità, diventando meri strumenti di soddisfazione sessuale, strette in un circolo vizioso dal quale non possono uscire. Il finale sconsolato e tragico rimarca l’atmosfera ossessiva e priva di speranza che attraversa l’intero film, richiamando alla mente il polanskiano L’uomo nell’ombra.

Ma il film è anche un’importante riflessione sui mezzi di riproduzione e di registrazione. Nel film compaiono ossessivamente registratori, mangianastri, strumenti per l’intercettazione, macchine fotografiche, sottolineando l’atmosfera di “controllo” quasi totalitario sull’informazione da parte del potere. Non a caso, il film “nasce” da uno schermo televisivo, dalle immagini di un comizio elettorale. Le immagini sgranate, inizialmente quasi impercettibili, dei punti del teleschermo si fanno via via più chiare attraverso una carrellata all’indietro. E così come l’immagine si fa più nitida, le parole del politico ripreso il televisione diventano meno comprensibili, interrotte dal suono incessante della pioggia che cade fuori dall’abitazione. Una preziosa metafora metalinguistica per un film di sicuro interesse e notevole maturità.

Nicolò Vigna

Mikael Marcimain
Call Girl
Svezia - 2012

Con David Dencik, Pernilla August, Sven Nordin, Kristoffer Joner, Ruth Vega Fernandez.
Durata 140 min