Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Joseph Losey, maestro del cinema morto nel 1984, regista intorno al quale il dibattito critico e l’attenzione erano da troppo tempo assopiti. La seconda parte dello speciale dedicato a Losey scritto da Paola Di Giuseppe in occasione della retrospetiva completa che il TFF 2012 dedicherà al grande regista Americano.... 

Di

Trentasette fra lungometraggi e corti, un volume di saggi e testimonianze edito dal Castoro: è la ricca retrospettiva curata da Emanuela Martini che quest’anno il TFF propone su Joseph Losey, maestro del cinema morto nel 1984, regista intorno al quale il dibattito critico e l’attenzione erano da troppo tempo assopiti. Leggi la prima parte dello speciale Losey dedicata al periodo che va dai primi film al noir

Gli anni cinquanta

Anni che segnano l’inizio dell’esilio europeo per Joseph Losey, i Cinquanta sono terreno di coltura per una produzione che non conoscerà arresti nei decenni successivi, con riconoscimenti importanti nei luoghi del cinema e presso il pubblico internazionale, da Il servo (The Servant ) 1963 a Per  il re e per la patria (King & Country) 1964, da L’incidente (Accident) 1967, a Caccia sadica (Figures in a Landscape) e Messaggero d’amore (The Go-Between) 1970,  e Galileo, 1975, Mr. Klein,1976, Don Giovanni, 1979, La trota (La truite) 1982, per citare solo alcuni fra i più importanti.
Nei primi anni londinesi, e fino a Giungla di cemento (The Criminal) del ’60, Losey gira una serie di thriller, La tigre nell’ombra (The Sleeping Tiger), L’amante misteriosa (The Intimate Stranger), L’alibi dell’ultima ora (Time Without Pity), L’inchiesta dell’ispettore Morgan (Blind Date), e due corti, A Man on the Beach e First on the Road, che ricordano la produzione americana.
Sono anni bui. Costretto all’anonimato, firma con pseudonimi vari (Joseph Walton, Victor Hanbury), è assediato da ristrettezze di budget (L’amante misteriosa fu girato addirittura in dodici giorni) e alle critiche mosse a La tigre nell’ombra, Losey risponde: “Non è un film straordinario, ma non è facile fare di meglio con circa 300000 dollari“.
Eppure, questi film portano chiari i segni di un nuovo corso che sta plasmando altre trame e modi della rappresentazione.
Il genere poliziesco, nelle sue mani, vira decisamente al dramma psicologico a sfondo sociale, mentre le maschere (persecutore, servo, padrone, emarginato, donna) si consolidano nella tipologia fissa di una commedia umana diretta da una regia sempre accurata ed elegante, sottile nell’ordire il gioco delle parti, con attori in felice feedback con lui ( in particolare Stanley Baker e Dirk Bogarde, suoi interpreti prediletti a partire da questi anni) e la fedele collaborazione alla sceneggiatura di Ben Barzman, compagno delle sue sventure politiche americane.
Ne L’alibi dell’ultima ora David Graham (Michael Redgrave) è uno scrittore alcolista in riabilitazione e in tragica gara col tempo per dimostrare l’innocenza del figlio, condannato a morte per l’omicidio della sua donna; Frank Clements (Dirk Bogarde) de La tigre nell’ombra è un giovane dal comportamento criminale, tenuto in casa sotto osservazione, all’insaputa della polizia, da Clive Esmond (Alexander Knox) uno psichiatra con moglie bella e annoiata (Alexis Smith) che tesse con Frank una relazione morbosa con finale tragico; Jan Van Rooyen (Hardy Krüger) il pittore di origine olandese de L’inchiesta dell’ispettore Morgan, vive lo sdoppiamento della realtà di fronte a un cadavere in cui riconosce l’amante mentre invece è quello della moglie di un ricco politico, puttana ma creduta virtuosa; Stanley Baker, l’ispettore Morgan, è il difensore della legge ma, per odio di classe, è dalla parte del giovane proletario, ritenuto colpevole fino all’ultima scena.
I ruoli si confondono e l’ambiguità regna sovrana in un mondo uscito definitivamente dai cardini.
Pellicole che non segnano vertici, con alcune evidenti imperfezioni nella sceneggiatura, recano però significative anticipazioni dei personaggi sfuggenti, con ossessioni nascoste sotto una patina di normalità, pronta ad incrinarsi alla minima pressione, dei film più maturi degli anni a venire.
Rappresentazione di psicologie a rischio in un luogo bloccato, uno dei tratti distintivi del Losey migliore, rapporto naturalistico spazio/tempo alterato dal frequente ricorso al flash back, la realtà del mondo tradotta in mappa soggettiva da rappresentazioni interne in cui ogni variazione di una parte influenza necessariamente tutte le altre: uno sguardo sul mondo è messo a punto, d’ora in poi il cinema di Losey sarà una serie di variazioni sul tema.
Questo è anche il tempo degli angry young men, in Inghilterra, scrittori e drammaturghi che gridano la rabbia di una generazione uscita dalla guerra senza più radici né prospettive, e John Osborne ha messo in scena Ricorda con rabbia (Look Back in Anger) al Royal Court Theatre l’8 maggio 1956.
Losey
è l’americano della generazione precedente, è vissuto negli anni in cui l’Europa precipitava verso la catastrofe e l’America non stava a guardare. Testimone di una storia impossibile da raccontare con la lingua di una volta, ha pagato di persona per la sua coerenza.

“Perché non facciamo un giochino? Facciamo finta che siamo esseri umani e che siamo vivi. Solo per un po’. Cosa ne dite?” dice Jimmy, stralunato anti-eroe di Osborne.

È quello che farà Losey con il suo cinema, fino alla fine. (continua nella pagina successiva…)

Paola Di Giuseppe


 

Pagine: 1 2