Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Dicembre 2nd, 2012
30° Torino film Festival – Sun Don’t Shine di Amy Seimet (Usa, 2012) – Concorso

Di

Sun Don’t Shine, esordio alla regia dell’attrice americana Amy Seimetz, è un’opera debole e scontata, diretta male e recitata peggio. Tentando di rifarsi grossolanamente al cinema di John Cassavetes, la Seimetz punta tutto sulla recitazione dei due attori protagonisti, interpretati da Kate Lynn Sheil e Kentucker Aydley, che risultano incredibilmente fuori parte, poco convincenti e difficilmente credibili. Il film è un noir “on the road”, girato con camera a mano e pochi mezzi, che arranca su di una sceneggiatura scontata e prevedibile, trascinandosi lentamente verso il finale.
Crystal e Leo sono una coppia in fuga per le strade della Florida. Nel bagagliaio della loro auto c’è un cadavere in decomposizione. Il corpo è quello dell’ex-marito di Crystal, ucciso dalla ragazza in un momento di follia. Lei, infatti, è  innamorata di Leo a tal punto da minacciare di morte chiunque gli si avvicini. Man mano che i minuti passano, la tensione tra i due cresce sempre di più fino arivelare la follia estrema di Crystal.
La fuga dei due giovani è intervallata dall’abbondante uso della voce over di Crystal, rifacendosi in tal modo (e malamente) al cinema di Terrence Malick – La rabbia giovane è un dichiarato modello d’ispirazione per la Seimetz., in un tentatuvi di sottolineare l’ossessività del personaggio. Crystal è tormentata dal desiderio nei confronti di Leo: più volte lo supplica di concedersi sessualmente, ma il ragazzo si mostra spesso evasivo e distante. I due personaggi, seppur uniti dall’omicidio, sono costantemente lontani, separati dai propri fantasmi e chiusi nei propri pensieri.
Sun Don’t Shine è principalmente un film “di attori”. La macchina da presa, nervosa e istintiva, si muove sui corpi dei personaggi, utilizzando principalmente primi e primissimi piani. Il montaggio è quasi primitivo: jump-cut destabilizzano spesso l’azione, mentre particolarmente bruschi si rivelano i passaggi tra un ambiente e l’altro. Purtroppo, questa è solo la cornice di un film che soffre di continui deja-vu. Un film poco convincente, mal supportato dagli attori, che ostentano ossessivamente le proprie emozioni, senza riuscire a coinvolgere, né, tantomeno, a colpire lo spettatore.

Nicolò Vigna