Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

A nove anni di distanza da Variété Française, Frédéric Videau torna alla regia con un racconto che traccia ancora una volta il percorso di un'anima in uno stato transitorio 

Di

Gaëlle (Agathe Bonitzer) vive il lungo passaggio dall’infanzia all’adolescenza durante otto anni di prigionia; costretta a seguire le regole disciplinari del suo carceriere, Vincent (Reda Kateb), dovrà accettare i confini dello spazio privato come imposizione di un desiderio che non le appartiene. Vincent non abusa di lei, se ne prende cura nell’illusione di trasformare quelle attenzioni in un amore spontaneo; il minimo atto di ribellione della ragazza viene punito con la segregazione prolungata in una cantina, mentre la superficie visibile dell’appartamento la accoglie nei momenti di quiete dove Vincent cerca di replicare la normalità del rituale famigliare.

Tenendosi completamente a distanza dagli orrori della cronaca, Frédéric Videau sembra maggiormente interessato a rivelare la faticosa riacquisizione di uno spazio di libertà personale seguendo il percorso doloroso di una vera e propria “ritornante”. Gaëlle, formatasi nella privazione, esce da una prigione e ne conosce una diversa ma altrettanto crudele.

Videau filma il progressivo scollamento di Gaëlle dal confine degli affetti, confonde il teatro della prigionia dopo il rapimento con gli spazi del ritorno a casa in una forma del racconto ellittica e di vocazione Bressoniana che si affida alla risonanza invece che alla cronologia dei fatti, basta pensare a come si manifestano le ecchimosi e i lividi sul Volto di Vincent, segni di una violenza la cui origine ha una collocazione sempre più ambigua, o alla tripla prigionia della ragazza dove la cantina, i luoghi della clinica di riabilitazione e lo spazio instabile di una famiglia ormai fantasma generano una sovrimpressione dolorosa.

Più che agli eventi legati al calvario di Natascha Kampush o a suggestioni dello stesso tipo, Videau si sofferma su quel margine dell’immagine che registra gli effetti di un’onda d’urto dopo il suo passaggio. Se il film per certi versi rischia a un certo punto di servirsi di alcune contrapposizioni in modo forse schematico, i momenti migliori sono afffidati ad una straordinaria Agathe Bonitzer che attraversando una terra popolata da morti, potrà salvarsi solo nel gesto di una fuga senza requie.

Frédéric Videau
A Moi Seule
Francia - 2012

Con Agathe Bonitzer, Reda Kateb, Hélène Fillières, Noémie Lvovsky, Jacques Bonnaffé
Durata 91 min

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. È un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e new media. Produce audiovisivi