Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Tabu è il nuovo film del Portoghese Miguel Gomes presentato a Berlino 2012 in concorso, la recensione di Michele Faggi... 

Di

Fotografato in un 16mm bianconero, Tabu si apre sulle avventure di un esploratore degli anni venti a caccia di un coccodrillo triste e malinconico; è il film che Pilar, donna di mezza età nella Lisbona di fine 2010, sta guardando da sola in una sala di proiezione. Gomes vira quasi subito in un contesto differente, quello della stessa Pilar e della sua anziana vicina di casa, Aurora, con il vizio del gioco e il terrore che Santa, la sua donna di servizio Capo Verdiana, stia macchinando un maleficio ai suoi danni.

Il film introduce da qui il primo dei due capitoli in cui è diviso intitolato “Paradiso Perduto”, con un riferimento esplicito e invertito all’omonimo film di Murnau. Aurora, prima di essere ricoverata in un ospedale, racconterà a Pilar alcuni sogni inquietanti dove i ricordi della sua vita sono confusi con la trasformazione di un gruppo di uomini in orribili scimmie pelose che si mordono a vicenda, un delirio che la porterà di li a poco sul letto di un ospedale con il desiderio di contattare un vecchio amico di origini Genovesi, ma ospitato in una casa portoghese per anziani.

Pilar rintraccia Gianluca Ventura, voce narrante del secondo episodio del film, intitolato “Paradiso”. Sulle note di alcune variazioni pianistiche elaborate a partire da Insensatez di Jobim si consuma la sofferta storia d’amore di Gian Luca (da giovane interpretato da Carloto Cotta) e Aurora (Ana Moreira) , proprietaria di una piantagione di te situata in una zona imprecisata dell’Africa che ricorda chiaramente il Mozambico e che lo stesso Gomes ha ricostruito filmando al confine con il Malawi. Gian Luca è un avventuriero giunto in zona, Aurora è sposata; oltre all’ordine dei capitoli vengono rovesciate anche le occorrenze del dramma a sfondo documentaristico realizzato da Murnau; i nativi nel Tabu di Gomes stanno sullo sfondo, e il regista portoghese, riferendosi con uno stile personalissimo ad una tradizione di cinema Nazionale che arriva sino a quello filosofico di Joao Botelho, rende probabilmente più accessibile quel flusso di coscienza tra cinema, letteratura, saggio storico e performance etno musicale che era il precedente Aquele Querido Mes De Agosto, presentato  a Cannes nel 2008. In fondo la partitura caotica muove anche Tabu, come se fosse davvero un’elaborazione à la Jobim di modi e toni tra di loro in contrasto, dal melò, alla parodia fino al citazionismo iconoclasta. Gomes osserva la fine dell’avventura coloniale giocando più con i residui della cultura popolare occidentale ed elaborando un prisma di riferimenti dal cinema classico fino alle canzoni di Phil Spector, e lo fa con lo stesso occhio irriverente con cui il Botelho degli esordi guardava il Portogallo contemporano, raccontando le radici complesse di un paese con un cinema libero e combinatorio.

Miguel Gomes
Tabu
Portogallo, Germania, Francia, Brasile - 2012

Con Teresa Madruga, Isabel Cardoso, Carloto Cotta, Ana Moreira, Laura Soveral