Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Febbraio 18th, 2011
Berlinale 61 – Unknown – Senza identità di Jaume Collet-Serra (USA / UK / Germania / Francia / Canada / Giappone, 2011)

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Un americano a Berlino, nei guai fino al collo, insegue una bionda traditrice e si fa aiutare da una bionda dal cuore grande così. Altro non si può dire della trama di Unknown, thrillerone in cui ogni accenno al plot è a rischio spoiler. Possiamo dire, questo sì, che il catalano Jaume Collet-Serra (quello di Orphan, 2009) ha portato sullo schermo il romanzo Hors de moi (2003) di Didier Van Cauwelaert con un occhio alla tensione e due allo spettacolo, anche roboante, quel tipo di spettacolo da applauso divertito nel corso della proiezione. Possiamo dire che nella sua versione di celluloide, “Out of my Head” è uno psychothriller di discreta fattura, assimilabile alle atmosfere dell’autore di bestseller Sebastian Fitzek, pubblicato in Italia da Elliot. L’etichetta “psychothriller”, che ha rivoluzionato la top ten libraria tedesca degli ultimi anni, si applica a vicende di solito machiavelliche, kafkiane e labirintiche in cui il protagonista soffre di allucinazioni e perde ogni certezza percettiva e identitaria. In Unknown succede proprio questo, e il film alterna sequenze che cercano di instillare inquietudine a baracconate liberatorie come inseguimenti in macchina, incidenti sull’Oberbaum Brücke (ricordate il ponte turrito di Lola corre?), ammazzamenti in corsia e tra le case popolari di Kreuzberg. Il film è tutto qua, e come una visione da multisala basta e avanza. Per puro esercizio cinefilo si potrebbe tirare in ballo Frantic (1988) e azzardare un parallelo sostituendo la capitale tedesca a quella francese e Liam Nesson a Harrison Ford, ma sarebbe forse un po’ troppo generoso. Il cast è quello delle grandi occasioni, con Diane Kruger nei panni della tassista bosniaca che salva il protagonista, Frank Langella in quelli (davvero da pisciarsi sotto) di un sedicente professore, mentre Sebastian Koch fa il benefattore dell’umanità. Menzione speciale per sua maestà Bruno Ganz, ex spia della Stasi colma di orgoglio ostalgico. E per fortuna che una volta tanto di Stasi si ride invece di stracciarsi le vesti e sversare tonnellate di politically correct maleodorante. Un’ultima osservazione sulla location, Berlino. Il film è stato girato nell’inverno 2010 in giro per la città e nei celebri studi di Babelsberg, quelli di Metropolis e di Bastardi senza gloria per intenderci. Unknown ci restituisce la Berlino più autentica, innevata ed estenuante, elegante e stracciona, non-luogo generalizzato e megalopoli densa di eventi e carne umana. Una sinfonia wagneriana di contrari collocati a pochi isolati di distanza l’uno dall’altro. La capitale tedesca è il vero protagonista del film, verrebbe da dire, e quando i titoli di coda scorrono su una ripresa dall’elicottero che sembra volersi schiantare contro la torre della televisione di Alexanderplatz, l’impressione è che a essere sconosciuta ai più sia la vera identità di un luogo sputtanato da un eccesso di passaparola turistici.