Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

18 Febbraio, 2012
Berlino 62 – Bence Fliegauf, l’incontro con la stampa: spero che il mio film smuova le cose in Ungheria

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In concorso alla Berlinale Just the wind, ultimo lavoro del regista Ungherese Bence Fliegauf recensito da questa parte su indie-eye.it e ispirato da un fatto di cronaca: l’assassinio di una famiglia di zingari rumeni in Ungheria risveglia i timori di un’altra famiglia che vive la stessa condizione, portandoli a volersi spostare verso il Canada.
Alla conferenza stampa berlinese erano presenti insieme al regista l’interprete Katalin Toldi e i produttori.
Bence Fliegauf ha introdotto il suo film: «Sono fatti che sono accaduti realmente, ovviamente abbiamo inserito degli elementi di fiction perché volevamo realizzare un film e non un’inchiesta giudiziaria, ma non mancano i particolari sui reali accadimenti.»
Ad una domanda sui rifiuti che compaiono spessissimo in molte scene di esterni il regista aggiunge: «La spazzatura è qualcosa che fa parte del panorama ungherese, specialmente in certe zone. Per me come artista è qualcosa di molto interessante da filmare perché vi si possono vedere cose del passato che nessuno usa più.»
Qualche dettaglio sul casting: «È stato un processo molto lungo e niente affatto facile. Quando ero più giovane ho avuto personalmente dei contatti con degli zingari rumeni ungheresi che poi ho perso col passare degli anni. In questo caso è stata una vera e propria sfida trovare degli attori. Occupandomi anche di individuare le location ho visitato i campi per incontrare queste persone. È stata una situazione complessa ma alla fine si è creata una grande alchimia con l’intero cast, io mi sono sentito molto a mio agio e l’interazione si è compiuta. Ho imparato moltissimo da questi attori non professionisti, specialmente dai bambini tutti molto bravi e attenti. Adoro sempre lavorare con loro.»
Da molti è stata notata la grande attenzione al dettaglio, caratteristica anche delle prime pellicole di Fliegauf: «Ho già collaborato in precedenza con il direttore della fotografia Zoltan Lovasi che conosce molto bene il linguaggio della narrazione documentaristica, insieme abbiamo voluto e cercato questo stile.
Per mesi, prima di iniziare le riprese di Just the wind, mi sono svegliato durante la notte preda di terribili incubi nei quali ricorrevano immagini e suggestioni di violenza che mi avevano molto scosso, è stato un percorso emotivo difficile. Spero che questo film smuova un po’ le cose in Ungheria, io sono stato davvero contento di poterlo girare. Mi sorprende che qualcuno dica che questo film dia una brutta immagine dell’Ungheria, lo trovo un modo di ragionare limitato, non lo capisco. Credo che sia un film che può aprire il confronto ed è quindi importante per il paese.
Presentare questo mio lavoro a Berlino è magnifico, c’ero già stato ed ottenere un riconoscimento mi ha aiutato tantissimo. Berlino è una città che ha sempre accolto e onorato la mia arte»
Katalin Toldi protagonista del film alla sua prima esperienza racconta qualcosa della sua comunità: «Poter interpretare il ruolo della protagonista è stata una grande opportunità per me, sono stata felice ma anche molto impaurita perché non avevo mai fatto niente del genere prima. È stato strano e nuovo ma è andato tutto bene. Quando sono stati commessi i delitti che hanno fornito lo spunto alla storia nella mia comunità eravamo molto spaventati, le indagini ancora non si sono concluse.»