Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Tratto dal libro di Georges Devereux "Reality and Dream: Psychotherapy of a Plains Indian" il nuovo film di Arnaud Desplechin è stato presentato oggi in concorso a Cannes 66; in Jimmy P. si racconta la vicenda di un soldato, che dopo la seconda guerra mondiale, viene colpito da una serie di disturbi psicosomatici e per questo preso in cura da Devereux (Matieu Almaric). Tra i due oltre al rapporto paziente/dottore, si instaurerà un’amicizia; l'incontro con l'autore e il cast a Cannes 2013... 

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Tratto dal libro di Georges Devereux “Reality and Dream: Psychotherapy of a Plains Indian”  il nuovo film di Arnaud Desplechin è stato presentato oggi in concorso a Cannes 66; in Jimmy P. si racconta la vicenda di un soldato, che dopo la seconda guerra mondiale, viene colpito da una serie di disturbi psicosomatici e per questo preso in cura da Devereux (Matieu Almaric). Tra i due oltre al rapporto paziente/dottore, si instaurerà un’amicizia.

Presenti in conferenza stampa il regista Arnaud Desplechin e gli interpreti, Matieu Almaric, Benicio Del Toro, Ken Jones, Genna McKee e Misty Upham.

Desplechin sul suo rapporto con il libro da cui è tratta la pellicola: “Quello di Devereux è un libro che possiedo da molto tempo, quando l’ho visto in una libreria ho pensato che fosse esattamente quello che stavo cercando. C’è un dialogo proprio a metà dell’opera, che sembra estratto da un pièce teatrale, è un dialogo tra il paziente e il dottore. Ѐ stato questo ad attrarmi più che la parte teorica. Il dialogo ha una incredibile forza drammatica”

A Matieu Almaric è stato chiesto di spiegare il modo in cui si è avvicinato al suo personaggio:Inizialmente  ho pensato di dover guardare molto materiale su Georges Devereux, ma poi ho semplicemente usato i dialoghi del libro, anche io non mi sono basato sulla parte teorica“.

Benicio del Toro si è detto d’accordo con quanto affermato da Almaric, aggiungendo: “Il film si basa sul libro di Devereux, ma io ho fatto riferimento alla sceneggiatura. Come attore mi baso sempre sulla sceneggiatura. Per me lo script è stato fondamentale, perché ho potuto dare un background specifico al personaggio”.

I due attori hanno continuato parlando della chimica instauratasi durante le riprese: “Ho incontrato Matieu qui a Cannes 4 anni fa, quindi questo mi ha aiutato. La chimica però o c’è o non c’è, non penso sia qualcosa su cui si possa lavorare” – ha spiegato Del Toro- “Sono rimasto molto impressionato da Benicio come persona”  – ha aggiunto Almaric- “e mi sono chiesto come usare questo sentimento nel film. Fisicamente Benicio è molto alto più di Devereux, può sembrare un pericolo fisico ed ho lavorato molto su questa paura”.

 Arnaud si è detto entusiasta del lavoro con Dina Goldman, direttrice della fotografia che si è occupata della fotografia del film: “Ho incontrato Dina Goldman, quando ho iniziato a lavorare a questo film, siamo andati subito d’accordo, è una donna straordinaria. Abbiamo lavorato in condizioni difficili a causa del budget limitato, ma penso che il risultato sia ottimo. Abbiamo girato in location, affittato degli studio, non abbiamo potuto girare nella clinica originale perché è stata distrutta. Le riprese si sono svolte in poco tempo e a causa del budget ridotto abbiamo dovuto semplificare molto, ma riducendo al minimo tutto il resto, ho potuto focalizzarmi sui due personaggi”.

Nel film vengono menzionati John Ford e François Truffaut: “John Ford e Truffaut, sono molto importanti per me. Penso a loro ogni mattina e ogni sera” – ha scherzato Desplechin- “La scorsa settimana ho rivisto Furore”.

Benicio Del Toro e Matieu Almaric sul loro rapporto con Desplechin: “Conoscevo solamente suo film” –ha raccontato Del Toro- “quando Arnaud mi ha dato lo script, sono stato colpito dalla passione che aveva per il progetto”.

“Più film si fanno insieme, più si è impauriti perché si pensa in che modo potremo sorprenderci l’un l’altro”ha confessato Almaric–  “Arnaud voleva lavorare in modo radicalmente diverso dal solito, invece di fare molti takes, ne facevamo solo uno o due”.