Home news I soliti idioti, potrebbe essere il primo film di una trilogia; L’incontro...

I soliti idioti, potrebbe essere il primo film di una trilogia; L’incontro con Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli

Reduci  dal grande successo ottenuto con le tre serie della sketch comedy televisiva su mtv e  il tour  teatrale da subito sold out, Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio approdano  sul grande schermo  con I soliti idioti, proponendosi una sfida come interpreti, sceneggiatori  e ideatori delle  musiche originali del film. L’intento è quello di portare la comicità cinica e “politically uncorrect” della serie sul grande schermo, seguendo le vicende di Ruggero de Ceglie e suo figlio Gianluca, i due personaggi di maggior successo della serie,in un viaggio cinematografico attraverso l’Italia. Ruggero, padre autoritario, volgare e disonesto, trascinerà Gianluca, ragazzo dall’animo sensibile e  amante dell’arte,in situazioni rocambolesche per far assaporare al figlio la “vita vera” e farlo crescere seppur a modo suo. Il viaggio sarà accompagnato da alcune tra le coppie di personaggi più amate delle serie (sempre interpretate dal duo Mandelli-Biggio), che intrecceranno il loro percorso con quello dei due protagonisti. Il film, prodotto dalla Taodue e distribuito in 550 copie da Medusa è diretto (come la serie) da Enrico Lando ed è da oggi nelle sale di tutta Italia.

Come è avvenuto il passaggio da una progettazione di nicchia in seconda serata alla realizzazione di un film?

Fabrizio Biggio:  Siamo partiti silenziosamente con un programma politicamente scorretto in una tv generalista, poi  qualcuno ha cominciato a mettere i filmati su Youtube e da li è cominciata una catena che non si è ancora fermata. Il primo grande successo l’abbiamo scoperto guardando i numeri che facevamo su internet e che sono cresciuti fino a toccare il milione di visualizzazioni. La vera portata raggiunta dalla serie l’ho capita quando durante il derby Roma-Lazio ho visto spuntare uno striscione con su scritto “dai cazzo!” (la frase tormentone di Ruggero, ndr). L’idea  di farne un film è venuta a me e Francesco durante il secondo anno de I Soliti idioti   in maniera molto utopistica  e embrionale. Successivamente è avvenuto l’incontro con la Taodue che si è fatta carico del progetto cinematografico lasciandoci al tempo stesso estremamente liberi di  realizzare un film che avesse in sé il medesimo dissacrante cinismo della trasmissione. La sceneggiatura è stata scritta in un anno, mentre il film è stato portato a termine nel giro di pochi mesi.

Francesco Mandelli:  Il segreto del successo de I soliti idioti sta nella semplicità del racconto,nel mettere in scena la quotidianità dell’uomo medio perché il pubblico si è affezionato ai personaggi, riconosce in loro i difetti concentrati dell’italiano medio e, attraverso la visione, li accoglie, ci ride su in una sorta di liberazione catartica. Ruggero e Gianluca, Fabio e Fabio, Seba-stiano vengono accettati per quello che sono. E’ questo il motivo per cui non sono solo i giovani a seguirli ma anche i loro genitori.

Nella seconda parte del film gli altri personaggi presentati all’inizio vanno quasi scomparendo,lasciando l’obiettivo puntato esclusivamente sulle vicissitudini padre-figlio. Si tratta di una scelta fatta già in fase di scrittura?

Francesco  Mandelli: In realtà nella sceneggiatura tutte le storie andavano avanti di pari passo sino alla fine. Si tratta di una necessità nata in fase di montaggio, quando ci siamo resi conto che preferivamo rimanere concentrati sul rapporto padre figlio e sul loro “viaggio” di formazione. Nella prima parte la presenza di altri personaggi si rivela fondamentale poiché ci ha consentito di offrire un quadro più ampio della realtà che volevamo rappresentare, ma poi verso la fine ci è sembrato più giusto,più divertente e più ritmico continuare sulla storia di padre e figlio che chiaramente sono i due personaggi portanti e con un respiro cinematografico maggiore rispetto agli altri, elemento questo che ci ha permesso di inserire anche molte scene di improvvisazione tra i due.

Fabrizio Biggio: Nel nostro repertorio televisivo abbiamo più di trenta personaggi; abbiamo dovuto scegliere quelli capaci di avere una possibilità di sopravvivenza sul grande schermo.

Non hai mai pensato potesse essere un rischio caratterizzare il personaggio di Ruggero con un accento romano essendo tu milanese?

Francesco Mandelli: Inizialmente fu un salto nel buio, non eravamo molto sicuri della scelta. Tuttavia dopo la prima puntata della prima serie ricevetti una telefonata da parte di Paola Cortellesi (che notoriamente è solita imbestialirsi quando i milanesi tentano forzatamente di riprodurre l’accento romano) e mi disse che il romano era perfetto, e da quel momento in poi mi misi il cuore in pace (sorride) perché in qualche modo avevo avuto un attestato di stima.

Enrico Lando: Sono proprio i romani tuttavia i più affezionati al personaggio di Ruggero.La maschera aiuta, e Francesco è geniale nel caratterizzare il personaggio del padre con la voce e la gestualità.

Questa pellicola segna inoltre il debutto al cinema per Madalina Ghenea, modella brasiliana già nota al  pubblico per uno spot televisivo al fianco di Raoul Bova. Come è entrata a far parte di questo progetto?

Madalina Ghenea: Durante il festival di Ischia  incontrai Pietro Valsecchi e mi propose di entrare a far parte del cast del film. Io pur essendo grandissima fan della serie e conoscendo tutti i tormentoni a memoria non accettai subito. Volevo che il mio esordio sul grande schermo fosse segnato da un’interpretazione drammatica, non da una commedia. Quando successivamente ho incontrato i ragazzi mi hanno coinvolta con la loro simpatia e con il loro entusiasmo al punto da convincermi che anche con questa storia in fondo era possibile commuoversi un po’.

Francesco Mandelli: Madalina è riuscita  a mettersi in gioco con grande intelligenza. Abbiamo voluto evitare di inserire il personaggio della modella fine a se stesso,rischiando di cadere nello stereotipo di tanti altri film e così abbiamo deciso di ironizzare proprio sul prototipo della bellezza evidenziandola attraverso un difetto piuttosto grave, il suo essere una modella zoppa. In fondo quando ci si innamora di qualcuno, si amano anche i suoi difetti.

Il finale aperto vuole alludere alla realizzazione di un seguito?

Fabrizio Biggio: Il nostro sogno sarebbe realizzare una trilogia de I soliti idioti,ma tutto dipende dalla risposta del pubblico a questo film. Sicuramente abbiamo intenzione di fare una quarta serie televisiva per dare spazio a nuovi personaggi e a nuove storie che abbiamo già in mente.

Exit mobile version