Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Infestato da riferimenti pittorici e animato dalla stessa ossessione filologica delle pagine di James M. Cain, la Mildred Pierce di Haynes sposta il discorso sul piano ottico, mettendo in contrasto decor e corpi degli attori alla deriva in spazi che li annientano. Mildred è un corpo martire che assume le stigmate della storia antropologica Americana; Su Sky Cinema 1, la nostra recensione... 

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In programmazione su Sky Cinema 1 dal 14 ottobre, con una scansione settimanale che terminerà il prossimo Venerdi 28, la mini serie di Todd Haynes scritta insieme a Jon Raymond arriva per la prima volta in Italia dopo l’anteprima a Venezia 2011; più di cinque ore complessive di grande cinema dell’occhio.

La sua Mildred Pierce sembra una trasposizione fedele del romanzo di James M. Cain, più di quanto non lo fosse il film diretto da Michael Curtiz nel 1945, ma è grazie a questo avvicinamento alla superficie del testo e alle strategie del ritmo del romanziere americano che il film di Haynes si trasforma in un lavoro vertiginoso per stratificazione, un dispositivo molto complesso che nasconde più di altri film del regista Americano la vocazione intertestuale in un involucro narrativo classico, ma che proprio per questo, spostando tutto al livello dell’occhio, si rivela uno dei suoi lavori più radicali e ricchi di stimoli.

Infestato da riferimenti pittorici (Joseph Stella, Hopper, rifrazioni Hockneyane che diventano vetri e diaframmi dello sguardo Fassbinderiani, l’esplosione optical indietro nel futuro) e animato dalla stessa filologia delle pagine di Cain, ma da un punto di vista documentale e ottico (la ricostruzione delle cucine, i volti delle lavoratrici donne scolpiti da una luce simile a quella degli scatti di Dorothea Lange) rispetto al mondo Sirkiano “chiuso” e sin troppo perfetto di Far from Heaven, nonostante le luci meravigliose di Ed Lachman, percorre una via più rutilante e selvaggia, consentita anche dalla durata, aspetto che permette ad Haynes di lavorare su registri molto differenti, e di far debordare il melò in una serie di sequenze memorabili che mettono in contrasto decor, propensione alla distorsione ottica e il corpo degli attori alla deriva in spazi che li annientano.

E’ il background di Mildred, interpretata da una straordinaria Kate Winslet, che interessa a Haynes; cosi come per quello di karen Carpenter e le sue relazioni famigliari, o ancora la presenza fantasmatica di Julianne Moore disintegrata nello spazio casalingo, Mildred è nello stesso modo un corpo martire che assume a poco a poco le stigmate della storia antropologica Americana, vive in mezzo al marciume e incapace di vederlo, cerca di scorgere un orizzonte visivo che susciti un senso di meraviglia.

Orfano del subplot noir che Curtiz aveva inserito come epilogo della sua versione cinematografica, la Mildred Pierce di Haynes punta su altre forme dell’incubo americano, ma in modo meno didascalico e scopertamente politico che in Far From Heaven, raccontando a poco a poco il cuore nero di una nazione.


 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. È un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e new media. Produce audiovisivi