Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

31 Ottobre, 2010
Ravenna Nightmare Film Festival 2010 – Savage di Brendan Muldowney (Irlanda, 2009)

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Dopo aver presentato sei edizioni fa il suo corto The 10 steps, il giovane regista irlandese Brendan Muldowney entra in concorso al Nightmare Film Festival di Ravenna di quest’anno con il suo esordio nel lungometraggio, applaudito in patria come uno dei film più interessanti e coraggiosi della passata stagione. Savage rappresenta una valida variazione sulla struttura canonica del revenge movie, sottogenere che, con risultati alterni, è stato rappresentato nella rassegna romagnola anche da Godspeed di Robert Saitzyk e da Red White and Blue di Simon Rumley. Ambientato in una Dublino livida e ostile, segue il precipizio psicologico di Paul, un fotografo di cronaca nera aggredito, brutalmente e senza motivo, da due teppisti che arriveranno a castrarlo per puro divertimento. Nell’usuale meccanismo di risarcimento dell’ingiustizia subita attraverso l’immorale efficacia della vendetta personale, Muldowney inserisce l’affronto diretto alla virilità, moltiplicatore di angosce e ansie da prestazione in una società dipinta come una competizione di aggressività animalesca (il film si apre su due senzatetto che si azzuffano a terra per una bottiglia di whiskey). La chirurgia e l’affetto di un’infermiera non lo consoleranno quanto steroidi e coltelli da caccia: per Paul l’umiliazione subita non esige il semplice riequilibrarsi della bilancia della giustizia, ma richiede una palese ostentazione di mascolina violenza, fino a tramutarsi in puro impulso di sopraffazione fisica del prossimo, chiunque egli sia. Lo sguardo sulla parabola del protagonista è scevro da pudicizie e attento a renderne plausibili le sfumature, in una riuscita operazione di soffocante empatia tra personaggio e spettatore. L’aggressione da cui si sviluppa la vicenda narrata si riverbera nella mente di Paul all’interno di tutta la pellicola attraverso la virulenza di ricordi visivi,  della ricorsività di luoghi e circostanze e soprattutto di disturbi acustici resi perfettamente da un lodevole lavoro sul sonoro. Muldowney raccoglie le idee attorno ad un budget esiguo e dimostra di saper lavorare di cesello sui caratteri e sulle ambientazioni, senza peraltro lesinare sull’impatto emotivo di pochi effetti gore preannunciati però da un climax adeguato. Interessante vedere se in futuro ritornerà all’interno del tracciato di genere (come preannunciava il suo lavoro sui corti) o asseconderà la vena crudelmente introspettiva di questo suo esordio.

Alfonso Mastrantonio