giovedì, Luglio 18, 2024

L’amore che resta di Gus Van Sant: la recensione

E’ l’impalpabile confine fra la vita e la morte che Gus Van Sant attraversa di continuo, nel malinconico e autunnale Restless; accantonata la passione civile di Milk, lo sguardo errante del regista si inoltra nel terreno sempre incerto che congiunge amore, malattia e morte, tessendo con delicatezza e pudore le trame di due vite che si intrecciano e si toccano, appena prima di una fine che subito trascolora, perdendo la sua ineffabile durezza. Ancora una volta i protagonisti sono in qualche modo degli outsider, adolescenti naturalmente esclusi da un mondo estraneo, ma siamo ben lontani dalle atmosfere paranoiche e sospese delle pellicole precedenti: Enoch (Henry Hopper, figlio dell’indimenticato Dennis e vera sorpresa dell’ultimo festival di Cannes), dopo aver perso i genitori in un incidente, lascia la scuola e trascorre i pomeriggi presenziando alle esequie di perfetti sconosciuti, fantasticando su una morte che spera imminente (memorabile l`inquadratura iniziale, con Enoch che tratteggia con un gessetto la sua sagoma-cadavere sul selciato, con un’ironia alla Harold e Maude). L`unico testimone dei suoi pensieri è un immaginario fantasma che indossa i panni di un kamikaze giapponese morto a Pearl Harbor, sorta di grillo parlante tutt’altro che disciplinato. Ad interrompere la funerea routine è l’incontro con Annabell (la deliziosa Mia Wasikowska), cui un cancro ha lasciato soltanto tre mesi di vita. Il timore e la ritrosia lasciano ben presto spazio alla curiosità e all’affetto, quando Enoch si mostra disponibile ad accompagnare Annabell nei suoi ultimi giorni mentre, a poco a poco, l’ossessione per la morte (propria e altrui) si volge in un viscerale attaccamento alla vita, nel canto di gioia che ogni mattina si intona al risveglio, nel calore di un abbraccio che scioglie i timori. Rischia molto Van Sant, ma vince (quasi) sempre quando ai risvolti lacrimosi di una “Love Story” qualunque, preferisce i toni agrodolci e misurati che dipingono l’evolversi di un’affinità elettiva, che si espande oltre la soglia arbitraria che disgiunge la vita dalla morte.

Sofia Bonicalzi
Sofia Bonicalzi
Sofia Bonicalzi è nata a Milano nel 1987. Laureatasi in filosofia nel 2009 è da sempre grande appassionata di cinema e di letteratura. Dal 2010, in seguito alla partecipazione a workshop e seminari, collabora con alcune testate on line.

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