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Febbraio 14th, 2010
San qiang pai an jing qi (int. A Woman, a Gun and a Noodle Shop) di Zhang Yimou Berlinale 60 – Concorso

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zhangymou1Una coloratissima commedia nera. Ritornante di lusso della Berlinale (dove vinse nel 1988 con l’esordio Sorgo rosso), Zhang Yimou presenta un film divertente, visionario, dalla genesi a dir poco curiosa. Si tratta del remake cinese di Blood Simple (1984), primo film dei fratelli Coen con Frances McDormand stretta tra un marito geloso e un avido detective. Ma attenzione: San qiang pai an jing qi non è un remake contemporaneo, bensì ambientato nella Cina del XVII secolo, per l’esattezza in un terrain vague desertico e cromaticamente accecante. Il titolo internazionale è A Woman, a Gun and a Noodle Shop, e sono proprio questi elementi a rimanere in piedi alla fine del film, dopo che la pistola ha sparato i suoi tre colpi, gli stessi che “bucano” il pannello di legno digitale su cui scorrono i titoli di testa.

San qiang pai an jing qi ibrida il plot di Blood Simple con l’estetica di un’opera cinese chiamata San Cha Kou (parola di Zhang) e scodella novanta minuti di intrattenimento puro, agevolato dal congegno a orologeria della vecchia sceneggiatura coeniana. Due gli assi nella manica del film: l’estremo dinamismo (memore di Keep Cool, 1997, o dei più recenti cappa e spada Hero e La foresta dei pugnali volanti) e una fotografia accesa e vivace, che s’imprime sulla retina in maniera permanente. Il press kit ci è d’aiuto per constatare che il produttore Zhang Welping ha cominciato a lavorare col regista a partire da Keep Cool, mentre l’altro produttore, Bill Kong, ha in curriculum, oltre a tutti i wuxia di Zhang, una pietra miliare come La tigre e il dragone (2000) di Ang Lee. Sul fronte della visione, Zhao Xiaoding ha tinto il film col rosso delle dune che si accavallano a perdita d’occhio attorno alla spaghetteria e col blu dipinto di blu di un cielo troppo bello per essere vero. Più di metà della pellicola è ambientata di notte, una notte di luna piena (enorme) che giustifica il ricorso parossistico alla “notte americana”, l’effetto notte dei tempi di John Ford. Ovvero fotografia scurita e ombre dappertutto. Visto il contesto favolistico, la sospensione dell’incredulità si fa strada senza fatica.

Sono tante le chicche di questo ‘Sangue semplice’ con gli occhi a mandorla. I costumi, ad esempio, che abbonano ogni personaggio a un colore. La polizia a cavallo, che serpeggia tra le dune di roccia annunciandosi con una “sirena” ante litteram attivata dal vento. Le scene improntate a un virtuosismo allibente, come la vorticosa preparazione della sfoglia per gli spaghetti (probabilmente fatta al computer, ma non ci metterei la mano sul fuoco) o la sequenza iniziale, col venditore “persiano” che esibisce la sua merce, tra cui un cannone, per lo stupore di tutti. I primi due minuti sono anche gli unici in cui il montaggio fa uso di ralenti. Nel resto del film l’editing si mantiene relativamente sobrio, e solo nel finale, con un guizzo fantasioso, l’obiettivo s’immerge nell’occhio dell’ultimo personaggio morente e regala trenta secondi di delirio prima dei titoli di coda.

A Woman, a Gun and a Noodle Shop è Blood Simple girato col piglio di Arizona Junior (1987). Un fumettone grottesco e arioso – i paesaggi svolgono un ruolo centrale – che conferma il talento visivo di Zhang Yimou e la sua capacità di rinnovarsi e reinventarsi. Improbabile e superfluo che vinca qualcosa, anche perché se la troupe tornasse in patria con una statuetta in saccoccia, il governo requisirebbe tutto subito. Così come accadde all’Orso dell’88. Per Zhang, fedelissimo al regime, ciò non costituisce un problema.


 

Simone Buttazzi

Simone Buttazzi

Simone Buttazzi è nato a Bologna nel 1976 e ora vive in Germania. Si è laureato con una tesi sull’immagine-pulsione di Gilles Deleuze e le sue occorrenze cinematografiche. Dal 2002 lavora in campo editoriale come traduttore (dall’inglese e dal tedesco), redattore e consulente. In rete, oltre che su Indie-eye Network scrive per numerose testate di Cinema e Letteratura.