sabato, Settembre 19, 2020

Venezia 68 – Fuori Concorso – Contagion di Steven Soderbergh (Usa, 2011)

E’ un testo virale portentoso l’ultimo film di Steven Soderbergh, cineasta troppo spesso sottovalutato da un punto di vista filosofico e  sopravvalutato per questioni che interessano molto poco chi scrive, quali l’impegno civile,  la confezione politica dei suoi film e tutto quello che rimane fuori dall’ambiguità della visione, sostanzialmente per soddisfare il critico a caccia di “contenuti”. Che il suo cinema sia una costante ricerca sulla percezione è chiaro per lo meno sin da Kafka, film sul rovescio della palpebra che sposta continuamente il rapporto tra immagine e produzione della stessa. Contagion allora è davvero un lavoro di fenomenologia del contagio che non può certo essere inteso nel suo significato di social sharing, ovvero in un contesto dove sia in gioco la trasmissione di sistemi emozionali; quello che interessa al regista  Americano è seguire i processi di propagazione di testo e immagine digitali, emozioni e memorie incluse come elementi dell’informazione, nell’ipotesi che il virus sia una proliferazione più che una moltiplicazione del punto di vista.  Soderbergh non risparmia neanche Gwyneth Paltrow, supposta origine di un virus planetario e cadavere con il cranio scoperchiato dopo circa dieci minuti dall’inzio del film;  trasformata in una forma pervasiva di infezione digitale, si manifesta come insieme complesso di dati, attraverso le memorie del marito (Matt Damon) e nel recupero dei video di sorveglianza catturati dai dispositivi a circuito chiuso di un casinò cinese. Soderbergh torna a quel punto di vista delle macchine di riproduzione digitale che costruivano lo spazio ottico di Girlfriend Experience, ma lo fa con un immagine che è sempre in ritardo o in anticipo rispetto alla sorgente, perchè non ne fa più parte, come gli organismi virtuali autonomi che si scollano dall’apparato mnemonico del montaggio nel New Rose Hotel di Abel Ferrara. E’ spaventoso l’abisso scoperchiato da Contagion, abitato da schegge di tempo frattale, introduce immagini che sembrano guardarci dal passato ma che in verità, esattamente come un organismo virale, proliferano in una curvatura indipendente, cosa sarebbe altrimenti quella sovrapposizione apparentemente crudele e gelida che affianca la Prom Night privata e intima della figlia di Matt Damon sulle note di All i Want is You degli U2 con la persistenza di Gwyneth Paltrow che ci osserva dal “Day 1” come se quello fosse un sistema caotico autonomo?

Michele Faggi
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. È un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e new media. Produce audiovisivi

ARTICOLI SIMILI

INDIE-EYE SU YOUTUBE

Advertisment

FESTIVAL

The Flood Won’t Come di Marat Sargsyan: recensione

The Flood Won't Come, una decostruzione dell'aura sacrale che circonda l'odore della guerra. Visto alla SIC di Venezia 77, la recensione

Lucca Film Festival 2020: un festival diffuso

Lucca Film Festival e Europa Cinema, dal 25 settembre al 4 ottobre a Lucca e Viareggio. I concorsi e gli eventi speciali. Tutti i dettagli

Amedeo Nazzari, ritratto d’attore: la mostra a Roma dal 21 Settembre

Amedeo Nazzari, ritratto d'attore. La mostra fotografica dedicata al grande interprete, dal 21 settembre al 18 ottobre alla Casa Del Cinema di Roma

A Taormina il Nations Award – Premio Cinematografico delle Nazioni

Nations Award - Premio Cinematografico delle Nazioni il 19 settembre a Taormina, tra i premiati: Jean Sorel e Abel Ferrara

Matera Film Festival 2020: la prima edizione dal 24 settembre

24, 25 e 26 Settembre, i tre giorni del Matera Film Festival 2020, prima edizione.

ECONTENT AWARD 2015