mercoledì, Luglio 24, 2024

Your Film Festival – tutti i 50 semifinalisti commentati, aspettando Venezia 69

 

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88:88 di Joey Ciccoline (Usa)

Quest’ultimo conduce ai corti più legati al genere fantastico. Divertente Camino al Cementario di Mijael Milies e Carla Pastén che in un Cile desertico e leoniano, risolvono velocemente una caccia al criminale, con tanto di taglia, da parte di due balordi. Non fosse che il criminale è un’automobile che si anima da sola. Tra violenze parossistiche, personaggi da fumetto e dettagli splatter, i due girano, molto bene oltretutto, come se avessero visto fin’ora solo Robert Rodriguez. Quelli che nei minuti iniziali di 88:88 di Joey Ciccoline sembrerebbero le incomprensibili azioni di una ragazza turbata, trovano una logica spiegazione nella seconda parte del racconto, quando la storia acquista connotazioni sci-fi. Un film con tutti i crismi, pur se di pochi minuti, dalle soluzioni vicine a Signs di Shyamalan e dalle suggestioni Paranormal Activity (per fortuna senza effetto P.O.V.) o perché no The Entity (l’orrore che s’introduce e agisce tra le mura domestica, il letto come centro dell’azione), dove, aldilà degli FX (molto ben calibrati), ogni singola inquadratura dice di una padronanza del mezzo davvero superiore; mentre i diversi interrogativi rimasti insoluti, più che guastarne la visione, sembrano chiedere maggiori sviluppi sulla lunga durata. Confuso, invece, The Debt Collector di Alan David Morgan (storia di un riscossore di debiti nell’America della grande depressione, che prende di colpo toni da horror metafisico) e poco incisivo, dispiace dirlo perché comunque delicato e sensibile, anche The Drought di Kevin Slack (accenni sovrannaturali per una storia che vede un anziano venditore d’ombrelli in un periodo di siccità) entrambe produzioni americane. Metafore telefonate su alcune delle innumerevoli crisi del pianeta (economica, climatica). Qualche dubbio lo riserva anche il brevissimo Secular Quarter #3 di David Gidali, in cui in una Gerusalemme futuribile, delle enormi strutture delimitano i quartieri della città, tenendo debitamente separate le etnie in conflitto, fin quando dei misteriosi velivoli ipertecnologici non le tirano, letteralmente, via. Resa visiva oggettivamente spettacolare ma con un’osservazione un po’ troppo semplicistica ed anche qui un pelo ambigua, dello scontro israelo/palestinese. (continua nella pagina successiva…)

Alessio Bosco
Alessio Bosco
Alessio Bosco - Suona, studia storia dell'arte, scrive di musica e cinema.

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