venerdì, Settembre 25, 2020

Control di Anton Corbijn: recensione

Grazie a Movies inspired Control, il film di Anton Corbijn dedicato a Ian Curtis, torna nelle sale e nelle arene estive. La recensione

La breve vicenda biografica di Ian Curtis è difficile da raccontare senza scivolare negli stereotipi. Il cantante dei Joy Division, con la sua vita e la sua musica, si è imposto agli occhi del pubblico come moderno modello dell’artista maledetto, il cui genio si nutre di quei demoni che di lui si nutrono. Quanto sarebbe facile cedere ai luoghi comuni per darne una rappresentazione romantica, in cui il malessere personale è tutto sommato quasi un dono, perché da esso nasce l’arte…

Nel 2007 Anton Corbijn riuscì a evitare questo rischio con il suo film d’esordio, Control, che segue Curtis dall’adolescenza alla morte. Come scrisse anche Roger Ebert dopo la premiere a Cannes, Control funziona sia come biopic musicale che come storia di una vita. Se ciò è vero, è anche perché dietro alla realizzazione del film ci sono persone che Curtis lo conoscevano bene: tra i produttori figurano infatti Tony Wilson e Deborah Curtis, rispettivamente produttore discografico dei Joy Division e moglie di Ian, e lo stesso Corbijn era amico dei membri della band.

Lo straordinario Sam Riley cattura gli sguardi e le movenze di Curtis e se ne fa vero e proprio doppelgänger, riuscendo a portare sullo schermo l’enorme fragilità del cantante, e rinuncia così a ogni tentazione agiografica.

Il suo Ian Curtis è l’unico fulcro del film di cui occupa la quasi totalità del minutaggio, si contano solo un paio di brevi scene in cui egli non appare, ma se la cinepresa di Corbijn è sempre su di lui, la sua figura sembra quasi voler sfuggire da questa presenza così indiscreta, ricurvandosi su di sé, perennemente attanagliato da un disagio da cui si libera solo quando il suo corpo si muove sulla musica, in quegli strani, sgraziati balletti resi celebri dai concerti dei Joy Division.

Molti film sulla storia delle band, soprattutto in tempi recenti, tendono a ridursi a lunghe parate musicali con le quali compiacere i fan, trama e personaggi risultano accessori a questi karaoke per immagini.

Anche in Control la musica ha, chiaramente, un ruolo centrale, ma il rapporto con la narrazione è ribaltato: le canzoni non sono l’unica cosa che conta ma sono funzionali alla storia che viene raccontata; servono cioè a sviluppare il ritratto del protagonista, che nelle note nei testi e nel ballo esprime una parte importante della propria essenza.

Sono passati esattamente 40 anni dal suicidio di Ian Curtis. È l’occasione per (ri)scoprire Control, che, nonostante l’ottima accoglienza all’epoca della sua uscita, è poi finito quasi dimenticato.

E non lo merita. Perché anche se non è certo un film epocale, rimane un biopic scevro da cliché, capace, soprattutto, di fare un ritratto non idealizzato della depressione.

Corbijn la ritrae per ciò che è, una malattia e il Ian Curtis che porta in scena è un uomo malato. Forse il suo talento viveva anche di questa sua condizione, ma il fardello di una simile esistenza non è taciuta e il bianco e nero così contrastato della pellicola cattura tutte le contraddizioni raccontate. Contraddizioni che hanno fatto grandi Ian Curtis e i Joy Division.

E, in minor misura, anche Control.

Approfondimenti

Marcello Bonini
Marcello Bonini
Marcello Bonini nasce a Bologna nel 1989. Insegnante, fa il montatore per vivere. Critico Cinematografico, ha scritto per diverse riviste di cinema e pubblicato una raccolta di racconti. Fa teatro e gira cortometraggi.

ARTICOLI SIMILI

INDIE-EYE SU YOUTUBE

Advertisment

FESTIVAL

Careless Crime di Shahram Mokri: recensione

Dopo due film tanto simili sembrava che Mokri avesse trovato il proprio personalissimo sistema di fare cinema e che fosse intenzionato a portarlo ancora avanti. Careless Crime però è diverso, ma allontanandosene ricorre alla riflessione sul tempo e lo spazio per trasformarsi in una dichiarazione d’intenti. La recensione di Careless Crime

Ca’ Foscari Short Film Festival 2020: Un festival diffuso

Dario Argento, Pino Donaggio, Lorenzo Mattotti gli ospiti speciali del Ca' Foscari Short. Festival "diffuso" tra location fisiche e web

The Flood Won’t Come di Marat Sargsyan: recensione

The Flood Won't Come, una decostruzione dell'aura sacrale che circonda l'odore della guerra. Visto alla SIC di Venezia 77, la recensione

Lucca Film Festival 2020: un festival diffuso

Lucca Film Festival e Europa Cinema, dal 25 settembre al 4 ottobre a Lucca e Viareggio. I concorsi e gli eventi speciali. Tutti i dettagli

Amedeo Nazzari, ritratto d’attore: la mostra a Roma dal 21 Settembre

Amedeo Nazzari, ritratto d'attore. La mostra fotografica dedicata al grande interprete, dal 21 settembre al 18 ottobre alla Casa Del Cinema di Roma

ECONTENT AWARD 2015