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Giovanna D'Arco, potente, viscerale e strabordante film di Luc Besson. Finalmente in Blu Ray nelle due versioni Gaumont e Sony, in un'edizione pubblicata da Koch Media con 5 cartoline da collezione. Ve ne parliamo in dettaglio con uno dei nostri video unboxing 

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Giovanna D’Arco. Il film culto di Luc Besson in edizione doppio Blu Ray, il video unboxing

Torna finalmente in Blu Ray il capolavoro di Luc Besson. Sono due le versioni di “Giovanna D’Arco” proposte da Koch Media. La prima ricavata dai master Gaumont, la seconda da quelli Sony. Nella confezione del doppio Blu Ray sono contenute anche 5 belle cartoline da collezione. Vediamo insieme il contenuto con uno dei nostri video unboxing.

*Prodotto omaggio stampa fornito da Koch Media Italia

Giovanna D’arco di Luc Besson. La sinossi del film

Nel modesto villaggio di Domrémy vive la piccola Giovanna, una bambina devota e amabile. La vita della bambina cambia improvvisamente con lo scoppio della guerra dei Cento Anni, dovendo assistere all’uccisione e allo stupro della sorella maggiore. Tempo dopo, Giovanna è ormai una donna, ma non può dimenticare l’atroce sorte della sorella. Giovanna nutre un odio profondo contro gli inglesi, e chiede udienza al Delfino Carlo VII per convincerlo che Dio le risparmiò la vita, poiché lei è destinata a sconfiggere gli invasori a permettere l’incoronazione del legittimo erede della Cattedrale di Reims…

Giovanna D’Arco di Luc Besson, la differenza tra i due master nell’edizione Koch Media 2 Blu Ray

Il film di Luc Besson ottenne due candidature ai premi César per miglior costumi e miglior sonoro e altrettanti ai Lumiére, per miglior regia e migliore opera. Il cast, internazionale, comprendeva oltre ad una straordinaria Milla Jovovich nella parte della Pulzella D’Orleans, anche Faye Dunaway nella parte di Iolanda di Aragona, John Malkovich nei panni di Carlo VII di Francia ed infine Dustin Hoffman che interpreta la coscienza di Giovanna.
Il film viene presentato per la prima volta da Koch Media nelle due edizioni presenti sul mercato. La prima di 160 minuti relativa ai master della Gaumont, la seconda di 158 minuti desunta dai master della Sony. Le differenze sono minime e riguardano sul piano dei contenuti solo alcuni dialoghi che mancano nella versione statunitense (Sony) nella prima parte del film.
Più evidente il lavoro di color correction che si assesta su tonalità più calde per quanto riguarda la versione francese. Quest’ultima, desunta da un master in 4k, restituisce una visione più ricca e dettagliata in termini di definizione e relazione dell’originale su pellicola. Per quanto riguarda il bitrate, leggermente più alto quello Sony, anche se in termini di preferenze, per i motivi già esposti il master Gaumont ci sembra il migliore. Il video della Versione Gaumont è 2.35:1 1080p mentre la versione Sony 2.40:1 1080p. Ottimo l’audio per entrambe le versioni ( DTS-HD Master Audio 5.1) e nessun extra a corredo. Mancanza compensata dalle 5 cartoline da collezione, davvero molto belle anche in termini di materiali utilizzati. Vi consigliamo di guardare attentamente il nostro video unboxing per conoscere da vicino il contenuto dell’edizione Koch Media.

Giovanna tra cielo e terra. La (s)fortuna critica del film di Luc Besson

A dispetto delle feroci critiche che attaccarono il film dopo la sua uscita, soprattutto oltreoceano, Luc Besson realizza un potentissimo esempio di cinema d’azione con sequenze di battaglia di grande visceralità e gestione dello spazio visivo. Basta pensare alla sequenza in cui la giovane Joan rimane nascosta dietro una porta, mentre nella stanza adiacente la sorella viene stuprata e uccisa da un inglese. Al regista francese non interessa seguire le tracce della fedeltà storico-filologica, innanzitutto per la scelta del formato e quelle colorimetriche del direttore della fotografia Thierry Arbogast, vicine al cinemascope dell’epica cinematografica statunitense.

Il pastiche culturale è servito e a nostro avviso funziona egregiamente nel suo continuo oscillare tra simbolismo estremo e cultura pop; un marchio di fabbrica nel cinema di Besson, che gli consente di inserire visioni occultiste e gnostiche, falsi storici, deragliamenti percettivi. La stessa figura di Giovanna oscilla, pur nella possessione del rapporto con Dio, tra cielo e terra ed è sicuramente più legata alla seconda, alla battaglia e al corpo, prospettiva “scandalosa” che riesce perfettamente ad un cineasta come Besson, per niente interessato alla misura e al limite.

Al centro, come in quasi tutto il suo cinema, una figura femminile forte, inconsueta, incompromissoria. Dall’infanzia al processo, segue un percorso di pura invenzione finzionale per restituirci un saggio di cinema ipercinetico e allucinatorio. Allo stesso tempo c’è il limite affascinante, come nel cinema di Terry Gilliam, di una macchina produttiva-celibe estrema, megalomane, magniloquente, che diventa assoluta revisione del cinema industriale proprio quando si inceppa.

La battaglia filmata in Repubblica Ceca, sulle rive del lago Slezska Harta dove Besson è imperatore incontrastato seguito da dieci guardie del corpo, inavvicinabile, anche quando sul posto muore uno stunt. Besson, insieme a Mathieu Kassovitz e Jan Kounen, è un regista maledetto, rifiutato dall’intellettualismo critico e dalla stampa americana in cerca di quell’ “auterism” europeo a tutti i costi, nonostante la 1BK2, la casa di produzione di Besson, sia una holding con radici losangeline, creata appositamente in quegli anni per penetrare il mercato anglofono e americano.

In questo impero assoluto, i suoi collaboratori di sempre, ovvero il direttore della fotografia Thierry Arbogast, il compositore Eric Serra e la montatrice Sylvia Landra hanno libertà totale e si muovono entro il metodo Besson, sempre a metà tra un corpo a corpo diretto tra terra e macchina da presa e un’organizzazione pachidermica, quasi militare; la vicinanza della camera in spalla e la distanza dell’industria.

“Giovanna D’Arco” concentra tutte le tensioni contrastanti del cinema di Besson, a partire dalla controversa storia produttiva e le cause in corso con Kathryn Bigelow che originariamente avrebbe dovuto dirigere il film, con il regista francese alla produzione esecutiva. Un “clash”, linguistico e culturale, straordinario e probabilmente irripetibile fuori da quella stagione.