{"id":11923,"date":"2012-09-05T00:40:44","date_gmt":"2012-09-04T22:40:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=11923"},"modified":"2021-09-07T14:48:55","modified_gmt":"2021-09-07T12:48:55","slug":"venezia-69-orizzonti-lintervallo-di-leonardo-di-costanzo-italia-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/venezia-69-orizzonti-lintervallo-di-leonardo-di-costanzo-italia-2012.html","title":{"rendered":"Venezia 69 \u2013 Orizzonti \u2013 L\u2019intervallo di Leonardo Di Costanzo (Italia, 2012)"},"content":{"rendered":"<p>Due ragazzi appena usciti dalla pubert\u00e0 si ritrovano costretti in un casermone di periferia: lui, Salvatore, deve sorvegliare lei, Veronica, finch\u00e9 non arriveranno \u201cquelli\u201d, i boss che regoleranno i conti con la ragazza. Nessuno dei due ha colpe alcune, se non quella di essere nati in un quartiere a concentrazione mafiosa, una di quelle \u201ccitt\u00e0 di dio\u201d tanto fatiscenti quanto sovrappopolate. Questo \u00e8 il quadro de <strong>L\u2019intervallo<\/strong> di <strong>Leonardo Di Costanzo<\/strong>, il primo film \u201cdi finzione\u201d del regista campano dopo una vita passata a montare documentari. Il canovaccio \u00e8 scarno ed essenziale: due protagonisti e un\u2019ambientazione ridotta al minimo con poche ore per lo sviluppo della <em>fabula<\/em> e un solo scenario che si ripete senza apparenti soluzioni di continuit\u00e0. L\u2019intervallo \u00e8 uno di quei film che, purtroppo, fanno discutere prima ancora dell\u2019uscita. Le mafie al cinema sono infatti un fenomeno che, per quanto ormai consolidato nell\u2019industria cinematografica nostrana, spaventa persino gli addetti ai lavori. Il motivo non \u00e8 di natura politica (almeno si spera), ma meramente estetica: la domanda che ci si pone \u00e8 fino a che punto il regista si sar\u00e0 sbilanciato nella trascrizione di una realt\u00e0 tanto cruda e violenta. Di Costanzo sceglie un approccio trasversale; si accosta alla camorra in maniera marginale e trasferisce tutta la carica espressiva ai due ragazzi, rimarcando cos\u00ec la perversione del contesto sociale specifico. Non \u00e8 la prima volta che si racconta di ragazzi e mafia. Il rimando pi\u00f9 chiaro de L\u2019intervallo non \u00e8 per\u00f2 <strong>Gomorra<\/strong> (che condivide con questo film gli sceneggiatori e il contesto di riferimento), ma piuttosto i documenti vagamente mel\u00f2 di <strong>Marco Risi<\/strong>, <strong>Mary per sempre<\/strong> e <strong>Ragazzi fuori<\/strong>. La somiglianza \u00e8 determinata dall\u2019originalit\u00e0 di un analisi che in entrambi gli autori si costituisce \u201cdal basso\u201d, dagli occhi degli innocenti. Le differenze tra Risi e Di Costanzo sono per\u00f2 evidenti e non solo a livello formale: da una parte si hanno due concezioni diverse nelle soluzioni narrative, che in Risi tendono alla cronaca, mentre in Di Costanzo all\u2019affresco ; dall\u2019altra c\u2019\u00e8 una cornice che si differenzia tra aberrazione e disfacimento. Quest\u2019ultima distinzione, magari azzardata, \u00e8 ben visibile nel rapporto tra i protagonisti de L\u2019intervallo: il regista non realizza una caricatura dei due personaggi, ma sfrutta la loro rassegnata naturalezza. Salvatore e Veronica stupiscono infatti per l\u2019estraneit\u00e0 ai fatti narrati (quasi fossero Vladimiro ed Estragone trapiantati in Campania) e per l\u2019affinit\u00e0 con un ambiente cui appartengono di diritto. A Di Costanzo non rimane che tingere la vicenda di iperrealismo: il dialetto \u00e8 l\u2019unico elemento effettivo che permetta una collocazione spaziale (che appare chiara sin da subito), mentre i piani ravvicinati e veloci articolano le sequenze. In questo modo il film disperde la rarefazione iniziale, dischiudendo gradualmente la leggibilit\u00e0 della trama. I due ragazzi vincono i sospetti iniziali e divengono amici, ma alla fine sono costretti a separarsi come due estranei: cos\u00ec vogliono le leggi del quartiere, un sistema cui entrambi non vogliono e possono sottrarsi. \u00c8 questo senso di sopraffazione, tanto sottile quanto inesorabile, l\u2019elemento pi\u00f9 spiazzante del film.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due ragazzi appena usciti dalla pubert\u00e0 si ritrovano costretti in un casermone di periferia: lui, Salvatore, deve sorvegliare lei, Veronica, finch\u00e9 non arriveranno \u201cquelli\u201d, i boss che regoleranno i conti con la ragazza. 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