{"id":11926,"date":"2012-09-05T03:46:48","date_gmt":"2012-09-05T01:46:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=11926"},"modified":"2014-11-30T19:50:27","modified_gmt":"2014-11-30T17:50:27","slug":"venezia-69-fuori-concorso-den-skaldede-frisor-love-is-all-you-need-di-susanne-bier-danimarca-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/venezia-69-fuori-concorso-den-skaldede-frisor-love-is-all-you-need-di-susanne-bier-danimarca-2012.html","title":{"rendered":"Venezia 69 \u2013 Fuori Concorso &#8211; Den skaldede fris\u00f8r (Love is all you need) di Susanne Bier (Danimarca, 2012)"},"content":{"rendered":"<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-11927\" title=\"love_is_all_you_need\" src=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-content\/uploads\/love_is_all_you_need.jpg\" alt=\"\" width=\"452\" height=\"300\" \/>L\u2019atteso ritorno di Susanne Bier all\u2019indomani dell\u2019Oscar come miglior film straniero e del Golden Globe per <strong>In un mondo migliore<\/strong> (2011), sorprende e non delude affatto. A sorprendere \u00e8 il tono e il colore acceso e solare del suo nuovo film, che riprende i temi e lo stile gi\u00e0 consolidati dalla regista danese nei drammi familiari precedenti, compattando questa nuova storia corale in un ritmo serrato e in una chiave brillante che esalta il peculiare tratteggio psicologico dei vari personaggi. Quasi che l\u2019orchestrazione in battere dei drammi precedenti sia in questo caso tutta in levare, in un controcanto che forse meglio si addice alla vena agrodolce della regista danese. Considerando che il lato meno convincente delle sue trame drammatiche era, tutto sommato, il finale riconciliatorio (dall\u2019agro al dolce, appunto), alla Bier lavorare sul rovescio dell\u2019ordito parrebbe riuscir meglio. Come a dire: dando per presupposto il dolce della commedia sentimentale si \u00e8 prodigata nell\u2019agro e nell\u2019asprigno prendendo a simbolo della sua storia il limone. E su questo frutto la Bier ha costruito, peraltro, uno dei dialoghi pi\u00f9 riusciti e la metafora pi\u00f9 delicata del film che ne racchiude tutto il senso: un albero di aspri limoni, con vari innesti, pu\u00f2 produrre anche dolci arance. Cosa che, dentro e fuor di metafora, ci porta al succo della storia.<br \/>\nTutto comincia con i preparativi di un matrimonio. Ed \u00e8 questa la prima novit\u00e0. Infatti se in <strong>Dopo il matrimonio<\/strong> (2006) la reunion famigliare scatenava il dramma, in questo caso le cose vanno storte fin da principio e su tutti i personaggi aleggia una nube di amarezza: il triste compleanno di Philip (<strong>Pierce Brosnan<\/strong>) un ricco vedovo scontroso, trincerato da anni nel dolore per la perdita della donna amata; l\u2019ultima seduta di chemioterapia di Ida (<strong>Trine Dyrholm<\/strong>) che rientra a casa e trova il marito con una sciacquetta bionda con cui poi si accompagner\u00e0 alle suddette nozze; il fratello della sposa spedito al fronte; i due promessi che aprono la villa della futura cerimonia e si ritrovano davanti un rustico da ristrutturare in pochi giorni, oltre a verit\u00e0 scomode da affrontare tra loro. Il climax della storia \u00e8 raggiunto con la famiglia riunita nella villa italiana di Philip. La scena corale del ballo scatenato alla vigilia delle nozze svela il carattere autentico dei vari personaggi. La cerimonia sar\u00e0 l\u2019occasione per sradicare tensioni sotterranee e innestare nuovi germogli che la sceneggiatura di <strong>Anders Thomas Jensen<\/strong>, storico collaboratore della Bier, far\u00e0 crescere verso il finale, dove Ida e Philip, superate le proprie paure, si ritrovano uniti.<br \/>\nSe il motto di ogni commedia che si rispetti \u00e8 che non tutti i mali vengono per nuocere, ci\u00f2 vale ancor pi\u00f9 in questo caso: a spiccare non \u00e8 tanto l\u2019originalit\u00e0 della storia e tantomeno il rocambolesco modo di dirimere i nodi intrecciati ad arte, perch\u00e9 ci\u00f2 che conta veramente, trattandosi di Susanne Bier, \u00e8 mostrare la forza di reazione alle avversit\u00e0, la capacit\u00e0 di ripresa e di evoluzione che hanno potenzialmente i personaggi. E qui Ida, la sua protagonista, \u00e8 il centro gravitazionale della storia. La sua solarit\u00e0 e la sua forza sono esaltate dalla splendida interpretazione della Dyrholm, che curiosamente ritroviamo con un ruolo opposto a quello del film precedente dove era Marianne, un medico in crisi matrimoniale e in pieno panico nella gestione del figlio adolescente. Qui muove invece corde attoriali positive, di grande energia e risolutezza: a lei il compito di consolare la figlia in crisi e soprattutto di affrontare la malattia ritrovando la propria immagine allo specchio (rifiuta la plastica ricostruttiva al seno, indossa con disinvoltura la sua parrucca a coprire i segni della chemio). Il titolo originale, <em>La parrucchiera calva<\/em> (<em>Den skaldede fris\u00f8r<\/em>), appare perci\u00f2 pi\u00f9 riuscito della sua versione export <strong>Love is all you need<\/strong>.<br \/>\nSviluppati in modo alternativo al dramma sono anche i temi cari alla Bier: la crisi di identit\u00e0 che nasce nello scontro tra i valori e la prassi; la supplenza dei ruoli famigliari con la genitorialit\u00e0 naturale messa in discussione a favore delle relazioni elettive; l\u2019incomunicabilit\u00e0 tra generazioni. Riconoscibile anche la cifra stilistica della regista danese che nella commedia integra e giustifica con maggiore efficacia alcuni espedienti formali dei suoi drammi: lacerti di Dogma applicati con maggiore discrezione e pi\u00f9 efficacemente calibrati in senso emozionale, oltre che ironico (il trasporto del materasso tra i due futuri amanti omosessuali, lo scontro tra le due auto dei futuri amanti mancati consuoceri &#8211; quasi rifrazioni subliminali di sommovimenti emotivi inconsci). Gli inserti naturalistici che in passato peccavano di un certo velleitario astrattismo acquistano ora funzionalit\u00e0 semantiche pi\u00f9 coese alla storia. Nella fotografia dai toni vividi e saturi, prevalgono i colori primari. Nell\u2019incipit il giallo dei limoni (simbolicamente associato al pericolo e al mutamento), che trasmuta nel rosa e nel rosso dei vestiti di Ida (la scoperta dei sentimenti e la consapevolezza delle emozioni) per dissolversi nel blu della scena finale davanti al mare (la serenit\u00e0 acquisita). Non meno significativa la location, usata ancora in senso inverso rispetto al dramma: dopo l\u2019Afghanistan (<strong>Non desiderare la donna d\u2019altri<\/strong>), l\u2019India (Dopo il matrimonio) e l\u2019Africa (In un mondo migliore) come \u2018luoghi di autenticit\u00e0\u2019, ambienti estremi che scuotono la coscienza e mettono a nudo i limiti dei personaggi, a fungere da detonatore (stavolta positivo) delle tensioni latenti \u00e8 l\u2019Italia, si direbbe \u2018luogo della sincerit\u00e0\u2019, della messa a nudo delle proprie fragilit\u00e0 (il bagno marino di Ida, nuda e senza parrucca; Philip che confida il suo lutto irrisolto dando le spalle alla parete antica e sbrecciata del bar Sorrento; lo scontro tra padre e figlio nella grotta marina, uterino rimando alla madre assente). La scena in cui il ragazzo sorrentino palesa la sua omosessualit\u00e0 con un appassionato bacio allo sposo \u00e8 la cifra narrativa che mostra come l\u2019ambiente attragga quasi magneticamente i personaggi favorendone lo svelamento delle pi\u00f9 intime emozioni. Apprezzando l\u2019equilibrio dei risultati e il delicato ritmo brioso che ne risulta c\u2019\u00e8 proprio da augurarsi che questo film sia la prima opera di un nuovo corso, piuttosto che una mera parentesi ricreativa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-11927\" title=\"love_is_all_you_need\" src=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-content\/uploads\/love_is_all_you_need.jpg\" alt=\"\" width=\"452\" height=\"300\" \/>L\u2019atteso ritorno di Susanne Bier all\u2019indomani dell\u2019Oscar come miglior film straniero e del Golden Globe per In un mondo migliore (2011), sorprende e non delude affatto; Love is all you need, a Venezia 69 ,Fuori concorso, la recensione di Catia Renna&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":43,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[151,19,10,8,150,240],"tags":[],"class_list":["post-11926","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-fuori-concorso-venezia-69","category-news","category-recensioni","category-strana-illusione","category-venezia-69","category-venezia69"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11926","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/43"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11926"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11926\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11926"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11926"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11926"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}