{"id":12057,"date":"2012-09-11T12:55:58","date_gmt":"2012-09-11T10:55:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=12057"},"modified":"2014-11-30T19:45:38","modified_gmt":"2014-11-30T17:45:38","slug":"venezia-69-orizzonti-ja-toze-chocu-me-too-di-aleksej-balabanov-russia-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/venezia-69-orizzonti-ja-toze-chocu-me-too-di-aleksej-balabanov-russia-2012.html","title":{"rendered":"Venezia 69 \u2013 Orizzonti \u2013 Ja to\u017ee cho\u010du (Me too) di Aleksej Balabanov (Russia, 2012)"},"content":{"rendered":"<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-12058\" title=\"me_too_balabanov\" src=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-content\/uploads\/me_too_balabanov-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" \/>C\u2019\u00e8 un campanile su un\u2019isola in mezzo a un lago ghiacciato e chi ci entra pu\u00f2 ottenere la felicit\u00e0 ed essere trasportato altrove; non a tutti \u00e8 dato il privilegio, anche se tutti possono provarci. A seguito di una misteriosa tempesta elettromagnetica, il territorio circostante \u00e8 altamente radioattivo e chi vi si addentra ne viene fatalmente contaminato. Fuori dal recinto \u00e8 piena estate, dentro l\u2019inverno atomico, e il territorio sommerso dalla neve \u00e8 disseminato dei cadaveri di quelli che non ce l\u2019hanno fatta. L\u2019ambiente, nei film di <strong>Aleksej Balabanov<\/strong>, \u00e8 sempre stato importante almeno quanto la storia e i personaggi. In questo ultimo film la storia \u00e8 a dir poco scarna e i personaggi appena accennati, in bilico tra l\u2019essere pura emanazione dell\u2019ambiente e archetipi umani. A guidare l\u2019avventurosa spedizione alla ricerca della felicit\u00e0 \u00e8 il Criminale (<strong>Aleksandr Mosin<\/strong>), \u2018uomo di azione\u2019, antieroe positivo, impavido e donchisciottesco (una statuetta dell\u2019hidalgo troneggia in casa sua). Il suo amico Matveev (<strong>Jurij Matveev<\/strong>) \u00e8 \u2018uomo di affetti\u2019 (segue l\u2019amico, porta con s\u00e9 il vecchio padre). Il Musicista (<strong>Oleg Garku\u0161a<\/strong>) \u00e8 un \u2018uomo di sensibilit\u00e0\u2019, con il dono della creazione artistica. Ai tre avventurieri si aggiungono altri due viaggiatori: il Ragazzo (<strong>Balabanov jr<\/strong>) simbolo della \u2018forza della mente\u2019 (ha il dono della preveggenza), e la Ragazza (<strong>Alisa \u0160itikova<\/strong>), incarnazione della \u2018forza del corpo\u2019 (corre nuda nella neve). Ma come sempre nel mondo di Balabanov l\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 mai divisa in categorie morali, qualit\u00e0 e difetti coesistono come diverse gradazioni della stessa attitudine. Cos\u00ec per eccesso di azione si uccide, per difetto di amore si beve, la sensibilit\u00e0 d\u00e0 amarezza, la forza della mente allontana dagli altri, la forza del corpo li fa avvicinare troppo. La felicit\u00e0 non \u00e8 concessa a tutti, ma il fatto di perseguirla presuppone il desiderio di riscatto. Ciascuno ci arriva a modo suo, ciascuno deve trovare la propria strada: da sempre \u00e8 questo il modo di vedere le cose di Balabanov. I suoi personaggi non sono mai spiegati in termini psicologici: sono esattamente quello che fanno. Ciascuno di loro arriver\u00e0 alla meta o rinuncer\u00e0, coerentemente con la propria indole profonda. Gli unici a cui non sar\u00e0 concessa la felicit\u00e0 sono quelli che hanno ucciso (fisicamente o metaforicamente) qualcun altro, negandogli la prova della felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Balabanov ha saputo cogliere come pochi altri l\u2019anima nera delle diverse epoche della societ\u00e0 russa: i morbi intellettuali degli anni Dieci (<strong>Morfij<\/strong>, 2008), la perversione tecnologica degli anni Venti (<strong>Pro urodov i ljudej<\/strong>, 1998), la stagnazione cadaverica degli anni Settanta (<strong>Cargo 200<\/strong>, 2007), l\u2019etica criminale degli anni Ottanta (<strong><em>Brat<\/em><\/strong>, 1997), la brutalit\u00e0 della guerra cecena (<strong>Vojna<\/strong>, 2002). Come se la resa dei conti fosse gi\u00e0 avvenuta (il fuoco che annienta e purifica in <strong>Ko\u010degar<\/strong>, 2010), l\u2019atmosfera plumbea e apocalittica di quest\u2019ultimo film travalica i confini della geografia e della storia russe, puntando a un altrove extratemporale. Il Campanile della Felicit\u00e0 si trova in uno spazio separato dal mondo. Torna inevitabilmente alla memoria la Zona tarkovskiana di <strong>Stalker<\/strong>, ma qui il territorio \u00e8 una carcassa abbandonata pi\u00f9 che un\u2019entit\u00e0 psichica viva. Il regno di Utopia, gi\u00e0 preannunciato in Cargo 200 quando &#8211; nel corso del dialogo sull\u2019ateismo &#8211; viene citata la <em>La Citt\u00e0 di Dio<\/em> di Campanella, torna qui in apertura del film nell\u2019invocazione del Musicista davanti all\u2019icona con una citazione letterale delle <em>Preghiere della Torre<\/em> di Tommaso Moro che \u00e8 anche l\u2019autore dell\u2019isola di Utopia. La \u2018citt\u00e0 degli uomini\u2019 \u00e8 un posto da cui fuggire senza esitazioni (lo vogliono tutti, per dirla col titolo del film) perch\u00e9 le torri sono ciminiere. Un posto saturo di rumori (sirene, cantieri, tamponamenti a catena), asfittico (sauna, ascensori, case anguste) e malato dentro (farmacia, ospedale, endoscopia).<\/p>\n<p>Il classico dinamismo centripeto dei personaggi di Balabanov dalla periferia all\u2019epicentro della Russia, dalla provincia alla citt\u00e0, lascia il posto a un deciso movimento centrifugo il cui unico prodromo \u00e8 nel finale di <strong>Mne ne bolno<\/strong> (2006) ma con esito diverso e immanente &#8211; fallita la ricostruzione-perestrojka in citt\u00e0, la rifondazione poteva attuarsi nello spazio vergine della provincia russa e nel calore degli amici, mentre in questo caso l\u2019epilogo \u00e8 freddo, individuale e trascendente. Identico resta per\u00f2 il concetto della forza dei figli e della debolezza dei padri: Matveev porta con s\u00e9 il fantasma del padre veterano di guerra, la Ragazza si prostituisce per aiutare la madre malata e Balabanov junior \u00e8 il ragazzo veggente che conosce tutto, laddove Balabanov senior non sa cosa che ha fatto. Una leggenda locale narra che il campanile pendente \u2013 realmente situato tra San Pietroburgo e Ugli\u010d &#8211; cadr\u00e0 proprio quest\u2019anno, l\u2019apocalittico anno domini 2012. Il monologo di Matveev davanti al fal\u00f2 veicola l\u2019idea del regista: la totale palingenesi dell\u2019umanit\u00e0 presuppone una distruzione totale della civilt\u00e0, una nuova era glaciale che come una tabula rasa permetter\u00e0 una rifondazione integrale dei valori e della societ\u00e0. In assenza di guide spirituali (non ci sono \u201cstalker\u201d, il prete viene respinto e le chiese sono vuote e scoperchiate) il campanile della felicit\u00e0 ricorda la Torre di Babele della Genesi (\u201c<em>una torre la cui cima giunga fino al cielo<\/em>\u201d) ossia il sogno di un\u2019umanit\u00e0 unita verso un bene comune. Il vecchio deve perire perch\u00e9 possa rifondarsi il nuovo \u2013 il padre Balabanov muore e il figlio Balabanov \u00e8 proiettato in un altrove che non \u00e8 dato conoscere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-12058\" title=\"me_too_balabanov\" src=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-content\/uploads\/me_too_balabanov-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"60\" height=\"60\" \/>Balabanov ha saputo cogliere come pochi altri l\u2019anima nera delle diverse epoche della societ\u00e0 russa. 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