{"id":12074,"date":"2012-09-14T15:34:19","date_gmt":"2012-09-14T13:34:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=12074"},"modified":"2013-07-16T17:36:48","modified_gmt":"2013-07-16T15:36:48","slug":"cesare-deve-morire-di-paolo-e-vittorio-taviani-cg-homevideo-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/digital\/cesare-deve-morire-di-paolo-e-vittorio-taviani-cg-homevideo-2012.html","title":{"rendered":"Cesare Deve Morire di Paolo e Vittorio Taviani"},"content":{"rendered":"<p>Il senso del reale e la sua rappresentazione sono fulcro dell\u2019ultimo film di <strong>Paolo e Vittorio Taviani<\/strong>. In <em>Cesare Deve Morire<\/em> tutto \u00e8 finzione, sebbene tutto sia autentico, in una continua sovrapposizione dei piani della concretezza e dell\u2019incredulit\u00e0.<\/p>\n<p>Veri sono i luoghi di detenzione, i muri, i chiavistelli, le divise, le sbarre. Veri sono i volti scolpiti da storie che recano le stimmate della tragedia (inflitta, subita); veri sono i dialetti, le gestualit\u00e0, le stesse possenti presenze. Vero \u00e8 il progetto teatrale che <strong>Fabio Cavalli<\/strong> (anch\u2019esso in scena), da anni, porta avanti nel carcere di Rebibbia ed autentico e struggente \u00e8 il\u00a0 riscatto, anche solo privato, intimo, di ognuno dei protagonisti del film.<\/p>\n<p>Eppure, nell\u2019eterno \u201crituale di verit\u00e0\u201d della detenzione; nell\u2019infinito apparato scenico istituzionale fatto di corridoi, di celle, di pareti scrostate, il cinema s\u2019insinua sovvertendo gli schemi costituiti, producendosi in un <em>trompe l\u2019oeil<\/em> naturalista; iperreale al punto da essere fittizio.<\/p>\n<p>Cos\u00ec dietro la parvenza di un documentario, si nasconde la macchina autoriale che abbatte le pareti della sezione di massima sicurezza del penitenziario romano; le trasforma in quinte teatrali; dona loro la dignit\u00e0 del gesto pasoliniano, innalzandole ad un valore simbolico che trascende il peso della cinta carceraria. Mura paurose e inviolabili che, mitopoiesi del cinema, si smaterializzano, divengono ariose, come se una vera reclusione non esistesse pi\u00f9. Tutto si confonde nell\u2019altro e la vita (colore), anche se sul palcoscenico, si fa arte (bianco e nero), anche se dentro una cella.<\/p>\n<p>La finzione dello spettacolo, coinvolge gli stessi interpreti, alcuni dei quali hanno gi\u00e0 scontato la loro pena in passato, ritrovandosi in luoghi, quindi, ben conosciuti ed odiati. Tra questi lo strepitoso <strong>Salvatore Striano<\/strong>, lo scissionista del <em>Gomorra <\/em>di <strong>Garrone<\/strong>, un Bruto rabbioso e tormentato, che carica sul personaggio shakespeariano tutto il peso di un vissuto inenarrabile. Non da meno sono gli altri protagonisti che nel <em>Giulio Cesare<\/em> del grande di Stratford upon Avon, opera che fino all\u2019arrivo dei due registi non era mai stata allestita dal laboratorio di Cavalli, trovano la formula esatta della compenetrazione tra la storia maggiore e la propria; tra \u201cStoria\u201d e storie. Non paia dissacrante il paragone con i<em> birilloni<\/em> del mitologico <em>Storie Dello Spazio Profondo<\/em> di <strong>Bonvi<\/strong> e <strong>Guccini<\/strong>: alieni famelici che riuscivano ad essere placati soltanto leggendo loro <strong>Shakespeare<\/strong>. Come dire che (abbracciando un pensiero che va tanto da <strong>Malatesta<\/strong> a <strong>Gramsci<\/strong>, quanto da <strong>Ada Negri <\/strong>a <strong>Don Milani<\/strong>) solo nella cultura, nel sapere, nello studio, risiede la chiave per un\u2019autentica liberazione (le interviste ai protagonisti, contenute negli extra del DVD, sono rivelatrici in questo senso).<\/p>\n<p>La macchina da presa li segue negli anditi del luogo di pena; con le parole gravi del bardo che si sostituiscono alle loro, pesanti come piombo ma impossibilitate ad esprimere alcun ideale;\u00a0 registrandone lentamente la mutazione, il coinvolgimento, che sfocia poi sul palco, davanti ad un pubblico, giustamente, rapito. Rapito, s\u00ec dalla forza d\u2019interpretazioni inattese, ma anche dalla carica umana espressa da <em>persone <\/em>la cui umanit\u00e0 \u00e8 stata minata violentemente dalle contingenze dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 <em>Cesare Deve Morire<\/em> \u00e8, ovvio, anche e soprattutto riflessione sul senso dell\u2019arte come veicolo di riscatto sociale ma tutto partecipa a farne anche spunto per riflessioni altre, che forse, com\u2019\u00e8 giusto che sia, travalicano l\u2019opera stessa. Perch\u00e9 davanti alle iscrizioni recanti pena e reato dei nostri, non si pu\u00f2 non provare un moto di profonda commozione ed empatia. E perch\u00e9 se <strong>Foucault<\/strong>, in <em>Sorvegliare e Punire<\/em>, afferma che: \u201c<em>la delinquenza, solidificata da un sistema penale centrato sulla prigione, rappresenta uno stornamento di illegalismo per i circuiti di profitto<\/em>\u201d, allora diviene lecito riflettere sulla distanza che intercorre, proprio, tra i \u201c<em>circuiti di profitto<\/em>\u201d ed il mondo del sottoproletariato urbano che forgia personalit\u00e0, private dalla nascita di ogni possibile altrove. Spazi in cui l\u2019assenza d\u2019ogni ordinamento, trova nel crimine una delle poche, possibili, alternative; con la miseria (e quindi la fame e quindi l\u2019ignoranza) e il degrado come sostrato sottoculturale. Non \u00e8 un caso che la maggior parte di loro provengano dalle aree pi\u00f9 disagiate dello stivale (centro-sud); non \u00e8 un caso che molti di loro hanno sul capo reati legati alla criminalit\u00e0 organizzata, di cui sono stati manovalanza o, meglio, carne da macello.<\/p>\n<p>I corpi esposti in <em>Cesare Deve Morire<\/em> sono i luoghi di un conflitto sociale che tarda a trovare tregua, che anzi va intensificandosi. Sono corpi imponenti e minacciosi che svelano sentimenti di profondit\u00e0 abissali; tipologie lombrosiane che rivelano incredibili ingenuit\u00e0 e strazianti freschezze fanciullesche. Proprio come nella tragedia elisabettiana, i loro corpi sono esposti tali al cadavere di Cesare e come esso, anche loro, cos\u00ec mostrati, riacquistano quella grandezza di cui sono stati privati fin\u2019ora: defunto il \u201ccriminale\u201d \u00e8 ora l\u2019attore, l\u2019artista, che si fa veicolo di verit\u00e0 universali. Il <em>Giulio Cesare<\/em>, diviene metafora, cos\u00ec, del\u00a0 riappropriarsi di s\u00e9 attraverso l\u2019autocoscienza. Un\u2019autocoscienza che, finalmente, ha gli strumenti adeguati per potersi manifestare opportunamente. \u201c<em>Da quando ho scoperto l\u2019arte, questa cella \u00e8 diventata una prigione<\/em>\u201d \u00e8 la lapidaria, terribile, spontanea, inarrivabile ed autografa affermazione che <strong>Cosimo Rega<\/strong> (fine pena mai) esclama a suggello di un\u2019opera d\u2019intensit\u00e0 realmente straordinara.<\/p>\n<p>Poi, il film, non \u00e8 privo di difetti. L\u2019incertezza, l\u2019indeterminatezza, connaturate al cinema dei due Taviani, qui, interessa perlopi\u00f9 la recitazione dei carcerati che, improvvisamente, sembra rendersi meno sentita. E questo proprio ogni qual volta che, dismesse le vesti del personaggio teatrale, si ritrovano ad interpretare i reali se stessi. Quasi un istintuale, persino funzionale, pudore che sullo schermo lascia esterrefatti: soltanto la finzione, ancora una volta, forse, pu\u00f2 esprimere la loro umanit\u00e0 fino in fondo. E\u2019 il cinema che mostra se stesso; che attraverso l\u2019artefazione invita a ragionare sulle parole di <strong>Georges Simenon<\/strong>, per mezzo di Maigret: \u201c<em>non esistono vittime e carnefici ma solo vittime<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 cosa succeder\u00e0 al loro, di cinema, da adesso in poi. certo \u00e8 che con questo lavoro, oltre ad assicurarsi una pletora di premi (<a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/berlinale-62-concorso-cesare-deve-morire-di-paolo-e-vittorio-taviani-italia-2012.html\">l\u2019orso d\u2019oro al festival di Berlino su tutti<\/a>), anche i Taviani sembrano rinascere dalle proprie colpe artistiche, riacquistando una forza espressiva venuta meno anni ed anni orsono.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"right\">DVD ottimo, per qualit\u00e0 audio e video. Molti i contenuti extra con filmati riguardanti le premiazioni (ed \u00e8 ancora cortocircuito tra realt\u00e0 e finzione: quanto stridono le paillettes del bel mondo, con le macchie di quello visto poco prima); un dibattito con Nanni Moretti (produttore della pellicola); backstage e le, suddette, interviste ai protagonisti. Queste ultime, pi\u00f9 che mero riempitivo, appaiono come una vera e propria appendice al film.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Grazie ad Antonella<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il senso del reale e la sua rappresentazione sono fulcro dell\u2019ultimo film di Paolo e Vittorio Taviani<\/p>\n","protected":false},"author":42,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[7,190,19,10,8],"tags":[],"class_list":["post-12074","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-digital","category-dvd","category-news","category-recensioni","category-strana-illusione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12074","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/42"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12074"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12074\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12074"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12074"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12074"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}