{"id":12080,"date":"2012-09-14T15:41:10","date_gmt":"2012-09-14T13:41:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=12080"},"modified":"2014-11-30T20:07:17","modified_gmt":"2014-11-30T18:07:17","slug":"venezia-69-fuori-concorso-anton-tut-rjadom-antons-right-here-di-ljubov-arkus-russia-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/venezia-69-fuori-concorso-anton-tut-rjadom-antons-right-here-di-ljubov-arkus-russia-2012.html","title":{"rendered":"Anton tut rjadom (Anton\u2019s right here) di Ljubov\u2019 Arkus &#8211; Venezia 69, Concorso"},"content":{"rendered":"<p>Anton si protegge sotto una coperta. Anton ha grandi occhi, ma il suo sguardo \u00e8 altrove. Anton scrive. Scrive ovunque, sulla carta sui muri sulla sabbia. Scrive con la sua penna preferita, quella blu. Anche Ljubov\u2019 scrive. Scrive da sempre e scrive bene. <strong>Ljubov\u2019 Arkus<\/strong> \u00e8 una critica cinematografica, <strong>Anton Charitonov<\/strong> \u00e8 un ragazzo autistico. Si sono incontrati per via di un testo, scritto da Anton a quattordici anni e pubblicato su internet, che si chiama \u201cLa gente\u201d. Eccone alcuni stralci:<\/p>\n<p><em>La gente pu\u00f2 essere buona, felice, triste, gentile, buona, riconoscente, grande, piccola. [\u2026] La gente sta vicino a casa. La gente sopporta. La gente disegna. La gente scrive. [\u2026] La gente va via, esce, scappa. Sta seduta, muore, si toglie i calzini. La gente non sopporta. Parla ancora. [\u2026] Si perde. La gente toglie la pelle. [\u2026] La gente \u00e8 seduta, in piedi, calda, tiepida, fredda, vera, di ferro. Allegra. Seria. Normale [\u2026] E\u2019 profonda. La gente finisce. La gente vola.<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec nasce la storia che la Arkus ci racconta, dopo quattro anni di lavorazione, in questo splendido documentario composto da cinque capitoli che scandiscono le tappe fondamentali della vita di Anton durante uno dei momenti pi\u00f9 drammatici della sua esistenza: la morte della madre, l\u2019unica persona a prendersi cura di lui. Il soggiorno in ospedali psichiatrici e in comunit\u00e0 di accoglienza segna la sua condizione altalenante fra cadute regressive e lievi miglioramenti, ma soprattutto chiarisce allo spettatore un fatto: contrariamente ad altre malattie curabili con i soldi e con strutture adeguate, per un autistico contano relazioni affettive profonde e stabili; se queste mancano per lui \u00e8 la fine. Le condizioni di Anton peggiorano dopo la separazione dei genitori e la reclusione in una clinica psichiatrica. Smette non solo di scrivere ma anche di parlare. Un mese e mezzo dopo l\u2019incontro con la Arkus, la mamma di Anton, Rinata Charitonova, si ammala di leucemia e deve curarsi. Lui nel frattempo viene accolto in una colonia estiva per ragazzi autistici sul lago Onega. Il ragazzo si riprende, ricomincia a parlare, scrive qualche lettera sulla spiaggia in riva al lago, passeggia a lungo da solo. Qui iniziano le riprese del film e il primo incontro di Anton con la macchina da presa, il terzo protagonista di questa storia. La Arkus spiega che Anton la percepisce come un essere vivente che lo segue a distanza e che poi entra in rapporto intimo con lui. All\u2019inizio la ignora, poi si avvicina e la ricerca. Alla fine del film la prender\u00e0 e la punter\u00e0 verso il cielo con un sorriso radioso.<\/p>\n<p>Lungi dall\u2019essere un reality per fanatici del \u201cdolorismo\u201d, questo \u00e8 invece un documento che non d\u00e0 tregua alla coscienza dello spettatore: rifiuta a priori di stimolare le facili corde della compassione e mette in discussione il concetto di normalit\u00e0 dimostrando che tutti, pi\u00f9 o meno, siamo autistici \u2013 la sola differenza \u00e8 nel grado in cui lo siamo. Anton vive in un mondo di sensibilit\u00e0 assoluta come quello della nostra infanzia: emozioni violente, fragilit\u00e0 e totale dipendenza dagli altri. Per dirla con la Arkus, l\u2019autismo \u00e8 non proprio e non solo una malattia, ma un ipertrofismo della sensibilit\u00e0 umana che da adulti abbiamo perduto. Una sensibilit\u00e0 analoga a quella degli artisti, che conservano un rapporto di risonanza col mondo e ne restituiscono l\u2019immagine profonda. Il film ha la rara forza di scatenare una profonda reazione di empatia anche per merito delle straordinarie immagini dell\u2019operatore e direttore della fotografia <strong>Ali<\/strong><strong>\u0161er Chamidcho<\/strong><strong>\u017eaev<\/strong> che sa cogliere nello sguardo di Anton la delicatezza dei suoi turbamenti e la ricettivit\u00e0 a qualsiasi stimolo. Anche la Arkus \u00a0non pu\u00f2 resistere a questa magnetico richiamo e a un certo punto la voce fuori campo fa irruzione nella storia \u2013 la vediamo all\u2019inizio impacciata rispondere con rigido timore agli improvvisi abbracci di Anton, attratta e timorosa, poi coinvolta fino al punto da rimettere in discussione se stessa, la sua storia, il rapporto con il padre e la sua perdita, il timore di legarsi a qualcuno per non perderlo. L\u2019allieva del padre del formalismo russo Viktor \u0160klovskij, fondatrice e caporedattrice di \u201cSeance\u201d, una delle riviste di critica cinematografica pi\u00f9 prestigiose del web russo, ha rivoluzionato la sua vita, in virt\u00f9 di questa esperienza e delle scelte personali che ha provocato (\u201c<em>Non avevo alcuna intenzione di rivoltare l\u2019anima, ma non ho avuto scelta<\/em>\u201d).<\/p>\n<p>Alla realizzazione del film hanno partecipato, con consulenze e contributi tecnici, i maggiori registi e produttori russi del momento (tra gli altri <strong>Aleksandr Sokurov<\/strong> e <strong>Aleksej Balabanov<\/strong>). Premio <strong>Mouse d\u2019Argento<\/strong> della critica web a Venezia 69 \u201c<em>per la lezione sull\u2019etica dello sguardo nei confronti del dolore altrui<\/em>\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premio Mouse d&#8217;argento della critica web a Venezia 69, Anton tut rjadom \u00e8 il nuovo film di Ljubov\u2019 Arkus<\/p>\n","protected":false},"author":43,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[156,19,13,10,150,240],"tags":[],"class_list":["post-12080","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-concorso-venezia-69","category-news","category-nuove-illusioni","category-recensioni","category-venezia-69","category-venezia69"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12080","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/43"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12080"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12080\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12080"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12080"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12080"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}