{"id":12084,"date":"2012-09-14T15:47:53","date_gmt":"2012-09-14T13:47:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=12084"},"modified":"2014-11-30T20:01:42","modified_gmt":"2014-11-30T18:01:42","slug":"venezia-69-orizzonti-sennen-no-yuraku-the-millennial-rapture-di-wakamatsu-koji-giappone-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/nuove-illusioni\/venezia-69-orizzonti-sennen-no-yuraku-the-millennial-rapture-di-wakamatsu-koji-giappone-2012.html","title":{"rendered":"The millennial rapture di Wakamatsu Koji &#8211; Venezia 69, orizzonti"},"content":{"rendered":"<p>Nell\u2019ultima fatica di <strong>Wakamatsu Koji<\/strong> l\u2019invettiva politica, che da sempre ha contraddistinto il suo cinema, si fa da parte. Gli oscuri e perversi intrecci fra eros e thanatos, basilari nella poetica dell\u2019autore, vengono qui riformulati all\u2019interno di uno struggente canto sull\u2019assurdo della vita.<\/p>\n<p>Il materiale di partenza \u00e8 il libro di <strong>Kenji Nakagami<\/strong>, <strong>Mille anni di piacere <\/strong>(1982), ambientato in una microscopica comunit\u00e0 di<em> burakumin<\/em>, la casta di grado pi\u00f9 basso nel sistema feudale giapponese (a cui lo stesso scrittore\u00a0 apparteneva), da sempre condannata all\u2019emarginazione perch\u00e9 considerata impura e oppressa dall\u2019ombra della morte. Al clima mitico in cui \u00e8 immerso il romanzo di Nakagami, Wakamatsu associa un interesse peculiare per le iridescenze e le nostalgie della memoria di Oryu (una eccelsa <strong>Terajima Shinobu<\/strong>), la levatrice che, sul letto di morte, ripercorre, attraverso un lungo \u201cdialogo\u201d con la fotografia del defunto compagno, il monaco buddhista Reijo (<strong>Sano Shiro<\/strong>), le vite di alcuni discendenti della famiglia \u201c<em>nobile ma empia<\/em>\u201d dei Nakamoto, uomini bellissimi e dalle passioni sfrenate, perseguitati da una maledizione millenaria. Nell\u2019incipit c\u2019\u00e8 gi\u00e0 il senso di tutto il film: la mdp esplora una parete rocciosa e si sofferma su di una cavit\u00e0 che richiama il sesso femminile, il principio della vita, mentre si materializzano degli ideogrammi che narrano di una antica leggenda. Di seguito, viene mostrata la nascita di Hanzo Nakamoto (<strong>Kora Kengo<\/strong>) per mano Oryu e una breve dissolvenza ci porta al padre del neonato che sta accasciato contro un muro col ventre squarciato dalla lama dell\u2019amante con cui aveva deciso di scappare. Davanti a lui c\u2019\u00e8 Reijo, pronto a preparare l\u2019anima dell\u2019uomo al trapasso. Le urla di dolore del parto si sovrappongono a quelle dell\u2019agonia. E\u2019 agli estremi delle parabole umane dei Nakamoto che si svolge l\u2019esercizio di Oryu e Reijo, custodi di due fugaci attimi (origine e fine) tra loro opposti e inscritti dentro una ciclicit\u00e0 perenne. Tra i Nakamoto, ce ne sono tre a cui Oryu \u00e8 legata in modo particolare (e che saranno i protagonisti della sua lunga rievocazione): il sensibile e passionale Hanzo, donnaiolo incallito che subir\u00e0 il pi\u00f9 duro dei castighi; l\u2019esuberante sfaticato Miyoshi (<strong>Takaoka Sosuke<\/strong>), irrecuperabile tossicodipendente che arriver\u00e0 addirittura a compiere un delitto; e per finire l\u2019amabile e onesto Tatsuo (<strong>Sometani Shota<\/strong>, presente al Lido anche l\u2019anno scorso con <strong>Himizu<\/strong>), a cui il destino, come agli altri due, non risparmier\u00e0 una prematura fine. La loro \u00e8 una pulsione di vita irrefrenabile che inesorabilmente si capovolge in feroce slancio autodistruttivo. Per Oryu, che ha dedicato l\u2019esistenza a traghettare corpi dall\u2019oscurit\u00e0 alla luce, l\u2019incontrovertibile sorte riservata ai Nakamoto non \u00e8 qualcosa che ostacola il suo soccorso premuroso, la sua fede nelle loro, seppur brevi, vite. Tramite lei, Wakamatsu scrive con le immagini una lirica sulla tragicit\u00e0 dell\u2019esistenza che non si nutre di esplosioni patetiche, bens\u00ec di una rarefazione del sentimento drammatico verso un\u2019accettazione armonica del mistero della vita e della morte. Un discorso che ricava il massimo della pregnanza dal minimalismo di una forma sempre pi\u00f9 spoglia e depurata (messa in scena essenziale, fotografia di grado zero, commento musicale con il solo suono dello <em>shamisen<\/em>) che, fedelmente alla linea del recente cinema del maestro, trova ancora una volta il mezzo ideale nel digitale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019ultima fatica di Wakamatsu Koji l\u2019invettiva politica, che da sempre ha contraddistinto il suo cinema, si fa da parte. 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