{"id":12120,"date":"2012-09-25T17:18:58","date_gmt":"2012-09-25T15:18:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=12120"},"modified":"2021-09-10T22:17:05","modified_gmt":"2021-09-10T20:17:05","slug":"prometheus-di-ridley-scott-usa-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/prometheus-di-ridley-scott-usa-2012.html","title":{"rendered":"Prometheus di Ridley Scott: le immagini hanno una qualit\u00e0 trans-apparente"},"content":{"rendered":"<p>Nonostante l&#8217;ottimo risultato al botteghino, <strong>Prometheus<\/strong> continua a dividere critica e pubblico sulla base di quell&#8217;eredit\u00e0 genetica con il primo <strong>Alien<\/strong> girato da <strong>Ridley Scott<\/strong> nel 1979, da cui il regista inglese si sarebbe allontanato tracciando un percorso non lineare. \u00c8 la relazione tra l&#8217;origine e il dispositivo seriale a saltare in aria, con un procedimento che non \u00e8 certo legato alla costruzione di un capitolo mancante, un ponte tra i due film,&nbsp; ma al contrario orientato a combinare un insieme complesso di metalogismi che invece di rovesciare semplicemente tutta l&#8217;escatologia mitologica della saga, si innestano sulla carcassa originale germinando una serie infinita di possibilit\u00e0 .<\/p>\n<p>Gli Alien di <strong>Cameron<\/strong>, <strong>Fincher,<\/strong> <strong>Jeunet<\/strong> reinventavano il modello &#8220;cancerogeno&#8221; del primo episodio rendendo sempre pi\u00f9 vicina la relazione tra interno e esterno, corpo e set, spazio contaminato e agente del contagio, fino ad ipotizzare, in <strong>Alien Resurrection<\/strong>,&nbsp; la riproduzione degli <strong>Xenomorfi<\/strong> per partenogenesi in un avvitamento tra il DNA di Ripley e una stirpe che appunto proveniva da una&nbsp; morfologia &#8220;altra&#8221;; la natura parassitaria dell&#8217;Alieno si sovrapponeva, nell&#8217;episodio diretto dal regista Francese, ad un&#8217;idea estrema di maternit\u00e0, confermando un movimento concentrico dell&#8217;intera serie, oltre il quale non era pi\u00f9 possibile spingersi se non per sottrazione.<\/p>\n<p>Dovessimo perder tempo con il giochino che infervora in rete alla ricerca di tutte le connessioni possibili con un franchisee che a Scott non interessa pi\u00f9, potremmo dire che Prometheus si colloca , in una cronologia finzionale,&nbsp; circa una ventina d&#8217;anni prima del viaggio della Nostromo, con la scoperta dei due archeologi Elizabeth Shaw (Noomi Rapace) and Charlie Holloway (Logan Marshall-Green) di un pittogramma di 35,000 anni raffigurante una comunit\u00e0 umana colta nell&#8217;atto di adorare una figura di dimensioni gigantesche mentre questa indica una costellazione, configurazione scoperta in una serie di rappresentazioni simili disseminate per il globo e che probabilmente Scott e lo sceneggiatore&nbsp;<strong>Damon Lindelof<\/strong> (Lost, <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/locarno-64-alieni-adolescenze-ed-educazioni-sentimentali.html\">Cowboys &amp; Aliens<\/a>) hanno desunto da tutta quella letteratura che fa capo ai testi dello scrittore svizzero <strong>Erich von D\u00e4niken<\/strong>, in bilico tra&nbsp; archeologia, fantascienza e misticismo.<\/p>\n<p>Prometheus \u00e8 l&#8217;astronave in viaggio verso il sistema planetario raffigurato nel pittogramma e conduce, in una missione voluta e finanziata dalla Weyland Corporation, i due archeologi, Meredith Vickers (Charlize Theron) rappresentante delle industrie Weyland, il capitano Janek (Idris Elba) e il suo equipaggio ed infine David (Michael Fassbender) un androide che Scott, insieme allo stesso Fassbender ha modellato pensando al <strong>Dirk Bogarde<\/strong> de &#8220;Il Servo&#8221;, al <strong>Peter O&#8217;Toole<\/strong> di <strong>Lawrence D&#8217;arabia<\/strong>, che David guarda ripetutamente assorbendone frasi e posture, e al <strong>Bowie<\/strong> de <strong>L&#8217;uomo che cadde sulla terra<\/strong>, film per il quale <strong>Nicolas Roeg<\/strong> aveva pensato inizialmente proprio a O&#8217;Toole, segno di una vertiginosa stratificazione dell&#8217;occhio che attraversa tutto Prometheus, come vedremo, su pi\u00f9 livelli.<\/p>\n<p>In una sequenza che deve molto al sin troppo sottovalutato <strong>Minority Report<\/strong> di <strong>Steven Spielberg<\/strong>, la dottoressa Shaw e il suo compagno mostrano agli ospiti dell&#8217;astronave la loro scoperta con una serie di ologrammi modificabili al tatto, \u00e8 l&#8217;inizio di una storia delle immagini che sembra avere molti punti di contatto con l&#8217;auto-similarit\u00e0 delle scansioni di <strong>Rick Deckard<\/strong>, e che sposta la dimensione tecnica dell&#8217;illuminazione di <strong>Jordan Croneweth<\/strong> in <strong>Blade Runner<\/strong> su un piano che non \u00e8 solo mentalmente tridimensionale; la proiezione successiva dove compare il fantasma di Peter Weyland (Guy Pearce) osservato attraverso la simulazione di uno spazio incongruo, tra landscapes immaginari e la persistenza materiale del set, chiarisce la posizione di Ridley Scott rispetto all&#8217;uso del 3D, attaccato praticamente ovunque come un giocattolino invisibile tutto sbilanciato a favore di una profondit\u00e0 contemplativa senza nessun effetto di particolare rilevanza tra quelli che si presume debbano essere scagliati verso la retina;&nbsp; a cosa serve? si sono chiesti i detrattori pi\u00f9 indispettiti.<\/p>\n<p>Ci siamo soffermati pi\u00f9 volte sul cinema della <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/category\/3d-la-terza-dimensione\">terza dimensione<\/a>, delineando una serie di percorsi possibili dove le intuizioni pi\u00f9 stimolanti provenivano dal tentativo (il pi\u00f9 delle volte disperato) di coinvolgere l&#8217;occhio nella pratica di un montaggio attivo tra i diversi piani del visibile, tanto che ci erano sembrate fallimentari le applicazioni della visione stereoscopica ancorate alla tirannia delle leggi ottiche (il comunque splendido <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/toy-story-3-la-grande-fuga-di-lee-unkrich-usa-2010.html\">Toy Story 3<\/a>) e al contrario, potentissimi quei tentativi di liberarsi di una funzione diegetica comunemente accettata, nella relazione tra fuoco e fuori fuoco, in una serie di produzioni legate alla Street Dance (il notevole <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/step-up-3d-di-jon-chu-usa-2010.html\">Step Up 3D<\/a> di <strong>Jon Chu<\/strong>). Per Ridley Scott il 3D \u00e8 qualcosa che si avvicina maggiormente alle &#8220;installazioni tattili&#8221; degli <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/venezia-68-zapruder-una-riflessione-sullo-spazio-vermeeriano-del-3d.html\">Zapruder<\/a> per trattamento dello spazio ma che non rinuncia ad un&#8217;impossibile ipertrofia immaginale; Prometheus \u00e8 anche una storia dell&#8217;occhio che raccoglie i dispositivi della rappresentazione bidimensionale e li dispone su nuovi livelli di fruizione interattiva; non sono solamente i Pittogrammi riprodotti in una dimensione virtuale tutta a fuoco in profondit\u00e0, ma anche&nbsp; i ricordi &#8220;filmati&#8221; di Elizabeth Shaw, dove emerge quello, assolutamente geniale, del padre, realizzato come se fosse una via di mezzo tra un formato &#8220;home video&#8221;, quindi ancora in contatto con la &#8220;retorica&#8221; visiva del ricordo, e il sistema delle lenti lenticolari, lo stesso delle vecchie cartoline che rivelavano uno spazio in profondit\u00e0 con l&#8217;inclinazione della luce, lo stesso replicato da <strong>Brumby Boylston<\/strong> per <strong>New Killer Star<\/strong>, il video diretto per <strong>David Bowie<\/strong> e tratto dal suo ultimo <strong>Reality<\/strong>, lo stesso che <strong>AU Optronics<\/strong> sta studiando in questi mesi per il lancio dei nuovi pannelli 3D auto-stereoscopici che dovrebbero permetterci di eliminare la cornice degli occhiali.<\/p>\n<p>\u00c8 allora chiara, si diceva, la consapevolezza di Scott nel tentativo di fregarsene dell&#8217;applicazione industriale del tridimensionale verso un&#8217;idea del 3D come trasparenza, o meglio accora trans-apparenza, ipotesi dell&#8217;occhio o del corpo che si situa davanti e allo stesso tempo dietro alle immagini. Ecco perch\u00e8 l&#8217;esoscheletro del set, che ancora conserva tracce di quello immaginato da <strong>Hans Rudolf Giger<\/strong>, \u00e8 un relitto infestato da molteplici trasparenze, segnali fantasma (lo stesso rumore bianco dell&#8217;immagine su cui tra l&#8217;altro insiste il trailer ufficiale del film), altri piani del visibile che pur conservando sullo sfondo quella minacciosa aura necrofora, spostano la dialettica tra vita e morte, reale e virtuale al di l\u00e0 del fascino degli orpelli decorativi.<\/p>\n<p>Questa architettura mortuaria subisce lo stesso trattamento dell&#8217;immagine-ricordo, in una distruzione spaventosa della gnosi neoplatonica, dove il rapporto tra sorgente ed emanazione viene costantemente riconfigurato; la natura-set, un rettilineo che &#8220;non pu\u00f2 aver creato Dio&#8221;, come dice Janek durante la fase di allunaggio, viene a un certo punto esfoliato, squamato nel suo rovescio tecnologico in una sequenza formidabile che rende instabile la centralit\u00e0 della percezione quasi come nelle immagini filmate da&nbsp; <strong>Michael Bay<\/strong> tra terra e cielo.<\/p>\n<p>Se lo scambio palindromo e distruttivo tra creatore e creato, sembra per certi versi&nbsp; riferirsi alla relazione tra replica e paternit\u00e0 che attraversa tutto <strong>Blade Runner<\/strong>, il nuovo film di Scott allude anche a certi modelli &#8220;psichici&#8221; degli anni &#8217;70 come lo <strong>Zardoz<\/strong> di <strong>John Boorman<\/strong>, con la continua produzione di immagini del Prometheus che ricorda lo zoetropio del Vortex, la germinazione di una stirpe di schiavi, l&#8217;enorme testa cultuale che comunica la forza dello sperma, il custode del mausoleo padre dello sterminatore che distrugger\u00e0 tutto il sistema religioso; oppure <strong>Generazione Proteus<\/strong> di <strong>Donald Cammell<\/strong>, con cui condivide non solo la terribile sequenza del parto cesareo, ma un&#8217;esplorazione familistica ancora pi\u00f9 vorticosa; \u00e8 una stratificazione storico-cinematografica che in Scott passa per la reinvenzione e per una diversa riallocazione, basta pensare al modo in cui il modello <strong>Kubrickiano<\/strong> attraversa pi\u00f9 o meno esplicitamente tutta la sua filmografia, anche pi\u00f9 recente.<\/p>\n<p>L&#8217;immagine, e quindi anche il sistema di &#8220;citazioni&#8221;, per Scott assume caratteristiche filosofiche, nel tentativo di costruire una complessa visione gnostica che si interroghi, come la migliore fantascienza, sul rapporto tra reale e virtuale, tra corpo e autodeterminazione, tra natura e tecnologia in un continuo spaesamento della centralit\u00e0 dell&#8217;occhio; se c&#8217;era una possibilit\u00e0 ulteriore di spingersi oltre la germinazione parassitaria degli Xenomorfi, questa poteva risiedere anche nello sviluppo di un cinema del limite,&nbsp; in grado di farsi carico di una metastasi percettiva nel suo dis-farsi.<\/p>\n<p>\u00c8 abbastanza chiaro in questo senso l&#8217;interesse di Scott per i processi di formazione e di cancellazione dell&#8217;immagine, basta pensare al continuo scambio tra esterno e interno, tra territori mappati e gli ologrammi tridimensionali che riproducono quella superficie nelle proiezioni all&#8217;interno del Prometheus, spazi tra realt\u00e0 e vuoto osservati come nelle megaloscopie belliche, fino a quella bellissima contemplazione della morte nella sequenza dove Meredith Vickers guarda il volto grinzoso di Peter Weyland che si confonde con una terra gi\u00e0 tecnologizzata.<\/p>\n<p>David, che guarda Lawrence D&#8217;arabia, una storia di segreti e menzogne, miraggi e illusioni, per imparare ad essere pi\u00f9 umano, sembra l&#8217;unico, senza il peso dell&#8217;anima, ad essere spinto da una curiosit\u00e0 quasi infantile per gli effetti di un sistema mutante; in una sequenza che sembra clonare un frammento <strong>Hitchcockiano<\/strong>, ripete una frase rubata dal suo film preferito: &#8220;Le grandi cose hanno piccoli inizi&#8221;. L&#8217;Alieno in prometheus \u00e8 sempre altrove, e la sua genesi sfugge continuamente,&nbsp; come la origini della&nbsp; fede di Shaw, messa in abisso nel confronto dialettico con la testa di David, in una delle sequenze pi\u00f9 astratte e potenti di tutto il film, conferma di un talento visionario ancora vivo e stimolante. Spiace che una fandom senza un briciolo di senso critico, o forse una manciata di critici con lo spirito di una fandom, sia rimasta delusa proprio dalle continue spaccature nel &#8220;testo&#8221; di&nbsp; Prometheus verso due, duecento, duemila altri film possibili, senza accorgersi che la cinefilia di Scott supera i propri limiti osservando la storia di quelle immagini in una tessitura tridimensionale, dove le risposte, se ci sono, hanno una qualit\u00e0 trasparente.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Grazie a Maurizio Morganti, per una delle due visioni, quella condivisa, e le stimolanti conversazioni<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prometheus di Ridley Scott continua a dividere pubblico e critica<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[129,187,19,10,8],"tags":[522706],"class_list":["post-12120","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-3d-la-terza-dimensione","category-alcinema","category-news","category-recensioni","category-strana-illusione","tag-ridley-scott"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12120","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12120"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12120\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":53763,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12120\/revisions\/53763"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12120"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12120"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12120"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}