{"id":12510,"date":"2012-11-12T16:22:19","date_gmt":"2012-11-12T14:22:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=12510"},"modified":"2024-04-08T15:16:06","modified_gmt":"2024-04-08T14:16:06","slug":"30-torino-film-festival-retrospettiva-joseph-losey-26-gli-anni-cinquanta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/30-torino-film-festival-retrospettiva-joseph-losey-26-gli-anni-cinquanta.html","title":{"rendered":"30\u00b0 Torino Film Festival \u2013 Retrospettiva Joseph Losey 2\/6: Gli anni cinquanta"},"content":{"rendered":"<p>Trentasette fra lungometraggi e corti, un volume di saggi e testimonianze edito dal Castoro: \u00e8 la ricca retrospettiva curata da Emanuela Martini che quest\u2019anno il TFF propone su <strong>Joseph Losey<\/strong>, maestro del cinema morto nel 1984, regista intorno al quale il dibattito critico e l\u2019attenzione erano da troppo tempo assopiti. <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/30-torino-film-festival-retrospettiva-joseph-losey-16-dai-primi-film-al-noir.html\"><strong>Leggi la prima parte dello speciale Losey dedicata al periodo che va dai primi film al noir<\/strong><\/a><\/p>\n<p><strong>Gli anni cinquanta<\/strong><\/p>\n<p>Anni che segnano l\u2019inizio dell\u2019esilio europeo per <strong>Joseph Losey<\/strong>, i Cinquanta sono terreno di coltura per una produzione che non conoscer\u00e0 arresti nei decenni successivi, con riconoscimenti importanti nei luoghi del cinema e presso il pubblico internazionale, da <strong><em>Il servo <\/em><\/strong>(<em>The Servant<\/em> ) 1963 a <strong><em>Per\u00a0 il re e per la patria <\/em><\/strong>(<em>King &amp; Country<\/em>) 1964, da <strong><em>L\u2019incidente<\/em><\/strong> (<em>Accident<\/em>) 1967, a <strong><em>Caccia sadica<\/em><\/strong> (<em>Figures in a Landscape<\/em>) e <strong><em>Messaggero d\u2019amore<\/em><\/strong> (<em>The Go-Between<\/em>) 1970,\u00a0 e <strong><em>Galileo<\/em><\/strong>, 1975, <strong><em>Mr. Klein<\/em><\/strong>,1976, <strong><em>Don Giovanni<\/em><\/strong>, 1979, <strong><em>La trota<\/em><\/strong> (<em>La truite)<strong> <\/strong><\/em>1982, per citare solo alcuni fra i pi\u00f9 importanti.<br \/>\nNei primi anni londinesi, e fino a <strong><em>Giungla di cemento<\/em><\/strong> (<em>The Criminal<\/em>) del \u201960,<strong> <\/strong><strong>Losey<\/strong> gira una serie di <em>thriller, <strong>La tigre nell\u2019ombra<\/strong><\/em> (<em>The Sleeping Tiger<\/em>), <strong><em>L\u2019amante misteriosa<\/em><\/strong> (<em>The Intimate Stranger<\/em><strong>)<\/strong>, <strong><em>L\u2019alibi dell\u2019ultima ora <\/em><\/strong>(<em>Time Without Pity<\/em>), <strong><em>L\u2019inchiesta dell\u2019ispettore Morgan<\/em><\/strong> (<em>Blind Date<\/em>), e due corti,<strong><em> A Man on the Beach<\/em><\/strong> e <strong><em>First on the Road<\/em><\/strong>, che ricordano la produzione americana.<br \/>\nSono anni bui. Costretto all&#8217;anonimato, firma con pseudonimi vari (Joseph Walton, Victor Hanbury), \u00e8 assediato da ristrettezze di <em>budget <\/em>(<strong><em>L\u2019amante misteriosa<\/em><\/strong> fu girato addirittura in dodici giorni) e alle critiche mosse a <strong><em>La tigre nell\u2019ombra<\/em><\/strong>, <strong>Losey<\/strong> risponde: &#8220;<em>Non \u00e8 un film straordinario, ma non \u00e8 facile fare di meglio con circa 300000 dollari<\/em>&#8220;.<br \/>\nEppure, questi film portano chiari i segni di un nuovo corso che sta plasmando altre trame e modi della rappresentazione.<br \/>\nIl genere poliziesco, nelle sue mani, vira decisamente al dramma psicologico a sfondo sociale, mentre le maschere (persecutore, servo, padrone, emarginato, donna) si consolidano nella tipologia fissa di una commedia umana diretta da una regia sempre accurata ed elegante, sottile nell\u2019ordire il gioco delle parti, con attori in felice <em>feedback <\/em>con lui<em> <\/em>( in particolare Stanley Baker e Dirk Bogarde, suoi interpreti prediletti a partire da questi anni) e la fedele collaborazione alla sceneggiatura di Ben Barzman, compagno delle sue sventure politiche americane.<br \/>\nNe <strong><em>L\u2019alibi dell\u2019ultima ora<\/em><\/strong> David Graham (Michael Redgrave) \u00e8 uno scrittore alcolista in riabilitazione e in tragica gara col tempo per dimostrare l&#8217;innocenza del figlio, condannato a morte per l&#8217;omicidio della sua donna;<em> <\/em>Frank Clements (Dirk Bogarde) de <strong><em>La tigre nell\u2019ombra<\/em><\/strong> \u00e8 un giovane dal comportamento criminale, tenuto in casa sotto osservazione, all\u2019insaputa della polizia, da Clive Esmond (Alexander Knox) uno psichiatra con moglie bella e annoiata (Alexis Smith) che tesse con Frank una relazione morbosa con finale tragico; Jan Van Rooyen (Hardy Kr\u00fcger) il pittore di origine olandese de <strong><em>L\u2019inchiesta dell\u2019ispettore Morgan<\/em><\/strong>, vive lo sdoppiamento della realt\u00e0 di fronte a un cadavere in cui riconosce l\u2019amante mentre invece \u00e8 quello della moglie di un ricco politico, puttana ma creduta virtuosa; Stanley Baker, l\u2019ispettore Morgan, \u00e8 il difensore della legge ma, per odio di classe, \u00e8 dalla parte del giovane proletario, ritenuto colpevole fino all\u2019ultima scena.<br \/>\nI ruoli si confondono e l\u2019ambiguit\u00e0<strong> <\/strong>regna sovrana in un mondo uscito definitivamente dai cardini.<br \/>\nPellicole che non segnano vertici, con alcune evidenti imperfezioni nella sceneggiatura, recano per\u00f2 significative anticipazioni dei personaggi sfuggenti, con ossessioni nascoste sotto una patina di normalit\u00e0, pronta ad incrinarsi alla minima pressione, dei film pi\u00f9 maturi degli anni a venire.<br \/>\nRappresentazione di psicologie a rischio in un luogo bloccato, uno dei tratti distintivi del <strong>Losey <\/strong>migliore, rapporto naturalistico spazio\/tempo alterato dal frequente ricorso al <em>flash back,<\/em> la realt\u00e0 del mondo tradotta in mappa soggettiva da rappresentazioni interne in cui ogni variazione di una parte influenza necessariamente tutte le altre: uno sguardo sul mondo \u00e8 messo a punto, d\u2019ora in poi il cinema di <strong>Losey<\/strong> sar\u00e0 una serie di variazioni sul tema.<br \/>\nQuesto \u00e8 anche il tempo degli <em>angry young men, <\/em>in Inghilterra, scrittori e drammaturghi che gridano la rabbia di una generazione uscita dalla guerra senza pi\u00f9 radici n\u00e9 prospettive, e John Osborne ha messo in scena <strong><em>Ricorda con rabbia<\/em><\/strong> (<em>Look Back in Anger<\/em>) al Royal Court Theatre l&#8217;8 maggio 1956.<strong><br \/>\nLosey <\/strong>\u00e8 l\u2019americano della generazione precedente, \u00e8 vissuto negli anni in cui l\u2019Europa precipitava verso la catastrofe e l\u2019America non stava a guardare. Testimone di una storia impossibile da raccontare con la lingua di una volta, ha pagato di persona per la sua coerenza.<\/p>\n<p><em>\u201cPerch\u00e9 non facciamo un giochino? Facciamo finta che siamo esseri umani e che siamo vivi. Solo per un po\u2019. Cosa ne dite?\u201d<\/em> dice Jimmy, stralunato anti-eroe di Osborne.<\/p>\n<p>\u00c8 quello che far\u00e0 <strong>Losey <\/strong>con il suo cinema, fino alla fine. (<strong><a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/30-torino-film-festival-retrospettiva-joseph-losey-26-gli-anni-cinquanta.html\/2\">continua nella pagina successiva&#8230;<\/a><\/strong>)<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p><em>Outsider <\/em>lui stesso, porter\u00e0 sulla scena esseri umani impegnati in giochi di ruolo, girotondo di maschere fra cui la pi\u00f9 ricorrente \u00e8 quella dell\u2019<em>outsider<\/em>, figura deviante inclusa in cornici tanto rassicuranti all\u2019apparenza quanto labili e destinate a dissolversi in un gioco illusionistico di specchi.<br \/>\nCinema che sembra affondare la sua ricerca di immagini nella solida certezza del reale, ha dell\u2019architettura barocca la stessa visione policentrica, sinuosa, indecifrabile.<br \/>\nChe siano i tre piani della casa da nobilt\u00e0 in declino del baronetto Tony (James Fox) de <strong><em>Il servo<\/em><\/strong>, o blasonate dimore edoardiane che ampi scaloni proiettano verso l\u2019alto e ossessivi rituali domestici paralizzano sul fondo (<strong><em>Messaggero d\u2019amore<\/em><\/strong>), sontuose ville estive sulla montagna di un&#8217;isola vulcanica del Mediterraneo di <strong><em>La scogliera dei desideri<\/em><\/strong> (<em>Boom)<\/em> o amene dimore nella campagna inglese intorno all\u2019Oxford College, dove si consuma la frustrazione del professor Stephen (Dirk Bogarde), campione della rispettabilit\u00e0 borghese messa in crisi da inconfessabili pulsioni sessuali (<strong><em>L\u2019incidente<\/em><\/strong>), che si tratti di canali veneziani ammantati da ombre profonde sotto le luci sfavillanti dei saloni sul Canal Grande (<strong><em>Eva<\/em><\/strong>) o mura grigie di un carcere dove corruzione e rapporti di potere non fanno distinzione tra carcerati e tutori della legge (<strong><em>Giungla di cemento<\/em><\/strong>), l\u2019esperienza straniante di uno spazio irreale e insieme concreto \u00e8 centrale nel cinema di <strong>Losey<\/strong>.<br \/>\nL\u2019ambiente esterno \u00e8 relegato a pretesto descrittivo. Cornice elaborata con minuziosa cura del dettaglio e raffinata eleganza di gioco cromatico, avvolge in una ragnatela quello che accade dentro, l\u00ec dove la macchina si muove agile, sottraendo fisicit\u00e0 ai corpi e assegnando loro i caratteri propri dell\u2019incubo. In questi interni uomini e donne, bambini e vecchi, sono come permeati da una particolare forma di violenza, che ne siano vittime o attori, prima ancora che si esprima in gesto attivo. \u00c8 una violenza sotterranea, che sembra connaturata alle cose e sprigionarsene, impercettibilmente, per gradi.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019immagine-pulsione di Deleuze:<\/p>\n<p>\u201c<em>Joseph Losey: pulsion d&#8217;avilissement. Joseph Losey est le troisi\u00e8me grand auteur naturaliste, \u00e0 l&#8217;\u00e9gal de Stroheim et de Bu\u00f1uel. Ce qui appara\u00eet d&#8217;abord chez Losey, c&#8217;est une violence tr\u00e8s particuli\u00e8re qui impr\u00e8gne ou emplit les personnages et qui pr\u00e9c\u00e8de toute action (un acteur comme Stanley Becker semble dou\u00e9 de cette violence qui le pr\u00e9destine \u00e0 Losey). <\/em><em>C&#8217;est le contraire de la violence d&#8217;action, r\u00e9aliste. C&#8217;est une violence en acte, avant d&#8217;entrer en action ; c&#8217;est une violence non seulement int\u00e9rieure ou inn\u00e9e, mais statique, dont on ne trouve d&#8217;\u00e9quivalent que chez Bacon en peinture, lorsqu&#8217;il \u00e9voque une \u00e9manation &#8220;qui se d\u00e9gage d&#8217;un personnage immobile, ou chez Jean Gen\u00eat en litt\u00e9rature, quand il d\u00e9crit l&#8217;extraordinaire violence qui peut habiter une main immobile au repos<\/em>.\u201d ( da Gilles Deleuze, <em>L\u2019image mouvement<\/em>, Editions de Minuit , 1985. Collection Critique )<\/p>\n<p>La violenza abita uomini deboli, l\u2019innocenza non ha scampo in un mondo mediocre e feroce, nulla serve a cambiare nulla, ci dice <strong>Losey,<\/strong> in vario modo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Joseph Losey, maestro del cinema morto nel 1984, regista intorno al quale il dibattito critico e l\u2019attenzione erano da troppo tempo assopiti. La seconda parte dello speciale dedicato a Losey scritto da Paola Di Giuseppe in occasione della retrospetiva completa che il TFF 2012 dedicher\u00e0 al grande regista Americano&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[525570,213,19,10,164,8,159],"tags":[],"class_list":["post-12510","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-cinema-inglese","category-joseph-losey","category-news","category-recensioni","category-retrospettiva","category-strana-illusione","category-tff30"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12510","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12510"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12510\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":68905,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12510\/revisions\/68905"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12510"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12510"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12510"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}