{"id":12813,"date":"2012-11-30T22:11:09","date_gmt":"2012-11-30T20:11:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=12813"},"modified":"2012-11-30T22:11:09","modified_gmt":"2012-11-30T20:11:09","slug":"30-torino-film-festival-i-d-di-kamal-k-m-india-2012-concorso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/30-torino-film-festival-i-d-di-kamal-k-m-india-2012-concorso.html","title":{"rendered":"30\u00b0 Torino film Festival &#8211; I.D. di Kamal K.M. (India, 2012) &#8211; Concorso"},"content":{"rendered":"<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-12814 alignleft\" title=\"id_kamal_km\" src=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-content\/uploads\/id_kamal_km.jpg\" alt=\"\" width=\"452\" height=\"303\" \/>Presentato ai Festival Internazionali del Cinema di Abu Dhabi e Mumbay, <strong>I.D. \u00e8 <\/strong>nato da un progetto collettivo, <strong><em>Phase One Collective<\/em><\/strong>, di produttori e artisti come il tecnico del suono <strong>Resul Pookutty<\/strong>, il fotografo <strong>Rajeev Ravi<\/strong>, lo scenografo <strong>Sunil Babu<\/strong>, l\u2019editore e direttore della fotografia <strong>B. Ajithkumar Madhu Neelakandan<\/strong>.<br \/>\nSceneggiato e diretto da <strong>Kamal K.M<\/strong>., cresciuto al <em>Cinema e Televisione Institute of India,<\/em> \u00e8 un film sull\u2019identit\u00e0 e la sua perdita, una straordinaria presa diretta sulla globalizzazione postindustriale in India e su realt\u00e0 tragicamente somiglianti in tutti gli emisferi. Cambiano i nomi, se non si perdono nell\u2019anonimato, come nel film, ma la sostanza rimane identica. Divisioni di casta e antiche tradizioni sacre (ricordiamo lo straordinario viaggio di <strong>Rossellini<\/strong> negli anni sessanta) tutto sembra ingoiato da giungle di cemento omologate, chiuse dentro un anello di discariche dove sorgono baraccopoli per un\u2019immigrazione interna di uomini senza nome, masse ostaggio di caporalato che assegna il lavoro ai gruppi,\u00a0 divisi per categorie, in attesa agli angoli delle piazze.<br \/>\nCinema lontano anni luce dalla fabbrica di sogni bollywoodiana, si gira a basso costo, digitale o 16mm, s\u2019inventano storie minime che aprono scenari su un filone neorealista di forte impatto.<strong><em><br \/>\nBombay Boys<\/em><\/strong> di <strong>Kaizad Gustad<\/strong>, <strong><em>Hyderabad Blues<\/em><\/strong> di <strong>Nagesh Kukunder<\/strong>, <strong><em>Mango Souffl\u00e9<\/em><\/strong> di <strong>Mahesh Dattani<\/strong> o <strong><em>English August<\/em><\/strong> di <strong>Dev Benegal<\/strong> sono titoli che cominciano a circolare:<em> \u201cE\u2019 un tentativo di fare cinema non di mercato n\u00e8 orientato al profitto \u2013 <\/em>dicono <em>\u2013 <strong>ID<\/strong> \u00e8 realizzato in Hindi solo perch\u00e9 la storia si svolge a Mumbay e a molti di noi nel collettivo capita di lavorare l\u00ec. Tutti noi lavoriamo nel mainstream e questo \u00e8 ci\u00f2 che ci ha aiutato a fare un film come <strong>ID<\/strong>. A seconda del risultato del film, speriamo di annunciare un progetto entro la fine dell&#8217;anno.<\/em><em> <\/em><em>Ogni giorno, a Mumbay, vediamo centinaia di immigrati che arrivano a frotte da luoghi diversi dell\u2019India. Scompaiono il giorno successivo. In una megalopoli come Mumbay nessuno sa o se ne frega se questi immigrati scompaiono. Attraverso il nostro film e la protagonista Charu\u00a0 prendiamo come modello gli abitanti di Mankhurd, uno dei luoghi abitati da questa forza lavoro migrante. Per inciso, \u00e8 una delle pi\u00f9 grandi discariche di rifiuti in Asia e questi lavoratori si guadagnano da vivere con la spazzatura che viene scaricata l\u00ec<\/em> &#8220;.<\/p>\n<p>Immersione\u00a0 nello spazio profondo della forza lavoro migrante, gli autori raccontano che le riprese <em>live <\/em>sono costate alla <em>troupe<\/em> una vera e propria guerriglia. Le carrellate con <em>steady cam<\/em> semi impazzita fra i rumori assordanti del traffico e la frenesia dello stile di vita cittadino\u00a0 diventano vere discese agli Inferi quando si arriva in periferia, mondo brulicante di miserabili senza nome, non c\u2019\u00e8 casellario o database che li contenga, vere fogne a cielo aperto ad alta densit\u00e0 demografica.<br \/>\nCharu (<strong>Geetanjali Thapa<\/strong>) \u00e8 l\u2019eroina della storia, uno smart phone la sua spada. Divide con due amiche un appartamento in un grattacielo di Mumbay (nome <em>hindi<\/em> di Bombay)<br \/>\nGraziosa, buona famiglia, studi giusti, buone prospettive di carriera nel <em>marketing<\/em>, avr\u00e0 un colloquio di lavoro domani, stasera una festa di compleanno in casa con amici, ma ecco che alla porta suona qualcuno. E\u2019 l\u2019imbianchino (<strong>Murari Kumar<\/strong>) chiamato per pulire una parete del salotto. Doveva venire il giorno prima, un disguido del \u201ccaporalato\u201d e Charu, indaffarata e sbrigativa, con lo smart phone incollato all\u2019orecchio, amici o lavoro, appuntamenti o chiacchiericcio futile, non perde tempo. Ormai l\u2019uomo \u00e8 l\u00ec, cerchi solo di fare in fretta. Nell\u2019attesa gira per casa, si prepara un megapanino ipercalorico, si siede sul divano col succo d\u2019arancia e lui lavora. All\u2019improvviso l\u2019imbianchino le chiede un po\u2019 d\u2019acqua. Il tempo di andare in cucina e tornare, l\u2019uomo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Sul muro una mano stampata nella tempera bianca, uno strano sgocciolamento e lui, steso a terra, dietro il divano.<strong><br \/>\nKamal<\/strong> ha il senso del tempo cinematografico. Questa prima sequenza sembra al <em>rallenty<\/em>, \u00e8 un segmento temporale molto breve ma c\u2019\u00e8 l\u2019attesa, il tempo sospeso, sentiamo che sta per accadere qualcosa mentre la mdp si muove fra le stanze, focalizza dettagli, ci fa vedere solo per pochi secondi il viso un po\u2019 sudato dell\u2019uomo e quello sguardo remissivo.<br \/>\nTre macrosequenze: la prima, a casa di Charu, la seconda \u00e8 l\u2019odissea della ragazza con un corpo senza nome in giro per Mumbay in cerca di un ospedale, quindi ricovero e morte dell\u2019imbianchino. La terza \u00e8 il viaggio di Charu alla ricerca del\u2019I.D., l\u2019identit\u00e0 negata, affogata nelle luride pozzanghere della baraccopoli dell\u2019<em>hinterland<\/em> brulicante di uomini e spazzatura.<br \/>\nCharu parte per una ricerca che potrebbe non fare, al commissariato le hanno detto che sistemeranno tutto loro, il padre al cellulare le fa predicozzi inascoltati, le amiche sono troppo prese da affari di corna e di cuore per darle retta. Ma c\u2019\u00e8 qualcosa che la costringe ad andare avanti, con lo smartphone aperto sulla foto dell\u2019uomo presa all\u2019obitorio.<br \/>\nLa\u00a0 macchina da presa \u00e8 il suo occhio, incapace di fermarsi nella ricerca di quel nome, agglomerati urbani e suburbi desolati sono il <em>set<\/em> di un <em>horror<\/em> che finir\u00e0 con lo smartphone in una pozzanghera.<br \/>\nL\u2019ultima immagine di quell\u2019uomo finisce cos\u00ec, irrecuperabile nell\u2019acqua sporca. La realt\u00e0 torna ad imporre le sue leggi ad un mondo incanaglito e sconfitto, la storia di Charu e dell\u2019imbianchino senza nome era solo una favola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-12814 alignleft\" title=\"id_kamal_km\" src=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-content\/uploads\/id_kamal_km.jpg\" alt=\"\" width=\"452\" height=\"303\" \/>Presentato ai Festival Internazionali del Cinema di Abu Dhabi e Mumbay, <strong>I.D. \u00e8 <\/strong>nato da un progetto collettivo, <strong><em>Phase One Collective<\/em><\/strong>, di produttori e artisti come il tecnico del suono <strong>Resul Pookutty<\/strong>, il fotografo <strong>Rajeev Ravi<\/strong>, lo scenografo <strong>Sunil Babu<\/strong>, l\u2019editore e direttore della fotografia <strong>B. Ajithkumar Madhu Neelakandan<\/strong>.<br \/>\nSceneggiato e diretto da <strong>Kamal KM<\/strong>, cresciuto al <em>Cinema e Televisione Institute of India,<\/em> \u00e8 un film sull\u2019identit\u00e0 e la sua perdita, una straordinaria presa diretta sulla globalizzazione postindustriale in India e su realt\u00e0 tragicamente somiglianti in tutti gli emisferi. 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