{"id":13699,"date":"2013-03-01T15:22:23","date_gmt":"2013-03-01T13:22:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=13699"},"modified":"2013-07-13T18:42:28","modified_gmt":"2013-07-13T16:42:28","slug":"educazione-siberiana-di-nicolai-lilin-verita-e-verosimiglianza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/educazione-siberiana-di-nicolai-lilin-verita-e-verosimiglianza.html","title":{"rendered":"Educazione Siberiana di Nicolai Lilin: verit\u00e0 e verosimiglianza"},"content":{"rendered":"<p><i>Lo so che non andrebbe fatto, ma ho la tentazione di iniziare dalla fine\u201d.<\/i><\/p>\n<p>Comincia cos\u00ec, <b>Nicolai Lilin, <\/b>a raccontarci la sua <b><i>Educazione siberiana<\/i><\/b>, dalla fine.<\/p>\n<p>Una rapida sequenza cecena, breve <i>flash<\/i> di ordinaria follia a sfondo storico, l\u2019io narrante al centro di un\u2019operazione di guerra appena conclusa, spari ad un nemico mai cos\u00ec vicino: \u201c\u2026 <i>potevamo quasi toccarlo con la mano, da cos\u00ec vicino non avevo mai sparato a nessuno\u201d, <\/i>e rapide pennellate per dire come si sta dopo:<\/p>\n<p>\u201c<i>Ho infilato tutta la testa dentro il bidone, sott\u2019acqua, e l\u2019ho tenuta un po\u2019 l\u00ec, trattenendo il respiro. Ho aperto gli occhi dentro il bidone e ho visto buio completo. Mi sono spaventato e ho tirato fuori immediatamente la testa, facendo un respiro profondo. Il buio che avevo visto nel bidone mi aveva fatto un brutto effetto, mi era sembrato che la morte poteva essere proprio cos\u00ec, buia e senz\u2019aria<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 un pugno nello stomaco l\u2019<i>incipit<\/i> di questo strano libro, scritto in un italiano spoglio, essenziale, morfologicamente depurato dal lavoro editoriale necessario per un russo che ha scelto di scrivere in italiano, lasciato per\u00f2 intatto nella forza scarnificata del linguaggio, immune da artifici retorici.<br \/>\nUn poema in prosa dell\u2019ultimo erede, in ordine di tempo, di una tradizione orale mai tramontata nell\u2019oriente europeo, dai tempi pre-omerici.<br \/>\nDell\u2019oralit\u00e0 ha tutti i requisiti: la composizione ad anello, la presenza di un patrimonio formulare a cui attingere per dar vita a ritratti di personaggi simbolo di una condizione umana, la ripetitivit\u00e0 delle scene.<br \/>\nInutile dare un giudizio su <b><i>Educazione siberiana<\/i><\/b> usando i parametri con cui la critica affronta il romanzo moderno, l\u2019opera ne uscirebbe sconfitta.<br \/>\nSul piano stilistico sarebbe accusata, come puntualmente \u00e8 avvenuto, di piattezza, carenza di ritmo narrativo, tendenza alla ripetititivit\u00e0. Nell\u2019uso della lingua ci si farebbe fuorviare dalla semplicit\u00e0 delle scelte lessicali e si passerebbe il tempo a chiedersi quanto debba al lavoro di un bravo editor. Il rischio di perdere di vista la specificit\u00e0 di quest\u2019opera sarebbe grande.<br \/>\n<b><i>Educazione siberiana <\/i><\/b>\u00e8 un libro che non abbiamo termini per definire, e nel lontano passato da cui trae il suo conio non esisteva il problema della classificazione in generi. Diciamo che \u00e8 il lavoro di un poeta, nel senso etimologico del termine, che, stante la sua presenza nella contemporaneit\u00e0, trova il suo sbocco pi\u00f9 idoneo nel cinema.<br \/>\nQuanto poi <b>Salvatores<\/b> sia riuscito nel non facile lavoro di tradurre in immagini reali, cinematografiche, il film virtuale che <b>Lilin<\/b> fa scorrere pagina per pagina, \u00e8 quello che impegna una critica comparata che non dimentichi quanta distanza ci pu\u00f2 essere fra un libro e il suo passaggio nel cinema. E la distanza c\u2019\u00e8. Non quella ascrivibile a tagli di sceneggiatura che modificano parti della vicenda, la riscrittura filmica di un testo letterario gode di ampi margini di falsificazione. Quello che segna la distanza \u00e8 il linguaggio, il mezzo, segnico per il regista, verbale per lo scrittore, e i suoi esiti sul piano della comunicazione.<\/p>\n<p>L\u2019italiano \u00e8 la lingua dell\u2019approdo, per <b>Lilin<\/b>, quella che per lui \u00e8 \u201cla lingua salvata\u201d, come fu il tedesco per <b>Elias Canetti<\/b>, ebreo sefardita di lingua bulgara. In Italia <b>Lilin <\/b>ha trovato la lingua che l\u2019ha accolto, dando voce al suo immaginario. Le vicende dell\u2019ex impero sovietico, la realt\u00e0 sociale e politica degradata di quel paese, la scomparsa della sua comunit\u00e0 di origine, annientata da un cambiamento epocale che ha sepolto culture autoctone in nome di un\u2019omologazione verso il basso, gli hanno imposto una fuga per la sopravvivenza (sappiamo del suo arrivo in Italia nel 2003 e dell\u2019attivit\u00e0 di tatuatore in quel di Cuneo dall\u2019ampio rimbalzo mediatico della sua persona e storia, editoriale e umana).<\/p>\n<p>Nei diciotto anni vissuti in Transnistria si \u00e8 sedimentato in <b>Lilin<\/b> un deposito di memorie che oggi oscilla fra l\u2019attendibilit\u00e0 del documento storico e la pura invenzione artistica. Cercare di definire i confini che separano l\u2019uno dall\u2019altra \u00e8 esercizio sterile, tanto quanto cercare la verit\u00e0 storica nella <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/berlinale-2013-panorama-dokumente-the-act-of-killing-di-joshua-oppenheimer-indonesia-2012.html\">verosimiglianza del prodotto artistico<\/a>.<br \/>\n<b>Lilin<\/b> \u00e8 l\u2019io narrante ormai adulto che fa riaffiorare l\u2019 io narrante adolescente:<i>\u201cHo trascritto i ricordi di quando avevo dodici anni. Ho lasciato molto spazio alla fantasia, non ho riportato direttamente la descrizione di fatti reali, quanto soprattutto le memorie dei miei nonni\u201d.<\/i><\/p>\n<p>Perch\u00e9 farlo, pur dichiarandosi \u201cnon scrittore\u201d? Per testimoniare, certo, e in questo senso l\u2019atto dello scrivere \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 che un semplice ricordare e raccontare, \u00e8 il tributo che l\u2019autore sente di dovere ad una storia di uomini e donne conosciuti, odiati o amati, di luoghi che nel ricordo assumono contorni quasi fiabeschi, di nemici stanati, combattuti, uccisi. <b>Lilin<\/b> ci porta con l\u2019immediatezza della comunicazione orale dentro la comunit\u00e0 criminale di Transnistria, dove nacque nel mese pi\u00f9 freddo dell\u2019anno, febbraio 1980.<\/p>\n<p><i>\u201cLa mia vita era l\u00ec, a Bender, con i criminali, e il nostro criminalissimo quartiere era come una grande famiglia\u201d.<\/i><\/p>\n<p>In quel mondo scomparso al confine tra Moldavia e Ucraina, nella comunit\u00e0 degli Urka siberiani deportata nel Sud Ovest dell\u2019Unione Sovietica da <b>Stalin<\/b> negli anni trenta, si compie il suo processo di formazione. Lo seguiamo lungo le pagine che scorrono veloci, attraversiamo i sette nuclei\u00a0 narrativi\u00a0 che dividono il libro senza una precisa concatenazione cronologica (<i>&#8221; Il cappello a otto triangoli\u00a0 e il coltello a scatto&#8221;, &#8220;Quando la pelle parla&#8221;, \u201cBoris il macchinista\u201d, &#8220;Il giorno del mio compleanno&#8221;, \u201cCarcere minorile&#8221;, \u201cKsjusa\u201d, &#8220;Caduta libera&#8221;<\/i>)e la sensazione costante \u00e8 di guardare attraverso una lente che restituisce una realt\u00e0 capovolta, i parametri con cui siamo educati a valutare\u00a0 il mondo sono regolarmente stravolti e quelli che consideriamo ossimori finiscono di esserlo. \u201cCriminale onesto\u201d \u00e8 la formula pi\u00f9 ricorrente.<br \/>\nL\u2019educazione siberiana \u00e8 quella che il bambino e poi adolescente Kolima\/ <b>Nicolai Lilin<\/b> riceve dagli anziani, i nonni della comunit\u00e0, nonno Kuzja in particolare, figure patriarcali che tramandano la loro tradizione guerriera plasmandola su codici etici che della nostra cultura europea, nel versante slavo\/balcanico, recuperano le radici millenarie. Il concetto di \u201ccivilt\u00e0 di vergogna\u201d , che <b>Eric Dodds<\/b> coni\u00f2 per\u00a0 definire il sistema di valori tipico della mentalit\u00e0 omerica, aiuta a capire l\u2019assetto di questa comunit\u00e0 fortemente gerarchizzata, legata a codici d\u2019onore intransigenti e condivisi, regolatori dell\u2019equilibrio sociale e delle relazioni fra individui.<br \/>\nLa vendetta concepita come dovere morale e sociale, la reazione violenta di persone legate all\u2019offeso da un rapporto di consanguineit\u00e0 o amicizia, il disprezzo per tutti i simboli del consumismo, compreso il denaro, che va tenuto fuori dalle mura domestiche, l\u2019antagonismo rispetto ad un\u2019idea di Stato che, nelle forze dell\u2019ordine e nelle istituzioni, si traduce in oppressione e prevaricazione, lo speciale rapporto bambino\/adulto, fatto di rispetto reciproco e assoluta autodeterminazione, sono aspetti di uno stile di vita descritto con onest\u00e0 adamantina e un\u2019innocenza assolutamente straniante.<\/p>\n<p><i>\u201cC&#8217;\u00e8 chi la vita la gode, chi la subisce, noi la combattiamo\u201d<\/i> afferma <b>Lilin,<\/b> e le compagne fidate sono le armi, a caccia nella taiga,\u00a0 come quando i suoi antenati vivevano in Siberia, e fra i grattacieli grigi delle citt\u00e0 sovietiche, segnate da bande di quartiere con cui confrontarsi quotidianamente per circoscrivere il proprio spazio. Si respira una dicotomia dolorosa fra l\u2019ampio respiro di scenari naturali, animizzati nel ricordo d\u2019infanzia che passa anche attraverso la favola morale (bellissimo il racconto dei lupi fatto da nonno Kuzja o il cielo azzurro dove il vecchio lancia i suoi colombi), l\u2019 epica lotta per la sopravvivenza nella scena dell\u2019alluvione e le gite in barca con i compagni e la dolce Kuzja, e il tempo in cui, alle foreste ghiacciate e alle acque, si sono sostituiti lividi quartieri e regimi autoritari e corrotti, contro i quali ogni arma \u00e8 perdente e non resta che la fuga.<\/p>\n<p>Storia di resistenza armata allo strapotere sovietico, \u201c\u2026 <i>oro, diamanti, carbone, gas e petrolio siberiano hanno sempre fatto gola ai russi, ma non hanno fatto i conti con la popolazione\u2026 i criminali siberiani erano rapinatori esperti i cui avi avevano assaltato per centinaia di anni le carovane\u00a0 mercantili provenienti dalla Cina e dall\u2019India, e non avevano nessuna difficolt\u00e0 ad assaltare quelle russe\u201d <\/i>, e storia di una religione del focolare domestico da difendere armati fino ai denti, scrivendone la storia sulla pelle del corpo, tatuato.<br \/>\n\u201c<i>Quando la pelle parla<\/i>\u201d \u00e8 il capitolo che introduce ad una pratica antica e sacra, un percorso sorprendente e affascinante alla scoperta di una scrittura pittografica a cui il criminale onesto affida la memoria di s\u00e9 e della sua sofferenza. Un tatuaggio non si fa, si soffre, e non si riferisce al dolore sofferto nel farlo, ma \u201c\u2026<i>alla sofferenza della vita che gli sta dietro<\/i>\u201d.<br \/>\nPer mille rivoli e in un continuo rincorrersi di fatti, incontri, cambiamenti di scena il racconto va verso il suo epilogo, fino a ricongiungersi al capo di quell\u2019anello da cui era partito all\u2019inizio, la Cecenia.<\/p>\n<p>\u201c<i>Caduta libera<\/i>\u201d \u00e8 il finale, Kolima \u00e8 arrivato al capolinea, nel corpo sabotatori dell\u2019esercito russo di stanza in Cecenia: \u201c<i>I sabotatori? Cristo Santo, ma che male gli hai fatto? Cos\u2019hai combinato per meritarti questo?\u201d | <\/i>\u201c<i>Ho ricevuto un\u2019educazione siberiana\u201d ho risposto mentre lui chiudeva la porta.<br \/>\n<\/i>Un disegno tatuato, ali di aquila aperte, un teschio al centro dell\u2019incrocio di due pugnali \u00e8 il sigillo della pagina.<\/p>\n<p><b>Salvatores\u00a0 <\/b>con il suo film ha fatto un lavoro onesto, sinceramente sentito, nel tentare di riprodurre spirito e immagini di questo mondo.<br \/>\nNon \u00e8 stato facile, la capacit\u00e0 evocativa delle parole di <b>Lilin<\/b> \u00e8 intraducibile con altri mezzi, forse la musica pu\u00f2 avvicinarsi, e le scelte sonore del film sono convincenti, come alcuni momenti di splendida scenografia che ben rende il flusso lirico-emozionale dell&#8217;opera.<br \/>\nMeno riuscita la caratterizzazione dei personaggi e quello spirito di morte, vita, sguardo limpido, sacro e doloroso sul mondo che aleggia nell\u2019opera di <b>Lilin.<br \/>\n<\/b>Non siamo dalle parti di <b>Welles<\/b> o <b>Kurosawa<\/b>, quando il cinema non deve cedere necessariamente di fronte alla parola scritta.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.nicolaililin.com\/?cat=11\">Il Blog di Nicolai Lilin<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Educazione siberiana \u00e8 un libro che non abbiamo termini per definire, e nel lontano passato da cui trae il suo conio non esisteva il problema della classificazione in generi. <\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[185,19,10,8],"tags":[],"class_list":["post-13699","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-covercinema","category-news","category-recensioni","category-strana-illusione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13699","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13699"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13699\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13699"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13699"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13699"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}