{"id":13819,"date":"2013-03-23T13:37:21","date_gmt":"2013-03-23T11:37:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=13819"},"modified":"2013-07-15T06:45:15","modified_gmt":"2013-07-15T04:45:15","slug":"just-like-a-woman-di-rachid-bouchareb-gb-usa-francia-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/just-like-a-woman-di-rachid-bouchareb-gb-usa-francia-2012.html","title":{"rendered":"Just like a woman di Rachid Bouchareb"},"content":{"rendered":"<p>Chicago. Mona \u00e8 un\u2019immigrata nordafricana, lavora nel negozio di alimentari del marito ed \u00e8 detestata dalla suocera perch\u00e9 non riesce a dargli un figlio. Marylin \u00e8 bionda, ogni tanto fa la spesa nel negozio di Mona, ha un marito disoccupato e fa un corso di danza del ventre. Quando, nell\u2019arco di un paio d\u2019ore, perde il lavoro e scopre che il marito la tradisce, Marylin decide di partire per Santa F\u00e8 per partecipare all\u2019audizione di una compagnia di danza. Anche Mona \u00e8 in fuga: ha combinato un guaio a casa e non sa dove andare. Incontratesi per caso in un\u2019area di sosta, le due donne decidono di proseguire insieme. Nel frattempo una coppia di poliziotti si mette sulle loro tracce. Nel 2010, <strong>Rachid Bouchareb<\/strong> fece scalpore al Festival di Cannes con <strong><i>Uomini senza legge<\/i><\/strong>, prosecuzione ideale del precedente <strong><i>Days of Glory<\/i><\/strong>, storia di tre fratelli algerini immigrati nella Francia postbellica (dal 1945 al 1962). La lotta per la libert\u00e0, il sangue e la ricerca dell\u2019affermazione personale in un film scabro e maschile. Anche <strong><i>Just Like a Woman<\/i><\/strong>, primo passo di un futura trilogia, \u00e8 una storia di immigrazione e di ribellione, ma la prospettiva \u00e8 ormai completamente mutata. I ruvidi fratelli Sa\u00efd, Messaoud ed Abdelkader lasciano il posto a una coppia di donne fragili e spaventate, costantemente esposte agli attacchi di un mondo insidioso. Nelle prime inquadrature Mona, distesa nella penombra di uno stanzino, ascolta assorta le ricette di una fattucchiera. La suocera superstiziosa cerca un rimedio alla sua presunta infertilit\u00e0. Scelta per dare una discendenza al figlio, Mona, sposa incontrata il giorno delle nozze, sembra non servire ad altro. La condizione di Marylin \u00e8 in apparenza diversa: indipendente, lavora fuori casa, si concede perfino un corso di ballo. In realt\u00e0, prigioniera di un marito frustrato e di una condizione familiare opprimente, la donna dovr\u00e0 cercare altrove. La tesi di Bouchareb \u00e8 presto chiara: la societ\u00e0 contemporanea non \u00e8 aliena da maschilismo, razzismo e sospetto, fantasmi incarnati dagli squallidi individui che le due donne incroceranno lungo la rotta da Chicago al New Mexico. La danza del ventre, il ballo della tradizione araba, come paradossale e ambigua forma di emancipazione, trionfo di una femminilit\u00e0 che finisce per\u00f2 per attrarre gli sguardi morbosi e la pioggia di verdoni di una successione di maschi rozzi e rubicondi. Il corpo, umiliato e piegato (quello di <strong>Sienna Miller<\/strong>, picchiata selvaggiamente da una famigliola americana in gita; quello di <strong>Golshifteh Farahani<\/strong>, che vale nella misura in cui \u00e8 in grado di generare nuova vita) come unica dote, fortuna e condanna. La paura del diverso in un paese che ha seppellito nelle riserve i propri unici abitatori autoctoni; la piccolezza dei sentimenti umani negli scenari aperti di un\u2019America enorme e rossastra, strana e straniante. Mona, che non aveva mai lasciato il suo quartiere di Chicago (\u201cDove la porto?\u201d, le chiede il tassista, provocando il panico), scopre il mondo e Bouchareb cerca di mostrarcelo attraverso i suoi occhi, timorosi e affascinati. Dopo il preambolo iniziale (le esistenze separate e infelici delle due donne), <i>Just Like a Woman<\/i> tenta di incardinarsi sui solidi binari del road movie esistenziale, con le protagoniste che inevitabilmente fanno pensare a novelle <strong>Thelma &amp; Louise<\/strong>. Tolta l\u2019indiscutibile alchimia fra Marylin e Mona, il film procede per\u00f2 a rilento, ritornando pedissequamente sulla riproposizione della tesi, a scapito dell\u2019organicit\u00e0 dell\u2019intreccio, che si sfilaccia nel moltiplicarsi di episodi che ribadiscono, ma non approfondiscono, i temi gettati sul piatto fin dal principio. Perfino superflua la presenza di un\u2019altra coppia, quella dei due poliziotti che intuiscono un collegamento fra i due casi di sparizione. La sceneggiatura accenna una pista (Mona braccata dalla polizia), senza mai perseguirla con convinzione e preferendo piuttosto concentrarsi \u2013 anche qui lasciando che le necessit\u00e0 ideologiche prevalgano sulla coerenza globale \u2013 sulle loro faccende personali (musulmana lei, cristiano lui, diffidenza della famiglia). Alla fine, in un mondo ostile e pericoloso, solo i sentimenti personali (l\u2019amore fra i poliziotti, l\u2019amicizia fra le donne) consentono una tregua e lo spazio per una lievit\u00e0 d\u2019animo che non conosce distinzione di credo e di colore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Just Like a Woman, primo passo di un futura trilogia per Rachid Bouchareb, la recensione<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,19,10,8],"tags":[],"class_list":["post-13819","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-news","category-recensioni","category-strana-illusione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13819","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13819"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13819\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13819"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13819"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13819"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}