{"id":13852,"date":"2013-03-28T13:32:25","date_gmt":"2013-03-28T11:32:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=13852"},"modified":"2013-07-15T06:41:23","modified_gmt":"2013-07-15T04:41:23","slug":"come-pietra-paziente-di-atiq-rahimi-afghanistan-francia-germania-uk-2013","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/come-pietra-paziente-di-atiq-rahimi-afghanistan-francia-germania-uk-2013.html","title":{"rendered":"Come pietra paziente di Atiq Rahimi"},"content":{"rendered":"<p>Una donna veglia un uomo in una stanza spoglia, gli parla ma lui non reagisce: ha gli occhi spalancati nel vuoto. \u00c8 in coma. Ha una pallottola conficcata nella nuca. Un foro perfetto, indolore, il centro devastato e silenzioso di una dubbia coscienza. La stanza \u00e8 quieta come l\u2019occhio di un ciclone: oltre le finestre c\u2019\u00e8 la guerra civile, colpi di artiglieria leggera o pesante, a seconda dell\u2019ora; oltre le mura del cortile una figura indistinta, coperta da un burka, si muove svelta sotto il tiro di proiettili vaganti. La donna nella stanza accorda la sua voce al respiro ritmico dell\u2019uomo. Prima prega, poi smette e comincia a parlare. Parla di s\u00e9, per la prima volta, a suo marito. La litania del nome di Dio si scioglie in una confidenza e il segreto condiviso presuppone la speranza in un accoglimento partecipe. Secondo un\u2019antica leggenda persiana, esiste una pietra magica che assorbe i segreti e i dolori di chi parla, fino a esplodere e liberare la persona dal peso del silenzio. <i>Syngu\u00e9 Sabour<\/i> (\u201cpietra di pazienza\u201c) \u00e8 il suo nome. <b>Come pietra paziente <\/b>\u00e8, oltre al titolo del film, anche l\u2019uomo per la donna che parla.<\/p>\n<p>Tratto dal romanzo premio Goncourt 2008, tradotto con tatto e perizia da Yasmina Melaouah per Einaudi, il film \u00e8 distribuito da Parth\u00e9nos (la stessa di <b>C\u2019era una volta in Anatolia<\/b>). Atiq Rahimi, alla sua seconda regia dopo <b>Terra e cenere<\/b> (2004), firma la sceneggiatura insieme a <b>Jean-Claude Carri\u00e8re<\/b>, sensibile alle tematiche mediorientali (sua moglie l\u2019iraniana Nahal Tajadod \u00e8 l\u2019autrice di <b>About Elly<\/b>). Recitata in lingua <i>dari<\/i> (persiano), questa storia \u00e8 per\u00f2 la prima che Rahimi ha scritto in francese, lingua altra per esprimere l\u2019alterit\u00e0 femminile. Il racconto \u00e8 ispirato alla vicenda della poetessa afghana Nadia Anjuman trucidata dal marito, poi caduto in coma. Di qui nasce la storia. Dal punto di vista del marito. Ma presto emerge la voce della donna e Rahimi la segue, in ascolto. La voce che intesse il racconto filmico di questa moderna Shahraz\u0101d \u00e8 quella di <b>Golshifteh Farahani<\/b> (Nessuna verit\u00e0, About Elly di <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=X9Q41rmM1Hs\">Asghar Farhadi<\/a> , <strong><a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/just-like-a-woman-di-rachid-bouchareb-gb-usa-francia-2012.html\">Pollo alle prugne<\/a><\/strong>, fino all\u2019ultimo <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/just-like-a-woman-di-rachid-bouchareb-gb-usa-francia-2012.html\"><b>Just like a Woman<\/b><\/a> in sala in questi giorni), attrice iraniana bandita dal suo paese, che ha insistito molto per ottenere il ruolo, confidando al regista \u2013 quasi in una concatenazione di liberatorie confessioni &#8211; la sua difficile esperienza di \u00a0giovane adolescente in patria: come la protagonista di <b>Osama<\/b> di <b>Siddiq Barmak<\/b> (2003), si travestiva da maschio per superare i divieti imposti alle ragazze. Il suo volto naturale, libero da orpelli, acquista sullo schermo un\u2019intensit\u00e0 inedita e la voce pastosa e quasi sussurrata della sua interpretazione si perde un po\u2019 nella versione italiana, suggerita in parte dalle labbra quasi immobili.<\/p>\n<p>Liberare le parole vietate, relegate alle confidenze tra donne, in un monologo che aspira al dialogo presuppone prima di tutto il silenzio e poi l\u2019ascolto degli uomini che, malgrado le prerogative di una societ\u00e0 patriarcale e proprio a causa della retriva maschera che essa impone, sono imprigionati in una identit\u00e0 fittizia che vieta l\u2019espressione autentica dei loro desideri e delle loro vulnerabilit\u00e0. Il marito (<b>Hamidreza Javdan<\/b>) non tollera le parole (\u00e8 stato ferito alla testa per aver reagito a un insulto). Di qui nasce la violenza come sfogo della frustrazione. E il coma esemplifica la rigidit\u00e0, l\u2019inamovibilit\u00e0, lo stallo della personalit\u00e0 maschile. Cos\u00ec la donna spera che il suo discorso lo scuota e lo cambi: \u201c<i>rispetterai i miei segreti e io rispetter\u00f2 il tuo corpo \u2026 quando \u00e8 difficile essere donna diventa difficile anche essere uomo<\/i>.\u201d Un balbuziente si esprime meglio di un uomo chiuso nel silenzio: l\u2019antagonista \u00e8 un giovane (<b>Massi Mrowat<\/b>) che impara ad ascoltare la donna e a dialogare fino a confidarle le violenze a sua volta subite. La donna cede quando l\u2019uomo la supplica balbettando di ascoltarlo: non la vuole possedere e, senza sottrarsi al suo primo fallimento sessuale, torna a conquistarsi il suo spazio di amore.<\/p>\n<p>Ambientato in una citt\u00e0 (Kabul) suggerita soltanto da alcune scene in esterno, il film si svolge prevalentemente in ambienti chiusi, tra muri e cortili. Una pesante tenda, con motivi di uccelli migratori congelati sul tessuto mentre spiccano il volo, suggerisce la stasi della condizione; un ragno tesse la tela letale con cui paralizza la sua vittima e le mosche torturano il corpo inerme dell\u2019uomo. La stanza, buia e soffocante nel romanzo, \u00e8 nel film permeabile ed esposta ai pericoli esterni (due ampie finestre dai vetri infranti, ombre dall\u2019esterno dietro le tende, detriti del bombardamento sul pavimento), cos\u00ec da evocare un corpo vulnerabile e violabile. Sembra costante in Rahimi l\u2019idea che il trauma provocato dalla violenza devasta i luoghi, ma soprattutto gli uomini e li intacca nella percezione e nell\u2019espressione: la sordit\u00e0 del bimbo di Terra e cenere, qui il coma e la balbuzie, fino alla pi\u00f9 recente afonia dell\u2019omicida di <b>Maledetto Dostoevskij<\/b> (l\u2019ultimo romanzo del 2012).<\/p>\n<p>Attraverso il racconto del corpo si fa strada la voce della donna: segno indelebile di un\u2019antica rivolta contro il padre \u00e8 una piccola cicatrice che nasconde tra la tempia e l\u2019occhio. Nel racconto che fa del sesso e del sangue si apre la lotta tra Eros e Thanatos, il principio di autoconservazione femminile e quello maschile di distruzione (\u201c<i>Chi non sa fare l\u2019amore fa la guerra<\/i>\u201d). Per la donna il sangue \u00e8 una difesa (il mestruo per ingannare gli uomini, la ferita autoindotta e poi inferta dal pugnale). Nella grammatica maschile, il sangue puro dell\u2019onore e quello impuro del mestruo confluiscono in quello della deflorazione: \u201c<i>Il piacere dell\u2019uomo \u00e8 vedere uscire il sangue squarciando il velo della virt\u00f9<\/i>\u201d. Il corpo femminile suggerisce un radicale sovvertimento del comportamento maschile: il consiglio che lei d\u00e0 al giovane \u00e8 di \u201c<i>scopare con la lingua e parlare con l\u2019uccello<\/i>\u201d. Ovvio quindi che l\u2019impotenza maschile (il marito \u00e8 impotente, il padre della donna accarezza lascivamente le sue quaglie) sia sintomatico dell\u2019incapacit\u00e0 di amare. Mentre dall\u2019ostracismo sociale della sterilit\u00e0 femminile (presunta nel caso della protagonista o reale nel caso della zia) si apre una strada per l\u2019emancipazione. Il corpo \u00e8 occultato socialmente dal <i>burka<\/i> in quanto eversivo e pericoloso. E infatti la protagonista non \u00e8 rappresentata come vittima, ma ha forza di carattere e si apre un varco di autodeterminazione, fino alla scena finale in cui si guarda allo specchio e si tinge le labbra di rosso. Per difendersi dal tentato stupro di un miliziano, la donna finge di essere una prostituta, riuscendo a evitare l\u2019abuso. Come sentenzia la zia (<b>Hassina Burgan<\/b>), che lavora in un bordello, scopando una puttana non se ne domina il corpo. E tutto ci\u00f2 perch\u00e9 alla base del rapporto c\u2019\u00e8 un accordo di scambio consenziente che nega la subordinazione coercitiva; ulteriore sottolineatura della pulsione aggressiva-distruttiva che intacca irreparabilmente la sessualit\u00e0 maschile.<\/p>\n<p>Oltre la barriera dei valori morali delle diverse culture, sembrerebbe quasi che Carri\u00e8re, a distanza di molti anni, abbia voluto riprendere la storia di <b>Belle de jour<\/b> dal suo finale, con la moglie-prostituta che assiste il marito in coma. Un\u2019ideale prosecuzione dell\u2019indagine sull\u2019identit\u00e0 femminile: dal corpo autonegato della borghesia occidentale, a quello negato dell\u2019integralismo orientale. La menzogna della S\u00e9verine di <b>Bu\u00f1uel<\/b>, chiusa nelle sue allucinazioni,\u00a0\u00e8 una strada interrotta in cui invece la donna di Rahimi crea un varco, attraverso le parole. Cos\u00ec \u00e8 anche il racconto coranico di Khadija, \u201c<i>colei che avrebbe potuto essere un Profeta<\/i>\u201d, la moglie di Maometto che fuga in lui la paura allucinatoria. Per questo nel finale la donna esclamer\u00e0: \u201c<i>sono diventata un Profeta, ho compiuto il miracolo<\/i>\u201d, il miracolo di riportare l\u2019uomo in vita con la verit\u00e0. Sebbene le conseguenze saranno tutt\u2019altro che positive.<\/p>\n<p>Girata prevalentemente con cinepresa a mano, sensibile all\u2019ambiente, ai rumori e alle deflagrazioni, fluttuante e continua, la storia \u00e8 scandita dalla musica minimalista di <b>Max Richter<\/b> (tra i numerosi titoli, Valzer con Bashir, <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/digital\/perfectsense9558.html\">Perfect Sense<\/a>, La bicicletta verde e il recentissimo <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/digital\/perfectsense9558.html\">La religieuse<\/a>) che ne sottolinea solo i passaggi essenziali. La voce \u00e8 sempre diegetica, il soliloquio non si fa mai monologo e presuppone sempre la presenza di un ascoltatore. Al punto che i pochi dialoghi mancano di altrettanta intensit\u00e0, fungendo spesso da espedienti funzionali. Non \u00e8 tanto lo spazio recitativo affidato alla protagonista e tantomeno la rarefazione essenziale e quasi archetipica degli elementi ambientali a non convincere appieno, quanto piuttosto un uso dell\u2019inquadratura un po\u2019 tiepido e meno efficace del film precedente: la prevalenza del piano medio sembra finalizzato a includere sempre i due personaggi, quasi a sottolinearne la relazione di mancato dialogo, ma ci\u00f2 a discapito di un uso pi\u00f9 calibrato del dettaglio e del primissimo piano che avrebbe creato una maggiore tensione, seguendo i movimenti emotivi della donna con maggiore efficacia e sottolineandone in maniera pi\u00f9 incisiva la corporeit\u00e0.<\/p>\n<p>Quanto al montaggio, le dissolvenze su bianco del precedente film (un accecante annichilimento di luoghi e persone), diventano qui dissolvenze su nero (squarcio violento da un luogo chiuso alla luce). Ma alcuni inserti didascalici indeboliscono la percezione claustrofobica del testo originario. Quando la mdp segue la donna avventurarsi oltre il cortile di casa, le scene non aggiungono nulla alla rappresentazione del contesto (non basta una scena davanti al bancone di una farmacia o nell\u2019anticamera di un bordello per raccontare un ambiente). Altrettanto inefficaci sono le cartoline etnografiche dei due flashback (le nozze con lo schermo inondato da una ballerina in costume tipico, le due scene di battaglia delle quaglie). Forse una scelta pi\u00f9 radicale, in direzione di un\u2019essenzialit\u00e0 da <i>Kammerspiel<\/i> quasi teatrale, o al contrario una riscrittura pi\u00f9 radicale della trasposizione filmica, avrebbe preservato meglio l\u2019intensit\u00e0 della versione letteraria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come pietra paziente di Atiq Rahimi , la recensione<\/p>\n","protected":false},"author":43,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,19,10,8],"tags":[],"class_list":["post-13852","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-news","category-recensioni","category-strana-illusione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13852","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/43"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13852"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13852\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13852"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13852"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13852"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}