{"id":14548,"date":"2013-06-19T02:09:23","date_gmt":"2013-06-19T00:09:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=14548"},"modified":"2026-05-08T11:22:19","modified_gmt":"2026-05-08T10:22:19","slug":"un-giorno-perfetto-per-un-esorcismo-note-su-lesorcista-di-william-friedkin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/un-giorno-perfetto-per-un-esorcismo-note-su-lesorcista-di-william-friedkin.html","title":{"rendered":"Un giorno perfetto per un esorcismo: note su L&#8217;esorcista di William Friedkin"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Venti anni dopo aver frequentato la Georgetown University, la pi\u00f9 vecchia istituzione Gesuita degli Stati Uniti, <strong>William Peter Blatty<\/strong>, drammaturgo e sceneggiatore per commedie di successo, tra cui ben quattro scritte per <strong>Blake Edwards<\/strong> tra il &#8217;64 e il &#8217;70, concepisce il suo romanzo pi\u00f9 noto, <strong>L&#8217;Esorcista<\/strong>, ambientandolo proprio in quel quartiere di Washington con l&#8217;intenzione di farne uno strumento di persuasione apostolica. Una scelta decisa e integralista che non deve stupire e che per ragioni diverse lo stesso Blatty ha rilanciato il giugno 2013 con una petizione scagliata contro la sua vecchia Universit\u00e0, colpevole, secondo lo scrittore Americano, di aver consentito una lenta dissipazione di quei valori cattolici che ne rappresentavano lo spirito fondativo, tanto da chiedere a gran voce l&#8217;intervento della Chiesa di Roma perch\u00e9 venisse recisa l&#8217;affiliazione tra i Gesuiti e il college, se le cose non avessero accennato un qualsiasi segno di cambiamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il romanzo di Blatty prendeva ispirazione da un fatto di cronaca della fine degli anni&nbsp; &#8217;40 documentato dalla stampa coeva e che aveva visto come teatro Mount Rainier, comune della contea di Prince George nel Maryland, dove un quattordicenne era stato liberato da una possessione diabolica attraverso il rituale&nbsp; esorcistico della chiesa cattolica. La storia di <strong>Robbie Manheim<\/strong> sar\u00e0 documentata in seguito, nel 1993,&nbsp; da <strong>Thomas B. Allen<\/strong> con il suo libro inchiesta intitolato <strong><em>Possessed<\/em><\/strong>, testo controverso che ricostruisce gli eventi in un modo diverso da quelli originariamente percepiti e assimilati da Blatty negli anni &#8217;70 attraverso fonti comuni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se nel romanzo di Blatty rimane un residuo documentale, questo \u00e8&nbsp;collocato su un piano completamente diverso attraverso le citazioni inserite nelle pagine introduttive del libro, dal frammento del vangelo di Luca che descrive il confronto di Ges\u00f9 con un uomo posseduto dai demoni, alle torture di Cosa Nostra perpetrate ai danni di <strong>William Jackson<\/strong> fino agli eccidi Comunisti e Nazi-Fascisti, lo scrittore Americano privilegia una visione metastorica sulla presenza del male nel mondo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa stessa riflessione emerge con intenzioni esplicitamente filosofiche ne &#8220;<strong>La Nona Configurazione<\/strong>&#8220;, primo film come regista diretto dallo stesso Blatty nel 1980 e che si lega all&#8217;Esorcista attraverso la figura del <strong>Capitano Billy Cutshaw<\/strong>, l&#8217;astronauta senza nome che anche nel film di Friedkin viene investito da una cupa precognizione di morte da parte di Rega. La bambina, scesa in salotto dove la madre si intrattiene con alcuni ospiti, indica l&#8217;uomo dicendogli: &#8220;<em>tu morirai lass\u00f9<\/em>&#8221; per poi orinare sul tappeto di casa tra lo stupore degli ospiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sette anni dopo, interpretato da <strong>Scott Wilson<\/strong>, Billy Cutshaw torner\u00e0 come personaggio dalle caratteristiche ben delineate ne &#8220;La Nona Configurazione&#8221;. Folle tra i folli rinchiusi in un ricovero posto all&#8217;interno di un castello, ha alle spalle una missione per la luna annullata poco prima del conto alla rovescia. L&#8217;incontro tra Cutshaw e Kane (<strong>Stacy Keach<\/strong>), un colonnello inviato per prendere il controllo della situazione, sar\u00e0 commentato dal rumore di una pisciata, un riferimento preciso a L&#8217;Esorcista e che in realt\u00e0 ripropone su un piano completamente mentale la controversa percezione del male come espressione inscindibile e connessa all&#8217;esistenza di Dio. Quando Kane stesso chieder\u00e0 a Cutshaw come mai considerando viva la presenza del male non creda in Dio, l&#8217;ex astronauta dir\u00e0 che &#8220;il male, quel bastardo, continua a farsi pubblicit\u00e0&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pensiero di <strong>William Peter Blatty<\/strong> sembra quindi alludere in modo non del tutto ortodosso, alla forza del male come cuore stesso della creazione Divina, una tensione che ci unisce e ci separa ogni giorno da una presenza tangibile e allo stesso tempo, invisibile. Kane stesso, ne &#8220;la nona configurazione&#8221; ha ucciso un ragazzo in Vietnam, \u00e8 un assassino e un eroe, un segno ipostatizzato e quasi cristologico della non violenza ma anche un violento, \u00e8 un&#8217;immagine mutante del bene e del male nella storia. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La visione di Blatty tra il 72 e il 73, pur facendosi carico di una militanza esplicita, comincia ad insinuare un&#8217;ipotesi sincretica a partire dagli accordi presi con la <strong>Warner<\/strong> per la produzione del film.&nbsp;<strong>William Friedkin<\/strong>, ebreo agnostico, diventa una priorit\u00e0 per lo stesso Blatty dopo la visione di <strong>The French Connection<\/strong>, una distanza dal testo fortemente voluta, la ricerca di un autore che fosse in grado di introdurre un aspro realismo fenomenologico come elemento dialettico rispetto alla riflessione di Blatty sulla trascendenza, un contrasto tattile tra visibile e invisibile che prendesse corpo anche grazie al pragmatismo istintivo di Friedkin, autore dal sadismo quasi Langhiano e allo stesso tempo capace di sovvertire il linguaggio del cinema mainstream con delle aperture dalla forza istintiva e selvaggia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire dalla scelta di <strong>Max Von Sydow<\/strong> nella parte di padre Merrin, ispirata dopo la visione delle foto di <strong>Philippe Halsman<\/strong> scattate al &#8220;gesuita proibito&#8221; <strong>Pierre Teilhard de Chardin<\/strong>, noto per una visione che non annullasse le differenze tra uomo e cosmo in un periodo precedente ai lavori del Concilio Vaticano II, Friedkin lavora sulla sceneggiatura di Blatty con quel rigore entomologico che gli consentir\u00e0 di concretizzare la paura in una dimensione liminale tra mente e corpo, capace di liberare una forza distruttiva scagliata contro l&#8217;organizzazione geometrica del set. Il tempo che viene improvvisamente congelato nelle sequenze ambientate in medio oriente, il lento avvicinarsi alla porta che ci separa dalla camera di Regan, tutto il sistema meccanico e prostetico che regolava la complessa architettura degli effetti speciali con una strana commistione tra archeologia e futuro, al di l\u00e0 e al di qua dell&#8217;imminente parabola dell&#8217;horror moderno e industriale, diventa un dispositivo di osservazione che penetra internamente la vita del sistema intimo e relazionale cos\u00ec da forzare i limiti degli stessi processi identitari che ne fanno parte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 solo il lavoro di distruzione della scena che in modo esplicito ed estensivo si verifica nei suoi ultimi film, forse i pi\u00f9 teorici, a partire dal lavoro di esfoliazione del teatro di <strong>Tracy Letts<\/strong>, ma \u00e8 anche lo sguardo di <strong>Al Pacino<\/strong> che affronta il vuoto in <strong>Cruising<\/strong>, immagine di una mutazione in atto che in qualche modo testimonia la relazione traumatica tra il corpo attoriale e i set Friedkiniani. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;esorcista<\/strong>, nella complessa e ambivalente gestazione che abbiamo cercato di sintetizzare, non \u00e8 escluso, lo dimostra il linguaggio spesso reazionario (a destra e a sinistra) con cui la letteratura critica ha cercato di neutralizzare un&#8217;ambiguit\u00e0 ancora inaccettabile. Se <strong>Mark Kermode<\/strong>, in un noto studio dedicato al film, individua come aspetto fondamentale un&#8217;eterna lotta tra &#8220;<em>bene e male dove sacerdoti, poliziotti, buone madri e figli devoti combattono una fiera battaglia per liberare l&#8217;istinto ribelle dal potere di un demone che li consumerebbe<\/em>&#8220;, altri storici come <strong>Jancovich<\/strong> e <strong>Kelly<\/strong> si affidano alla vulgata sociologica che rileva nello scatenarsi di forze oscure il segno di un disagio etico e generazionale, stimolo che sar\u00e0 utile, per esempio, a <strong>Barbara Creed<\/strong> per sviluppare i suoi studi sulla rappresentazione del corpo femminile e la sua rilettura del concetto di abiezione studiato da <strong>Julia Kristeva<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molto pi\u00f9 importante invece il recente studio di <strong>Larrie Dudehhoeffer<\/strong> per la Kennesaw State University, che invece di adottare un orientamento ermeneutico di riduzione dell&#8217;ambiguit\u00e0 del film di Friedkin, parla di &#8220;male contro male&#8221;, recuperando una frase del dialogo tra padre Lankester Merrin e il responsabile arabo nella citt\u00e0 di Ninive, per descrivere un sistema visivo e narrativo che conduce costantemente al collasso reciproco tutte le dicotomie epistemiche rilevate; questo, per Dudehhoeffer coinvolge la fede, la scienza, e anche tutti gli aspetti geopolitici tra cui la complessa relazione tra Stati Uniti e medio oriente e la tensione, ugualmente distruttiva, tra istanze liberali e conservatrici che emergono nel film di Friedkin. In questo senso, Dudehhoeffer, nella sua lettura del sacrificio di padre Karras come fosse una conciliazione tra elementi entrambi distruttivi, il male e il male appunto, non \u00e8 cos\u00ec distante come potrebbe sembrare dallo spazio mentale materializzato da Blatty ne &#8220;La Nona Configurazione&#8221;, e allo stesso tempo ci sembra molto vicino al cinema di Friedkin in quella controversa relazione tra mente e istinto, regola e feroce anarchia, realismo autoptico e distruzione del dispositivo s\/oggettivo che rende inafferrabili tutti i suoi film.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se le strategie promozionali che hanno accompagnato il film in quasi tutte le sue ri-edizioni in sala si sono servite di un metodo &#8220;classico&#8221; e ludico quasi alla <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/il-cinema-ludico-di-william-castle-ecco-i-tre-dvd-della-sinister-film.html\"><strong>William Castle<\/strong><\/a>, puntando su quell&#8217;investimento emotivo capace di infrangere anche solo per un momento, la cornice di sicurezza di un&#8217;opera sfruttando un immaginario di secondo grado desunto dalla stessa, rappresentato in questo caso da svenimenti in sala, episodi di possessione, un pro-filmico inquietante tra incidenti sul set, morti e incendi misteriosi, la recente trovata tutta Italiana <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/francesco-bianconi-dei-baustelle-parla-de-lesorcista-di-william-friedkin.html\">di far parlare<\/a> <strong>Francesco Bianconi<\/strong> (Baustelle) in occasione dell&#8217;uscita del film in sala per il quarantennale dalla prima uscita del 1973, oltre ad avere come comun denominatore il marchio Warner, punta probabilmente su una serie di legittimazioni eterogenee, dalla recente uscita dei Baustelle, Fantasma, confezionata a vari livelli sull&#8217;iconografia dell&#8217;ormai connotatissimo horror Italiano degli anni &#8217;70, fino alla ricerca di un nuovo target di riferimento, teoricamente disincantato ma in pratica abituato a bere il milk-shake culturale di Bianconi senza controllare l&#8217;etichetta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al di l\u00e0 della dubbia incisivit\u00e0 dell&#8217;operazione, anche in termini strettamente commerciali, ci sfugge la pertinenza, anzi, vorremmo dire, la possibile impertinenza del testimone. Se l&#8217;osservatorio critico evidentemente non ferisce pi\u00f9, Bianconi, con la sua metafisica Pr\u00eat-\u00e0-porter \u00e8 quanto di peggio, o forse di meglio, si possa architettare per neutralizzare l&#8217;ambiguit\u00e0 del film di Friedkin.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"> [<em> immagine utilizzata nell&#8217;articolo &#8211; elaborazione digitale  di Michele Faggi &#8211; \u00a9 indie-eye<\/em> ]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arriva oggi, 19 giugno 2013, una versione digitale de L&#8217;Esorcista, identica a quella presentata nel 2000 come director&#8217;s cut con 11 minuti di scene aggiuntive e proposta dalla Nexo Digital solamente per un giorno nelle sale attrezzate a quaranta anni esatti dalla prima uscita del film<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71497,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[185,19,10,8,230],"tags":[],"class_list":["post-14548","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-covercinema","category-news","category-recensioni","category-strana-illusione","category-william-friedkin"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14548","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14548"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14548\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":71499,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14548\/revisions\/71499"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71497"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14548"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14548"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14548"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}