{"id":1571,"date":"2008-10-10T23:43:38","date_gmt":"2008-10-10T21:43:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=1571"},"modified":"2013-09-14T22:11:46","modified_gmt":"2013-09-14T20:11:46","slug":"carlo-rustichelli-milano-rovente-beat-records-2008","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/carlo-rustichelli-milano-rovente-beat-records-2008.html","title":{"rendered":"Carlo Rustichelli &#8211; Milano Rovente"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.beatrecords.it\/shop.asp?idprodotto=CDCR85&amp;lingua=i\">Milano Rovente<\/a> (1973) \u00e8 una delle colonne sonore pi\u00f9 atipiche nell&#8217;ambito dei suoni e dei modi per il poliziesco all&#8217;Italiana; un po&#8217; come per il Trovajoli di <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/una-magnum-special-per-tony-saitta-armando-trovaioli\/\">Tony Saitta<\/a>, Rustichelli non rinuncia al suo universo musicale e costruisce una partitura oscura e assolutamente fuori da tutte le suggestioni del genere di riferimento; qui non c&#8217;\u00e8 spazio per il funk e la violenza adrenalinica dei fiati, la scrittura di Franco Enna, sceneggiatore del film di Lenzi e giallista attivo soprattutto tra il quaranta e il cinquanta, segue un tracciato di algida reverie, specchio testuale di tutta l&#8217;arte di Rustichelli in fondo. Il romanticismo esasperato dell&#8217;autore di Carpi recupera tutta la tensione e la disperazione mortuaria che attraversava le sue collaborazioni con Mario Bava e partiture come quella scritta per <em>I Gioved\u00ec d<\/em><em>ella signora giulia<\/em> di Paolo Nuzzi. L&#8217;incipit languido e morboso di <em>From Sicily to milan<\/em> \u00e8 quello di un Jazz di provincia, infestato da suggestioni popolari e da un romanticismo senza speranza; tant&#8217;\u00e8 scompare quasi subito e si apre ad un descrittivismo orchestrale potentissimo dove il piano, sostegno principale dell&#8217;arte sensoriale di Rustichelli, tratteggia un incedere spettrale sempre in bilico tra struggimento e minimalismo. Qui non ci sono Onde Martenot, theremin, le derive pi\u00f9 astratte sono affidate a piano e organo e disegnano atmosfere sospese. In un certo senso si tratta quasi di un&#8217;archeologia fuori dal tempo, musica per una stagione horror che guarda al decennio precedente con una nostalgia necrofila e che dal lounge preleva solamente alcune sonorit\u00e0 per mandare in cortocircuito qualsiasi tentativo di trasformare questi suoni in un gioco d&#8217;intrattenimento; anche quando il Jazz pi\u00f9 sostenuto e tradizionale segue un percorso funzionale, si disperde subito nella combinazione degli elementi come a creare una dinamica evocativa che entra in conflitto con la tensione descrittiva dell&#8217;orchestra. Si prenda una traccia come<em> Fly 747<\/em>, un beat-lounge che risucchia dentro Bert Kaempfert, Umiliani e Franco Godi; \u00e8 probabilmente l&#8217;unico episodio riconoscibile per concisione insieme alla bellissima <em>What is this love<\/em>, il brano composto da Franco De Gemini insieme a Stefano Torossi e cantato da Melody. Questi elementi si sfaldano e vengono disseminati per tutta la colonna sonora con un procedimento di dissoluzione oppure di tensione spiraliforme come nell&#8217;incredibile <em>Doggy Fighting<\/em>, quasi un&#8217;elaborazione scarna e feroce delle ossessioni Hermanniane. Quello che rende Milano Rovente uno sguardo geniale su di un suono indietro nel futuro, a distanza di venti, dieci anni da alcuni capolavori del Maestro, \u00e8 questo continuo oscillare tra l&#8217;astrazione e l&#8217;abbandono nostalgico, una traccia come <em>Suite before end<\/em>, anche nel titolo, include e dischiude l&#8217;evocazione, la descrizione e la dissoluzione dell&#8217;universo sonoro di uno dei pi\u00f9 grandi <em>narratori<\/em> di musica per il cinema.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Beat Records ristampa integralmente la colonna sonora di Milano Rovente <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[39,10,20,192],"tags":[],"class_list":["post-1571","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-italianstrax","category-recensioni","category-s-trax","category-soundtracks"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1571","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1571"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1571\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1571"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1571"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1571"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}