{"id":19495,"date":"2014-02-09T02:24:22","date_gmt":"2014-02-09T00:24:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=19495"},"modified":"2023-01-21T19:17:25","modified_gmt":"2023-01-21T17:17:25","slug":"a-proposito-di-davis-di-joel-e-ethan-coen-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/a-proposito-di-davis-di-joel-e-ethan-coen-la-recensione.html","title":{"rendered":"A proposito di Davis di Joel e Ethan Coen: la recensione"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abHang me, oh hang me\u00bb canta Llewyn Davis. <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Un classico della tradizione folk americana, recuperato dai <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Coen<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> per connotarlo, in una sorta di risemantizzazione, di una nuova efficacia espressiva, una nuova funzione narratologica. La canzone acquista cos\u00ec un funzione indiziale da cui partire prima di inabissarsi nel surreale mondo di Davis.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Non sar\u00e0 difficile, per chi gi\u00e0 avvezzo alla poetica dei Coen, individuare nel testo della ballata un rimando a quelle radici ebraiche e a quel tormento esistenzialista che costella l\u2019esistenza dei personaggi di opere precedenti.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abHo girato tutto il mondo. Sono salito su una montagna e l\u00ec ho fatto resistenza. Ma ora mi impiccheranno\u00bb recita il testo della canzone. Llewyn Davis \u00e8 l\u2019estrema incarnazione del popolo ebraico, costretto a vagare, sradicato dalle sue radici, dalla sua casa, senza una dimora fissa. Cos\u00ec come il popolo migrante vag\u00f2 nel deserto, Davis vaga tra le strade del Greenwich Village, fino ad un grottesco on the road verso Chicago. Riposando sui divani di svariati appartamenti, facendo autostop e scroccando sigarette, \u00e8 l\u2019efficace rappresentazione di un uomo costretto ad una reiterazione senza fine e senza scopo. Una ciclicit\u00e0 senza via di scampo \u00e8 quello a cui \u00e8 condannato Davis, come l\u2019umanit\u00e0 tutta, nella pessimistica visione dei fratelli Coen. Una impasse nell\u2019infruttuosa esistenza che acquista per\u00f2 nuovo senso nella ciclicit\u00e0 della struttura narrativa, in cui il finale viene a coincidere con l\u2019inizio. Se infatti l\u2019episodio iniziale, che vede come antagonista un violento e misterioso uomo delle tenebre, risulta enigmatico per lo spettatore \u2013 come presumibilmente anche per Davis \u2013, nel finale esso acquista senso, giungendo come motivato castigo ad una colpa che in effetti egli ha. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ecco quindi che l\u2019esistenzialismo si tramuta in determinismo. Su questa terra nessuno \u00e8 innocente, tutti abbiamo le nostre colpe e siamo costretti a pagarne lo scotto, sembrano dire i fratelli Coen. Una visione nichilistica dal retrogusto mistico, tra peccato originale e libero arbitrio. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Un\u2019analisi che trova conferma negli impliciti rimandi ad atmosfere kafkiane, in cui si inquadrano il grottesco viaggio con Roland Turner (John Goodman) e l\u2019indolente Johnny Five (Garrett Hedlund), oggetto, quest\u2019ultimo, di un insensato arresto in un\u2019atmosfera alquanto onirica, espressionista. Ma ancor di pi\u00f9, la storia di Davis non pu\u00f2 non ricordare le vicissitudini dello scrittore protagonista del romanzo <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Fame<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> di Knut Hamsun. Come il Llewyn Davis dei Coen, questa sorta di alterego dello stesso Hamsun, \u00e8 un uomo che vive del suo intelletto, delle sue prestazioni artistiche e che, nella cupa Christiania, arranca nel reperire ingaggi, afflitto dai morsi della fame. Il suo grado di resistenza trover\u00e0 presto declino, concludendosi con la scorata decisione di imbarcarsi su un mercantile. Non a caso questa sar\u00e0 la stessa decisione che arriver\u00e0 a valutare come soluzione estrema Llewyn, dopo i numerosi insuccessi e delusioni. Ma, differentemente dal romanzo di Hamsun, anche tale possibilit\u00e0 verr\u00e0 negata a Davis, destinandolo a quel continuo reiterare, ripetere vuoto e inconsapevole di una vita che procede come un\u2019ombra destinata alla fatale fagocitazione delle tenebre. Ma se la fame a cui allude lo scrittore norvegese \u00e8 metafora della fame di vita, anche il continuo abbandonarsi apatico al destino assume un valore altrettanto metaforico. Una cosa per\u00f2 resta certa, nel romanzo di Hamsun come nel film dei Coen: musica e letteratura sembrano essere gli unici antidoti alle afflizioni della vita. Se le soluzioni che si prospettano all\u2019uomo depresso, preso dallo sconforto esistenziale, sono la morte o l\u2019ostinato vagare infecondo, Llewyn sceglie la seconda alternativa, a differenza del suo ex partner, che infondo rimanda ad un costante fardello col quale egli \u00e8 costretto a proseguire il suo cammino: la mancanza, incompletezza e vuoto esistenziale.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La solitudine e la perdita di senso che attanaglia questi protagonisti sono espressione sintomatologica della disgregazione dell\u2019io dell\u2019uomo contemporaneo. Il viaggio claustrofobico che affronta questo nuovo antieroe (che va ad arricchire degnamente il nutrito repertorio Coen) avr\u00e0 quindi sterile esito. L\u2019on the road verso Chicago e l\u2019anelato successo assumono le connotazioni di viaggio antiomerico. L\u2019Ulisse, non a caso anche nome del gatto che lo accompagna, \u00e8 altra cosa. Ci\u00f2 che aspetta lo sventurato Davis \u00e8 una ulteriore perpetuazione vacua dell\u2019esistenza, non una Penelope fedele.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">A tal proposito, il gatto assume una certa simbologia. Egli \u00e8 incarnazione di libert\u00e0 ed indipendenza. Proprio quella libert\u00e0 ed indipendenza a cui non riesce a rinunciare Davis, non volendosi adeguare al trend musicale e all\u2019unione con qualcun altro \u2013 una necessit\u00e0 di libert\u00e0 ed intolleranza alla sottomissione, propria della savia cultura ebraica \u2013. Il gatto, nella mitologia egizia, \u00e8 anche manifestazione terrena della dea Bastet, protettrice di fertilit\u00e0 e gioie terrestri, quali la musica e la danza. Ma il gatto era soprattutto essere sacro, chi uccideva questo animale era costretto ad altrettanta fine. Lo sconfinamento dal limite sacro rende l\u2019uomo sacrificabile, e l\u2019accidentale uccisione dell\u2019animale, dopo il suo abbandono, sembra decretare per Davis il definitivo distacco dal s\u00e9. Una morte, se non fisica, di certo spirituale. Il distacco dall\u2019animale prima di intraprendere la strada verso la citt\u00e0 di Chicago e la successiva perdizione fatale sono strettamente connessi. \u00c8 una sorta di distacco dallo spirito guida, da colui capace di \u201cmostrare la Via\u201d, come secondo la cultura animista dei monaci Zen.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In conclusione, l\u2019atmosfera retr\u00f2 \u00e8 resa sublimemente dalla luce opaca e dalle musiche folk di cui \u00e8 imbevuta l\u2019intera pellicola. Un accenno finale al sommo Bob Dylan giunge opportuno, assurgendo a nota edulcorante, come a dire che ci\u00f2 che Llewyn Davis ha tentato ed iniziato verr\u00e0 concluso e perfezionato dal pi\u00f9 fortunato Dylan.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un viaggio ciclico tra esistenzialismo e determinismo. La solitudine e la disgregazione dell\u2019io dell\u2019uomo moderno. Un affondo alle radici ebraiche nell\u2019ultimo film dei fratelli Coen.<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,185,10],"tags":[],"class_list":["post-19495","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-covercinema","category-recensioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19495","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19495"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19495\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67375,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19495\/revisions\/67375"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19495"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19495"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19495"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}