{"id":19500,"date":"2014-02-10T03:30:05","date_gmt":"2014-02-10T01:30:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=19500"},"modified":"2015-10-26T16:49:04","modified_gmt":"2015-10-26T14:49:04","slug":"kreuzweg-di-dietrich-bruggemann-berlinale-64-concorso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/kreuzweg-di-dietrich-bruggemann-berlinale-64-concorso.html","title":{"rendered":"Kreuzweg di Dietrich Br\u00fcggemann: Berlinale 64 &#8211; Concorso"},"content":{"rendered":"<p>Via crucis, il titolo del film significa via crucis, e come il rito cattolico \u00e8 suddiviso in quattordici stazioni, per l\u2019esattezza quattordici piani sequenza (il primo della durata di un quarto d\u2019ora, gli altri sugli otto minuti). \u00c8 la storia della quattordicenne Maria G\u00f6ttler (<strong>Lea van Acken<\/strong>), prossima alla Cresima e membro di una confraternita religiosa inventata (la Societ\u00e0 di San Paolo) che si prefigge l\u2019obiettivo di tornare alla chiesa delle origini mediante severe rinunzie e disciplina di ferro. L\u2019intera famiglia di Maria appartiene alla congrega: oltre al padre, al fratello Thomas e alla piccola Katharina, che restano sullo sfondo, il nucleo \u00e8 formato dalla ragazza alla pari Bernadette (<strong>Lucie Aron<\/strong>), dalla madre padrona (<strong>Franziska Weisz<\/strong>) e dal fratellino Johannes, di anni quattro, che ancora non parla. L\u2019intero film, dall\u2019inizio alla fine, altro non \u00e8 che la via crucis di Maria: basta sostituire \u00abGes\u00f9\u00bb con la quattordicenne tedesca e il giuoco \u00e8 fatto.<br \/>\nPerch\u00e9 di giuoco si tratta, a ben vedere. Br\u00fcggemann non \u00e8 nuovo a imprese virtuosistiche semi-hitchcockiane (<strong>Neun Szenen<\/strong>, 2006), e la resa di questo tour de force \u00e8 prodigiosa, complice un cast immacolato e un lavoro di messa in scena davvero impressionante. Anche se smaccatamente a tavolino. Su quattordici piani, undici sono statici e in tre la macchina da presa si muove, azzardando persino un crane shot conclusivo ben poco sobrio, con brividi da <strong>Lars von Trier<\/strong> in stile <strong>Onde del destino<\/strong>. Per carit\u00e0 diddio, dal punto di vista drammaturgico la pellicola sta in piedi e riesce persino a coinvolgere, soprattutto quando in campo c\u2019\u00e8 la madre (un mostro come solo la cultura germanofona pu\u00f2 partorire) o Christian (<strong>Moritz Knapp<\/strong>), l\u2019aspirante fidanzatino di \u00absanta Maria\u00bb. Il problema \u00e8 un altro.<br \/>\nIn Germania, o in Austria, la religione \u00e8 molto integrata nella societ\u00e0 secondo un patto \u2013 laico \u2013 di reciproco rispetto. In altre parole, le \u00abblasfemie\u00bb esasperate di <strong>Cipr\u00ec e Maresco<\/strong> non avrebbero ragione di esistere in un contesto del genere. Due esempi di cineasti che hanno affrontato, in tempi recenti, il tema del bigottismo e del fanatismo assassino: il miglior <strong>Hans Christian Schmid<\/strong> (<strong>Mechanik des Wunders, Requiem<\/strong>) e <strong>Ulrich Seidl<\/strong> (<strong>Jesus, du wei\u00dft, Paradies: Glaube<\/strong>). In entrambi casi, tra parentesi, citiamo un documentario e un film di finzione (nel caso di Requiem, anfibio, nel senso che \u00e8 comunque ispirato a fatti realmente accaduti).<br \/>\nI Br\u00fcggemann (Dietrich e Anna, autori dello script) sembrano volersi ispirare alla moderazione di Schmid, ma l\u2019esito \u00e8 un gioco al massacro, peraltro prevedibilissimo, degno di Seidl e dei suoi cali di tensione (Maria\u2026 <strong>Hofst\u00e4tter<\/strong>?), con momenti sadomaso in stile <strong>Haneke<\/strong>-trash. Il tutto in un certo senso acuito dalla \u00abscopa nel c**o\u00bb rappresentata dai dogmi autoinflitti della messa in scena. E chi ha visto <strong>Sacrificio<\/strong> (1986) e <strong>L\u2019ora di religione<\/strong> (2002) non si scomporr\u00e0 nell\u2019assistere alle stazioni 12 e 13 di questa teutonica via crucis ridotta a mero esercizio di stile. Che dire: peccato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La via crucis, alla lettera, di una quattordicenne che ambisce alla santit\u00e0. Peccato mortale in concorso a Berlino<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[209,185,191,255],"tags":[],"class_list":["post-19500","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-berlinale64","category-covercinema","category-festivalcinema","category-nuovocinematedesco"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19500","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19500"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19500\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30193,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19500\/revisions\/30193"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19500"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19500"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19500"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}